Riforma europea su immigrazione: la vittoria delle destre

Riforma europea su immigrazione: la vittoria delle destre 2

Raggiunta l’intesa tra i governi UE per l’ultimo passo della nuova riforma europea su immigrazione e diritto d’asilo. Gli Stati membri si preparano all’entrata in vigore il 12 giugno, mentre associazioni e parti sociali accusano l’Unione europea di sottrarsi alle proprie responsabilità. Cosa prevede il nuovo patto?

Il nuovo patto: tempi e contenuti

Il 14 maggio 2024 viene adottata definitivamente la nuova riforma europea su immigrazione e diritto d’asilo. Nove regolamenti e una direttiva modificano la precedente Convenzione di Dublino (2013), che si fondava sul principio del “paese di primo ingresso”. L’applicazione piena si avrà solo il 12 giugno 2026, al termine dei due anni di tempo attribuito agli Stati membri per modificare il diritto interno e adeguare gli strumenti normativi. In , il Governo ha già proposto un Ddl delega per il recepimento.

Le disposizioni riformano tutte le fasi dell’accoglienza: dallo screening alla frontiera, alle procedure di asilo e alla banca dati Eurodac. A seguito dell’intesa politica del 2 giugno, vengono disciplinate anche le nuove condizioni comunitarie per il rimpatrio.

Al centro, il regolamento sulla gestione interna

Il pilastro del patto è il Regolamento sulla gestione dell’asilo e della migrazione (AMMR), che sostituisce Dublino III introducendo il principio di solidarietà e equa ripartizione delle responsabilità tra gli Stati membri. Nei fatti, la regola del “primo paese di ingresso” non viene sostituita, ma solo mediata da altri criteri complementari.

L’obiettivo è, da un lato, ottimizzare alcuni dei criteri di determinazione della responsabilità (per esempio, introducendo l’acquisizione di un diploma in uno stato membro); dall’altro, ridurre gli abusi e i movimenti secondari dei richiedenti tra Stati membri (per esempio, obbligo di presentare domanda nello Stato di primo ingresso e di rimanere nello Stato membro considerato responsabile). Si cerca di tutelare i “casi familiari”, ma questo dipenderà dall’attuazione nel diritto interno.

Viene introdotto un meccanismo di solidarietà “permanente, obbligatorio, ma flessibile e basato sulle esigenze”: ogni anno, la Commissione valuta se uno Stato è soggetto a particolari pressioni migratorie e propone un numero di riallocazioni e contributi finanziari per l’anno successivo. Prima della fine dell’anno, il Consiglio istituisce una riserva annuale di solidarietà sulla base delle specifiche della Commissione.

Screening, banca dati e procedure accelerate

Le procedure di frontiera vengono armonizzate e velocizzate, stabilendo un sistema di priorità per i richiedenti che rappresentano un rischio per la sicurezza o con “maggiore probabilità” di essere respinti. Vengono introdotte norme comuni per l’individuazione di Paesi sicuri, sulla cui base è stata adottata la controversa lista dei paesi sicuri del 10 febbraio 2026: la provenienza da questi paesi è una delle causali della procedura d’esame accelerata (art. 47 reg. 2024/1348).

Sempre una maggiore rapidità impronta anche il Regolamento sullo Screening: verranno raccolti i dati del soggetto, inseriti nella nuova banca dati potenziata (Eurodac) in modo tale da intercettare le richieste già proposte in altri Stati membri e distinguere i richiedenti tra esame ordinario e procedure accelerate.

L’ultima intesa: il Regolamento sui rimpatri

L’ passo della riforma, raggiunto con l’intesa del primo giugno, è il Regolamento sui rimpatri: anche in questo caso, si punta a velocizzare le operazioni. Le nuove disposizioni introducono obblighi più stringenti di collaborazione con le autorità per i destinatari di un provvedimento di espulsione, pena la detenzione fino a 2 anni.

Via libera definitivo, poi, ai centri per il rimpatrio in Paesi terzi. Questi paesi dovranno rispettare, almeno teoricamente, il diritto internazionale, e il migrante espulso potrà esservi trasferito per il solo fatto di esserci transitato, parlare la lingua o condividere “legami culturali”. Sennonché, nella discussa lista dei paesi sicuri compaiano stati come quello egiziano o tunisino, che non hanno reso i fondamentali una loro priorità.

L’accordo introduce, infine, un Ordine europeo di rimpatrio (Ero) per facilitare il riconoscimento dei provvedimenti esecutivi adottati dagli altri Stati membri. Il riconoscimento reciproco per adesso rimarrà volontario.

L’accusa dei sanitari: la paura è un rischio

Una lettera firmata da oltre 1100 professionisti della di 17 paesi esprime forti preoccupazioni per le conseguenze del Regolamento, che avvicinerebbe l’ al modello dell’ICE statunitense:

“Intensificherebbe le retate di polizia, la detenzione, anche di minori, e la deportazione di persone senza documenti in tutta Europa. Il timore di essere individuati e deportati porta già molte persone senza documenti a ritardare o evitare la ricerca di cure, con il risultato di condizioni di salute più gravi, costi di trattamento più elevati e maggiori rischi per la salute pubblica”.

Inoltre, la condivisione di dati sensibili e l’obbligo di segnalazione impatterebbe sulla deontologia medica, oltre ai danni potenziali dell’ampliamento della detenzione per motivi di immigrazione, che aumenterebbe il rischio di malattie infettive e problemi di salute mentale.

La vittoria delle nuove destre

Ai tempi dell’approvazione dei primi regolamenti (2024), anche Amnesty International assieme ad oltre 90 Ong aveva preso posizione contro il nuovo piano di riforma:

“I tentativi da parte degli Stati di esternalizzare le proprie responsabilità in materia di asilo ad altri Paesi non sono una novità, ma sono da tempo oggetto di critiche. Con l’inizio di questo ciclo legislativo, l’UE può e deve fare di meglio che abbandonare il suo impegno nei confronti del regime globale di protezione dei rifugiati”.

Oggi, questo ciclo legislativo si conclude, e dal 12 giugno 2026 entrerà pienamente in vigore. L’Europa delle nuove destre si è .

Lorenzo Faranda

Зараз популярно