Nuvole iridescenti: il raro e affascinante fenomeno delle nuvole che assumono colori dopo la pioggia.

Il cielo, in alcune occasioni, compie un gesto tanto semplice quanto ingannevole: appare normale fino a un attimo prima. Una nuvola di tonalità biancastra, magari sfilacciata dopo un acquazzone, rimane sospesa sopra i tetti come se stesse semplicemente transitando. Poi, il suo bordo inizia a colorarsi. Prima un rosa tenue, poi un verde chiaro, un azzurro freddo, una striscia viola appena percepibile. Non si tratta di un arco perfetto, né di una scena da cartolina. Piuttosto, è una macchia di sapone sospesa in alto, delicata, quasi imbarazzata dalla propria bellezza.

Si tratta di nuvole iridescenti, note anche come nuvole iridate o, in inglese, “rainbow clouds”. Questo fenomeno ha un nome tecnico, iridescenza delle nubi, e si verifica quando la luce solare viene diffusa e separata mentre attraversa piccole goccioline d’acqua o cristalli di ghiaccio presenti nel cloud layer. La NOAA lo associa alla diffrazione della luce in nubi come altocumuli, cirrocumuli, lenticolari e cirri, ovvero formazioni spesso abbastanza sottili da permettere il passaggio dei raggi solari senza attenuarli completamente.

È necessaria una nube sottile

Il termine chiave è diffrazione. La luce interagisce con particelle microscopiche e viene piegata, dispersa, separata in colori. Affinché l’effetto sia visibile, quelle gocce o cristalli devono avere dimensioni simili. Se la nube contiene particelle troppo eterogenee, i colori si mescolano in modo disordinato, perdendo definizione e apparendo come una luminosità indistinta. Al contrario, se il banco è sottile, semitrasparente e magari appena formato, i raggi attraversano poche particelle alla volta e le sfumature emergono con maggiore nitidezza.

Il glossario del National weather Service definisce le nubi iridescenti come macchie, bande o bordi luminosi di colore, spesso rosso e verde, visibili entro circa 30 gradi dal Sole. Le associa principalmente a cirrostrati sottili, cirrocumuli e altocumuli. Tradotto nella vita quotidiana: è necessario osservare vicino alla zona illuminata del cielo, evitando di fissare il Sole, cercando quelle nubi leggere che sembrano quasi sul punto di dissolversi.

Il periodo successivo alla pioggia può essere favorevole, poiché spesso lascia in cielo strati più sottili, aria umida e aperture improvvise. Tuttavia, la pioggia in sé funge solo da contesto. Il vero lavoro è svolto dalla luce e dalla dimensione delle particelle sospese. È lo stesso motivo per cui l’iridescenza ricorda i riflessi sulle bolle di sapone o sulle chiazze d’olio nell’acqua: superfici e particelle microscopiche costringono la luce a rivelare colori che di solito rimangono celati.

Il Sole deve essere filtrato

Per osservare chiaramente le nuvole iridescenti, il Sole deve trovarsi in una posizione favorevole. Spesso appare basso sull’orizzonte, parzialmente coperto da altre nubi o schermato da un edificio, da una collina o da un bordo più scuro del cielo. La luce diretta è troppo intensa e sovrasta i dettagli. La luce filtrata, al contrario, consente di percepire quei colori sottili, quasi liquidi.

La Met Office descrive un fenomeno simile, quello delle corone, sempre legato alla diffrazione: la luce bianca si separa in colori quando si piega attorno alle goccioline nelle nubi; più piccole sono le gocce, più ampio risulta l’effetto visibile. Quando le dimensioni delle gocce variano notevolmente, il disegno diventa più diffuso e irregolare.

Qui si trova anche la differenza rispetto ad altri spettacoli atmosferici che spesso vengono confusi tra loro. L’arcobaleno classico si forma quando la luce solare attraversa le gocce di pioggia e viene separata in una fascia ordinata. Gli aloni solari dipendono principalmente dai cristalli di ghiaccio esagonali nei cirri, con angoli caratteristici come quello di 22 gradi. Le nubi madreperlacee, invece, sono rare formazioni stratosferiche polari, osservabili soprattutto prima dell’alba o dopo il tramonto, quando il Sole è appena sotto l’orizzonte. Presentano colori simili all’iridescenza, ma appartengono a un’altra quota e a un contesto atmosferico differente.

Un fenomeno raro, anche quando sembra vicino

Le nuvole iridescenti possono sembrare quasi familiari, poiché possono apparire sopra una strada, un quartiere o un parcheggio ancora umido. In realtà, richiedono un incastro preciso: nube sottile, particelle minute e abbastanza uniformi, Sole vicino ma schermato, osservatore nella posizione corretta. Per questo motivo, la loro durata è breve. Una corrente d’aria modifica la nube, il Sole si alza o scompare, le gocce aumentano di dimensione, i colori svaniscono.

È consigliabile osservarle di lato, evitando di fissare il Sole. I bordi delle nubi sono spesso il punto migliore. Lì il banco si assottiglia, la luce passa con meno ostacoli e il colore prende forma. A volte è appena una velatura. Altre volte diventa una chiazza quasi fluorescente, irreale, e viene naturale pensare a un filtro fotografico. In realtà, è fisica atmosferica, dotata di un talento spiccato per l’effetto speciale.

fonte: NOAA

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