Carceri minorili sovraffollati, prima volta nella storia

Carceri minorili sovraffollati, prima volta nella storia 2

Rachele Stroppa, ricercatrice dell’associazione Antigone

Il sistema penitenziario italiano è in crisi, e questa situazione ricade anche sui detenuti di minore età: per la prima volta nella storia della Repubblica, si registrano anche carceri minorili sovraffollati. Condizioni di vita critiche, abuso di psicofarmaci, insufficienza degli strumenti per riabilitazione e reinserimento sociale. L’associazione Antigone ha lanciato un appello e noi abbiamo intervistato Rachele Stroppa, ricercatrice dell’associazione, per capire criticità e soluzioni.

Il sistema penitenziario in Italia è in forte crisi. Qual è la situazione, anche in riferimento all’operato del governo attuale?

Come spiegato dal rapporto annuale di “Antigone”, pubblicato il , la situazione è molto critica: il sovraffollamento è arrivato al 133% e l’arrivo del caldo estivo avrà un impatto sia in merito alle condizioni di detenzione che, purtroppo, sul numero di suicidi. Suicidi che hanno già raggiunto numeri considerevoli nel 2024 e che probabilmente non saranno in diminuzione.

Probabile anche che si verificheranno momenti di tensione, poiché in estate diminuisce il personale attivo negli istituti e di conseguenza anche le attività integrative. Il sovraffollamento colpisce anche i carceri minorili, e questo è un aspetto inedito: mai nella del nostro paese si sono registrati numeri così alti di detenzione minorile.

Dall’appello emerge, infatti, che 9 istituti minorili su 17 soffrono di sovraffollamento, con ragazzi costretti a dormire su materassi gettati a terra. Per ovviare al problema abbiamo assistito alla conversione in IPM di sezioni di carceri per adulti, come successo all’istituto Dozza di Bologna. Può essere la soluzione?

La risposta è radicalmente no. La soluzione è non fare aumentare le presenze in carcere, quindi non promuovere interventi normativi (come il decreto Caivano) che favoriscono l’ingresso in carcere dei giovani. Creare, in un carcere per adulti, una sezione destinata ai giovani è l’emblema di come il sistema italiano, che ha sempre avuto particolare riguardo alla riabilitazione dei giovani ponendosi come punto di riferimento internazionale, stia venendo smantellato.

Ha accennato al decreto Caivano: le chiederei qualche informazione in più, anche in relazione alla sentenza della Corte Costituzionale n. 10/2024 sull’affettività in carcere

Il decreto Caivano è stato approvato nell’autunno 2023 e, tra le varie cose, ha facilitato l’ingresso in carcere dei minori prevedendo criteri meno stringenti per l’applicazione di misure cautelari. Soprattutto per quanto riguarda lo spaccio di lieve entità, uno dei reati più contestati ai giovani.

Inoltre, ha agevolato il trasferimento dall’IPM al carcere per adulti per i detenuti che hanno compiuto 18 anni, che invece potrebbe continuare a scontare la pena nell’istituto minorile fino all’età 25 anni. Infatti, è stata introdotta la possibilità per il direttore del carcere di disporre il trasferimento dei soggetti particolarmente problematici, una volta raggiunta la maggiore età.

Per quanto riguarda la pronuncia della Consulta, a gennaio del 2024 si era affermato che l’affettività è un diritto riconosciuto anche ai detenuti e che l’amministrazione penitenziaria si sarebbe dovuta attivare in tal senso. Solo qualche mese fa, il DAP ha dato istruzioni su come abilitare queste istanze, sui criteri per l’accesso. È scontato dire che per i minori in fase di sviluppo i legami affettivi svolgono un ruolo fondamentale, e che questa esigenza non deve essere interpretata come concessione, ma come diritto.

Per quanto riguarda le difficoltà nel reinserimento sociale, quali sono gli strumenti per affrontare le forme di stigmatizzazione sociale?

Il reinserimento è un tema che tocca sia detenuti adulti che giovani, ma è chiaro che per quest’ultimi è necessaria una particolare attenzione. Eppure, se le condizioni di detenzione sono critiche e i posti in comunità limitati, la persona non riesce ad acquisire gli strumenti che possano aiutarlo a tornare ad una vita “normale”.

Tenendo conto che più della metà dei detenuti negli IPM sono minori stranieri non accompagnati, spesso con un vissuto traumatico alle spalle e che non sono stati intercettati dal sistema d’accoglienza, è molto probabile che, una volta terminata la pena, la sofferenza continui.

I provvedimenti in materia di sicurezza dell’attuale governo sono stati criticati dagli esperti per la finalità repressiva. In particolare, è in discussione il ddl Zaffini che in materia di salute mentale tocca anche i contesti detentivi, per esempio in tema di disposizione del TSO. L’abuso di psicofarmaci è un fenomeno che riguarda anche gli istituti minorili?

In un inchiesta realizzata dalla nostra associazione insieme ad “Altraeconomia”, è emerso come gli psicofarmaci in IPM vengano utilizzati proporzionalmente in misura maggiore rispetto agli istituti per adulti. Questi trattamenti si sono rivelati quali strumenti slegati da reali esigenze diagnostiche, quanto più adoperati con funzione di controllo della popolazione penitenziaria.

Il ddl Zaffini si inserisce nella scia del decreto Caivano e del decreto Sicurezza andando a toccare l’area della mentale, e se venisse approvato andrebbe a minare un sistema, quello italiano, ritenuto d’eccellenza. Quello del TSO, in effetti, è comunque un fenomeno abbastanza marginale: negli ultimi 12 mesi ne sono stati disposti 56, in massima parte effettuati in centri specializzati al di fuori delle strutture penitenziarie.

La normativa internazionale a tutela dei detenuti di minore età può svolgere un ruolo conformativo rispetto al nostro ordinamento penitenziario?

Il sistema italiano, prima che venisse stravolto negli ultimi anni, era perfettamente in linea con gli standard internazionali. Anzi, è sempre stato fonte di ispirazione per gli altri paesi. In vigeva il principio della detenzione minorile solo come “extrema ratio”, adesso purtroppo non è più così.

Quali sono le proposte avanzate nell’appello di Antigone?

Speriamo che il nostro appello possa incidere, stiamo raccogliendo tantissime adesioni. Siamo felici di aver trovato questo supporto da parte sia di associazioni che di singoli.

Proponiamo l’abolizione del decreto Caivano, la chiusura immediata della “sezione giovani adulti” presso il carcere “Dozza” di , il potenziamento del sostegno alle comunità del circuito penale e molti altri interventi già previsti nell’appello.

I promotori concludono ricordandoci i principi che devono orientare la giustizia minorile:

“È tempo di tornare a una giustizia che accompagna, non che punisce. Una giustizia che crede nei ragazzi, nelle loro possibilità, nel loro futuro”.

Lorenzo Faranda