Il Cammino di Santiago che inizia dal mare: un viaggio verso Compostela lungo la vera rotta del Nord attraverso la Galizia.

C’è una Galizia che le principali rotte del turismo spirituale di massa non riescono a intaccare: un territorio dove il silenzio è interrotto unicamente dal respiro dell’Oceano Cantabrico e dal fruscio del vento, tra i boschi di eucalipti. È la Galizia del Cammino del Nord, un percorso antico e rurale, a tratti austero, ma straordinariamente genuino. Quando si pensa al Cammino di Santiago, la mente va quasi automaticamente al Cammino Francese, la via più nota, più raccontata, più frequentata. Tuttavia, esiste un altro modo di giungere alla tomba dell’Apostolo, un itinerario che rimane ai margini dei grandi flussi, ma che merita di essere percorso a piedi o in bicicletta per riscoprire l’essenza del pellegrinaggio e godere della bellezza dei paesaggi, partendo dal mare per arrivare, un passo dopo l’altro, alla Galizia più autentica.

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Il 2025 ha segnato un anno record per il Cammino di Santiago: secondo i dati dell’Oficina del Peregrino, gli arrivi totali hanno raggiunto la cifra di 530.987, con un incremento di oltre il 6% rispetto al 2024. Un flusso considerevole, composto in gran parte da visitatori stranieri (quasi 300.000), tra cui gli italiani rappresentano la nazionalità più numerosa dopo Stati uniti e spagna, con circa 27.000 arrivi. Tuttavia, è analizzando la distribuzione tra le varie rotte che si evidenzia il vero squilibrio: il Cammino Francese rimane di gran lunga il più frequentato, con 242.019 pellegrini, quasi il 45% del totale.

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Il Cammino del Nord, invece, ha registrato solo 21.482: poco più del 4%, con un rapporto di oltre 11 a 1 rispetto al Francese. Di fronte a dati così sbilanciati, una riflessione sulla gestione dei flussi e sull’impatto ambientale dell’ospitalità diventa non solo utile, ma necessaria. E il Cammino del Nord, con la sua vocazione più rurale e meno affollata, offre proprio l’opportunità di osservare da vicino un modello di accoglienza che cerca di resistere alle logiche del turismo di massa.

Riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità nel 2015, un’estensione della dichiarazione che nel 1993 aveva già consacrato il Cammino Francese, il tratto che qui descriviamo attraversa circa 190 chilometri di sentieri, dal confine naturale con le Asturie fino alle torri della Cattedrale di Santiago de Compostela.

Il confine d’acqua: Ribadeo e la fragilità della costa

Il Cammino del Nord è uno degli itinerari giacobei più estesi, affascinanti e storicamente significativi; nella sua totalità, la rotta ufficiale parte da Irún, al confine franco-spagnolo nei Paesi Baschi, e si sviluppa per circa 820 chilometri suddivisi convenzionalmente in 32 tappe che seguono l’intera costa cantabrica. Si tratta di un percorso impegnativo, che richiede un approccio consapevole nella gestione delle proprie risorse fisiche e ambientali. Il nostro cammino, volto a scoprire l’essenza della Galizia, si è concentrato negli ultimi 190 chilometri distribuiti in 8 tappe complessive.

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Il nostro viaggio all’interno di questo segmento inizia sul Puente de los Santos, il ponte che attraversa il fiume Eo unendo le Asturie alla Galizia e che segna la prima, vera pietra miliare di questa variante costiera. Ribadeo accoglie il pellegrino sospesa tra l’acqua dolce del fiume e quella salata del golfo di Biscaglia, con un centro storico pittoresco caratterizzato dalle celebri case indiane: i palazzi signorili costruiti dagli emigranti galiziani tornati ricchi dalle Americhe a fine Ottocento.

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Qui, sulla sponda dell’estuario, si trova il Parador de Ribadeo dove abbiamo avuto il piacere di soggiornare e apprezzare dal vivo questo esempio virtuoso di ospitalità di cui avevamo già parlato. La rete dei Paradores spagnoli, infatti, è un’eccellenza tutta da scoprire: strutture statali che recuperano edifici storici, trasformandoli in strutture alberghiere d’eccellenza con l’obiettivo di preservare il patrimonio architettonico e redistribuire l’indotto economico al di fuori dei circuiti metropolitani. Un’ospitalità, dunque, che rigenera l’esistente invece di consumare nuovo suolo, con un menu che si concentra sulla cucina atlantica e sulle materie prime locali.

La Playa de las Catedrales e il contingentamento della bellezza

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Poco distante da Ribadeo, l’Isla Pancha ospita il suo faro ottocentesco, immerso in una landa costiera che in primavera si tinge di fucsia e viola. Un tripudio di colori che purtroppo non abbiamo avuto il piacere di ammirare, anche se il panorama che si è presentato davanti ci ha comunque lasciato con lo stupore negli occhi. Da questo sperone di roccia, infatti, lo sguardo si apre verso l’attrazione naturale più celebre (ma anche più fragile) della zona: la Playa de las Catedrales, la spiaggia delle Cattedrali.

Conosciuta anche come Praia de Augas Santas o “Spiaggia delle Acque Sante”, questo luogo è un vero e proprio monumento geologico che Madre Natura ha scolpito, prima ancora di qualsiasi altro architetto gotico: le falesie create dall’erosione formano infatti archi imponenti staccati dalla terraferma, grotte e scogliere a picco che lasciano senza fiato. Visibili, però, in tutta la loro bellezza solo con la bassa marea.

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La popolarità di questa spiaggia ha rischiato, negli anni passati, di compromettere la sua integrità a causa del calpestio incontrollato e del sovraffollamento. Oggi, l’accesso alla Playa de las Catedrales è rigidamente contingentato e regolato tramite prenotazione nei periodi di alta stagione.

Anche se a determinare le vere regole del viaggio qui, come già detto, è la natura stessa: con l’alta marea l’area sabbiosa scompare e lo spettacolo può essere osservato solo dall’alto delle scogliere, lungo i camminamenti protetti.

L’entroterra rurale: il Monastero di San Salvador e il mistero della torre mancante

Abbandonando il litorale cantabrico, il sentiero si addentra tra i campi della provincia di Lugo e il paesaggio inizia a rivelare i simboli più intimi della vita contadina galiziana.

Accanto alle case coloniche con i tetti in ardesia, si notano i primi hórreos: antichi granai rettangolari slanciati, sollevati da terra tramite pilastri di granito per proteggere il mais e il grano dall’umidità costante e dall’assalto dei roditori. Sono piccoli capolavori storici di bio-edilizia e ventilazione naturale che ritmano la vista fino a raggiungere Vilanova de Lourenzá, un piccolo centro rurale che custodisce il maestoso Monastero di San Salvador.

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La facciata della chiesa monastica, capolavoro barocco di Casas Novoa (che la usò come vero e proprio

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