Braccianti bruciati vivi ad Amendolara. Le telecamere hanno ripreso ogni fase dell’azione. Quattro lavoratori agricoli pakistani sono morti intrappolati in un minivan dato alle fiamme sulla costa ionica calabrese. Due connazionali sono stati fermati con l’accusa di omicidio plurimo e pluriaggravato. Secondo la testimonianza dell’unico sopravvissuto, dietro l’agguato ci sarebbero la richiesta di un contratto regolare e il rifiuto di pagare cinque euro ai caporali per il trasporto verso i campi.
A cura di Andrea Umbrello
Le immagini del sistema di videosorveglianza del distributore di carburante di Amendolara, in provincia di cosenza, hanno chiuso ogni dubbio in poche ore. Si vedono due uomini avvicinarsi al minivan parcheggiato, bloccare le portiere dall’esterno facendo forza con le braccia. Dal portellone posteriore viene lanciato qualcosa. Una fiammata, poi la fuga. Dentro c’erano quattro persone. Sono morte bruciate vive lungo la Statale 106, in calabria.
La Squadra mobile di Cosenza ha identificato i due sospettati già nella giornata di ieri, lunedì 1 giugno, dopo aver analizzato i filmati. La sera stessa sono stati fermati a Villapiana, condotti in questura e sottoposti a un lungo interrogatorio. La Procura di Castrovillari ha emesso il fermo con l’accusa di omicidio plurimo e pluriaggravato. Si tratta di due cittadini pakistani, come le vittime. Il procuratore Alessandro D’Alessio ha dichiarato che i due “sono gravemente indiziati di delitto di omicidio plurimo e pluriaggravato” e che le indagini “sono tuttora in corso e proseguono al fine di accertare compiutamente i fatti e le eventuali responsabilità“.
Nel minivan viaggiava anche un quinto uomo. Taj Mohammad Alamyar è riuscito a forzare una portiera e a mettersi in salvo. Le sue dichiarazioni agli inquirenti hanno permesso di ricostruire quanto accaduto nelle ore precedenti all’agguato e di dare un nome al movente. I quattro lavoratori avevano chiesto ai caporali un contratto regolare. Si erano anche rifiutati di pagare cinque euro per il trasporto fino ai campi, la quota abitualmente imposta per il tragitto verso le zone agricole. Una richiesta di diritti, una resistenza al prelievo forzoso. Secondo la testimonianza di Alamyar, i caporali, tutti pakistani, avrebbero organizzato l’agguato in risposta a quella doppia ribellione.
Il consuetudine del pagamento del trasporto ricorre sempre nelle inchieste sul caporalato agricolo del Sud italia. I lavoratori migranti, privi di contratto e spesso senza documenti in regola, vengono trasportati ogni mattina dai caporali verso i fondi agricoli. Il passaggio viene addebitato direttamente sulla paga giornaliera, insieme ad altre trattenute per il vitto, l’alloggio, gli attrezzi. Chi rifiuta di pagare o chiede condizioni diverse viene escluso dal lavoro, intimidito, in alcuni casi aggredito. Quello che è accaduto ad Amendolara è espressione di un grado di violenza diverso, difficilmente inquadrabile anche nel repertorio delle ritorsioni più gravi documentate finora.
Gli inquirenti escludono al momento un coinvolgimento diretto della ‘ndrangheta. Il ragionamento degli investigatori parte da una considerazione di metodo, secondo cui le cosche calabresi tendono a evitare azioni eclatanti in pieno giorno, in luoghi pubblici dotati di telecamere. Un’esposizione del genere sarebbe estranea ai loro metodi abituali. Va però tenuto presente un elemento di contesto che gli stessi inquirenti non ignorano, ovvero che il caporalato agricolo in Calabria opera in un territorio dove la criminalità organizzata controlla da decenni interi settori dell’economia. Che le due cose non si tocchino è un’ipotesi investigativa, per ora, aperta.
Quello che le immagini di Amendolara hanno documentato è una filiera autonoma, con propri meccanismi di controllo e proprie forme di punizione. Una filiera capace di bruciare vivi quattro lavoratori davanti a una pompa di benzina, di giorno, perché avevano chiesto un contratto e si erano opposti a una tariffa.
Le indagini proseguono. Ma la sofferenza di migliaia di persone sfruttate non si ferma, e la loro dignità continua a essere calpestata.