Ddl immigrazione: tra rimpatri, Cpr e blocco navale

Ddl immigrazione: tra rimpatri, Cpr e blocco navale 2

Il 12 febbraio è stato presentato alle Camere il nuovo ddl immigrazione. Giorgia Meloni esulta: “chi vuole vivere in Italia, deve rispettare le nostre leggi”. Blocco navale, espulsioni e Cpr, come viene cambiata la disciplina dell’immigrazione in Italia e in Europa?

Struttura e obiettivi del nuovo disegno di legge

Il nuovo ddl immigrazione, presentato ieri alle Camere dal Governo, si compone di due parti: la prima parte conferisce un’ampia delega all’esecutivo per il recepimento delle nuove norme comunitarie in materia di immigrazione e protezione internazionale; la seconda parte, invece, introduce disposizioni direttamente vigenti.

Palazzo Chigi chiarisce in una nota gli obiettivi delle norme:

“Il provvedimento introduce una riforma organica volta a potenziare gli strumenti di contrasto all’immigrazione illegale e a garantire una gestione più rigorosa dei flussi migratori”.

Il “blocco navale” e le sue causali

Uno degli interventi più significati riguarda il c.d. “blocco navale”: si prevede la facoltà di vietare temporaneamente l’ingresso nelle acque territoriali, nel caso di “grave minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale”. La decisione è rimessa al Consiglio dei Ministri su proposta del Viminale, che può disporre l’interdizione nel termine iniziale di 30 giorni, prorogabile entro un limite massimo di sei mesi.

Cosa si intende per “grave minaccia” viene specificato dal comma successivo. Il rischio di atti di terrorismo o infiltrazione di terroristi, emergenze sanitarie di rilevanza nazionale e pressione migratoria eccezionale, tale da compromettere la gestione sicura dei confini. A queste causali generiche si aggiungono “eventi internazionali di alto livello che richiedano l’adozione di misure straordinarie di sicurezza”.

Il testo stabilisce una sanzione amministrativa da 10mila a 50mila euro, e se la violazione è reiterata con la stessa barca anche la confisca del mezzo. La responsabilità non investe solo il conducente dell’imbarcazione, ma anche l’utilizzatore, l’armatore e il proprietario, obbligati in solido.

Cpr: utilizzo dei cellulari e limiti alle ispezioni parlamentari

Dopo essere intervenuto sui nuovi arrivi, il Governo si concentra sulla gestione interna del fenomeno migratorio. Il ddl riforma le norme relative ai Centri di Permanenza per il Rimpatrio (Cpr), permettendo l’utilizzo di telefoni cellulari solo in determinati orari, spazi e modalità decise dal personale della struttura, ed esclusivamente se privi di telecamera. Disposizione che conferma una prassi già consolidata in molti centri, che incide su soggetti, lo ricordiamo, privati della personale per provvedimento amministrativo senza nessuna colpa.

A ciò si aggiunge che

“all’interno della struttura e delle sue immediate pertinenze non sono consentite, salvo espressa autorizzazione della prefettura, riprese videofotografiche o registrazioni audio che abbiano ad oggetto la struttura, le persone trattenute, il personale delle forze di polizia, del soggetto incaricato della gestione ovvero ogni altra persona”.

Se i limiti alla discrezionalità del personale delle strutture sono indefiniti, chiaro è invece l’obiettivo della norma: troppi video che testimoniano violenze nei Cpr. Per evitare ogni rischio, i Parlamentari potranno entrare nei centri solo “limitatamente alla facoltà di colloquio con gli stranieri che ne fanno richiesta”, non più per controlli generici. Il caso ha voluto che il ddl fosse presentato il giorno stesso della condanna dell’ex direttrice del centro di per la morte di Moussa Balde.

Stretta in tema di espulsione

Il passo successivo è rafforzare le ipotesi di espulsione. Oltre alle causali già previste, il giudice ordinerà il rimpatrio dello straniero anche quando vi sia una condanna a pena detentiva per reati di minaccia, resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Stessa sorte toccherà allo straniero condannato per aggressione o intimidazione di organi politici, amministrativi o giudiziari.

Parallelamente, vengono definite con rigore le condizioni per accedere alla protezione complementare:

“Si tiene conto […] della effettività dei vincoli familiari, delle relazioni sociali e culturali dell’interessato nel territorio nazionale, del rispetto delle regole fondamentali dello Stato, della durata del suo soggiorno”.

Il rigetto dell’istanza potrà giustificarsi anche con una valutazione sulla pericolosità sociale: l’amministrazione negherà la protezione qualora lo straniero rappresenti una “minaccia per l’ordine e la sicurezza pubblica dello Stato o di uno dei Paesi con i quali l’Italia ha sottoscritto accordi per la soppressione dei controlli alle frontiere”.

Le riforme UE in materia di immigrazione

Il ddl prevede, poi, un’ampia delega per l’attuazione delle nuove norme europee sulle procedure di asilo semplificate. Martedì 10 febbraio, il Parlamento UE ha stabilito un nuovo elenco di paesi sicuri, che comprende ora anche Egitto, Bangladesh, Colombia, Kosovo, India, Marocco e Tunisia. I cittadini di questi paesi vedranno un esame accelerato delle domande d’asilo, rischiando di essere rimpatriati più rapidamente nel caso non riuscissero a dimostrare il pericolo o il fondato timore di persecuzione.

Inoltre, cambiano i criteri per definire un paese terzo sicuro, dove poter spedire il migrante. Sarà sufficiente

“l’esistenza di un legame tra il richiedente e un paese terzo, come la presenza di familiari, una precedente permanenza nel paese o legami linguistici, culturali; il fatto che il richiedente sia transitato da un paese terzo prima di arrivare […]; l’esistenza di un accordo o intesa con un paese terzo per l’ammissione dei richiedenti asilo”.

In sostanza, i paesi dell’UE decideranno la destinazione per il migrante, anche nel caso in cui sussista un mero accordo internazionale e il richiedente asilo non abbia alcun legame con quel paese. Viene esteso il “modello Albania”: costruzione di centri per in paesi terzi, sulla via tracciata dall’accordo tra e Tirana.

L’esultanza di Giorgia Meloni e la critica delle opposizioni

È questo uno dei motivi dell’esultanza di , che in un videomessaggio si prende i meriti delle riforme comunitarie e richiama le opposizioni alla collaborazione:

“Noi ce la stiamo mettendo tutta. Speriamo che tutti facciano la loro parte, senza creare ostacoli fantasiosi e dal chiaro sapore ideologico”.

Dall’altro lato, le opposizioni attaccano, criticando in particolare la limitazione delle prerogative parlamentari in materia di ispezione dentro i Cpr e chiedendo al Presidente della Camera Lorenzo di stralciare la norma. Forse è il momento in cui l’opposizione si farà sentire, perché come dice la Presidente del Consiglio nel suo videomessaggio: “niente è davvero impossibile!”.

Lorenzo Faranda