A Maiorca riemerge un’imbarcazione romana di 1.700 anni con il suo carico di anfore e strumenti musicali quasi intatto.

Il mare di fronte alla Playa de Palma ha restituito un reperto che sembrava più appartenere ai testi storici che a una spiaggia affollata da turisti. A pochi metri dalla costa di Maiorca, in acque poco profonde, è stato completato il recupero del relitto romano di Ses Fontanelles, una nave mercantile risalente al IV secolo d.C. che era rimasta sepolta sotto la sabbia per circa 1.700 anni e che è stata scoperta nel 2019 a seguito di una mareggiata.

L’operazione, diretta dal Consell de Mallorca nell’ambito del progetto Arqueomallornauta, si è conclusa dopo quattro mesi di lavori subacquei. L’ultima parte dello scafo è stata estratta dal fondale il 29 giugno 2026, segnando un evento raro per l’archeologia mediterranea: il recupero completo di una nave romana tardoantica, con gran parte del carico e degli oggetti di bordo ancora in buone condizioni.

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Una nave romana a pochi metri di profondità

Il relitto si trovava a circa due metri di profondità, nei pressi della zona di Les Meravelles, davanti a una delle aree più turistiche di Maiorca. Un contesto quasi paradossale: sopra, la vita quotidiana della costa; sotto, un frammento di Mediterraneo romano rimasto immobile per secoli. I sedimenti marini hanno protetto lo scafo e molti materiali organici, creando condizioni favorevoli alla conservazione del legno, delle fibre vegetali, delle corde e persino di parti delle vele.

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Secondo l’Istituto di Archeologia dell’Università di Barcellona, il sito è notevole anche per la sua vulnerabilità: si trovava molto vicino alla riva, esposto a correnti, attività umane e possibili danni. Per questo motivo, il recupero è stato gestito come una corsa paziente contro il tempo, con ogni elemento documentato, mappato e sollevato seguendo procedure progettate per non compromettere ciò che il mare aveva preservato per così tanto tempo.

La fase più critica ha riguardato le grandi porzioni di legno dello scafo. I resti sono stati sostenuti con strutture di supporto, imbragati, sollevati tramite sistemi di galleggiamento e trasferiti al Club Marítimo San Antonio de la Playa. Da lì, sono stati portati al Castello di San Carlos, dove inizierà la lunga permanenza in vasche di dissalazione. Il legno antico, una volta estratto dall’acqua, diventa suscettibile: senza trattamenti specifici può deformarsi, creparsi e perdere consistenza. In sostanza, il recupero dal mare rappresenta solo l’inizio della fase più lenta.

Anfore, calzature, ceste e un trapano antico

Il relitto romano di Ses Fontanelles ha restituito non solo una struttura navale. Ha riportato alla luce una sorta di inventario della vita a bordo. Gli archeologi hanno recuperato centinaia di reperti, tra cui anfore destinate al trasporto di prodotti alimentari, ceramiche, frammenti dello scafo, corde, ceste, resti di vele in lino, ancore e strumenti di navigazione.

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Tra gli oggetti più tangibili ci sono calzature, monete, ami, una lucerna e uno strumento simile a un trapano ad arco, probabilmente legato all’attività dei carpentieri navali. Sono dettagli minuti, e proprio per questo significativi. Le anfore raccontano le rotte e i commerci, certo. Una scarpa, una corda annodata, un attrezzo dimenticato a bordo raccontano anche la fatica materiale di chi governava, riparava e caricava quella nave, forse temendo il cambiamento del tempo.

Particolarmente significativi sono i resti delle vele in lino, rinvenuti in condizioni molto fragili ma ancora utili per comprendere le tecniche di cucitura, rinforzi e modalità di assemblaggio. In un relitto antico, trovare materiali organici di questo tipo è raro. Qui il mare ha conservato non solo il “cosa” viaggiava, ma anche una parte del “come”: come si costruiva una vela, come si univa una nave, come si affrontava una traversata nel Mediterraneo tardoantico.

Il carico proveniente dalla Hispania romana

Le anfore rappresentano il cuore commerciale del ritrovamento. Il progetto Arqueomallornauta indica che il relitto trasportava oltre 320 anfore contenenti olio, vino e salse di pesce. La nave sarebbe partita dall’area di Carthago Spartaria, l’attuale Cartagena, sulla costa sud-orientale della spagna. In epoca romana, quel porto era un nodo cruciale della Hispania, collegato alle rotte commerciali del Mediterraneo occidentale.

A rendere il carico ancora più prezioso sono le iscrizioni dipinte su alcune anfore, i cosiddetti tituli picti. Queste rappresentavano una forma di etichetta antica: indicavano contenuto, peso, origine e, talvolta, informazioni legate ai mercanti o al controllo delle merci. Un sistema pratico, scritto direttamente sui contenitori, che oggi consente agli studiosi di ricostruire la rete di scambi, l’organizzazione del trasporto navale e la circolazione dei prodotti alimentari nel IV secolo d.C.

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Alcuni tappi delle anfore presentavano anche simboli cristiani, come il crismon. Questo particolare colloca il relitto in un’epoca di profonda trasformazione dell’Impero romano, quando il cristianesimo stava acquisendo un ruolo sempre più evidente anche nella vita pubblica e nei segni quotidiani. Una nave mercantile, quindi, diventa una pagina compatta di economia, religione, navigazione e politica imperiale.

Perché il relitto di Ses Fontanelles è così significativo

Il valore del relitto non risiede solo nella sua antichità. Navi romane sono conosciute in numero considerevole, ma poche giungono con uno stato di conservazione così ricco, in acque così basse e con un carico così ben conservato. Qui gli studiosi possono esaminare insieme lo scafo, il sistema di stivaggio, le anfore, le iscrizioni, gli strumenti di bordo e i materiali organici. È una combinazione rara, quasi una fotografia interrotta di un viaggio mai completato.

Le analisi potranno chiarire meglio le tecniche costruttive adottate dai cantieri navali romani, il tipo di legno utilizzato, il modo in cui veniva assemblata la nave e le circostanze del naufragio. Potranno anche ricostruire con maggiore precisione la rotta che il mercantile stava seguendo quando affondò davanti a Maiorca. Per ora sappiamo che trasportava merci alimentari, proveniva dalla costa iberica sud-orientale e si inseriva in un Mediterraneo tardoantico ancora molto attivo, anche mentre l’Impero subiva cambiamenti significativi.

Dopo la dissalazione, i resti lignei saranno sottoposti a restauri e trattamenti conservativi più avanzati. Il lavoro passerà dai fondali ai laboratori, dalle gru alle analisi, dalla sabbia ai microscopi. È la parte meno scenografica, ma anche quella che darà realmente voce alla nave.

fonte: Institut d’Arqueologia dell’Universitat de Barcelona

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