Una lastra di arenaria lunga quasi cinque metri e dal peso di sei tonnellate si trova oggi nel cuore di Stonehenge. Osservata da lontano, appare come un semplice elemento del monumento più celebre della preistoria europea. Tuttavia, da vicino, suscita una domanda molto concreta: come è riuscita una pietra originaria del nord-est della Scozia a giungere fino alla pianura di Salisbury, nel sud dell’Inghilterra? Ne avevamo già discusso: la Pietra dell’Altare non proviene dal Galles, bensì dalla Scozia, a circa 700 chilometri dal Wiltshire. Un nuovo studio pubblicato sul Journal of Quaternary Science offre ulteriori dettagli sulla storia e cerca di ricostruire il percorso.
Dalla Scozia a Stonehenge: un viaggio di 700 chilometri
I ricercatori hanno unito la datazione dei granuli minerali a modelli delle antiche calotte glaciali per esaminare una possibilità dibattuta da tempo: che i ghiacci dell’ultima era glaciale abbiano trasportato la pietra verso sud. Il quadro che emerge è più complesso. I ghiacciai avrebbero potuto trascinare rocce per un certo tratto, forse fino all’area di Dogger Bank, nel Mare del Nord, una zona oggi sommersa che un tempo faceva parte del paesaggio tra Gran Bretagna ed europa continentale. Tuttavia, il percorso verso Stonehenge rimaneva interamente umano.
Perché i ghiacciai non spiegano tutto
Per anni, di fronte ai megaliti di Stonehenge, l’ipotesi glaciale ha esercitato un certo fascino. Comoda, persino elegante: la natura sposta i blocchi, gli esseri umani li trovano più vicini e li utilizzano. Tuttavia, i dati geologici stanno restringendo notevolmente questa teoria. Una ricerca precedente pubblicata su Nature aveva già collegato la Pietra dell’Altare all’Old Red Sandstone dell’Orcadian Basin, una vasta area geologica della Scozia nord-orientale, grazie all’analisi di zirconi, apatiti e rutili presenti nei frammenti della roccia. In sostanza, i minerali hanno agito come una carta d’identità antichissima.
Il nuovo studio aggiunge un tassello alla storia del trasporto. Le simulazioni sulle calotte glaciali indicano che non esistevano percorsi glaciali credibili in grado di collegare direttamente la zona d’origine con Stonehenge. I ghiacci avrebbero potuto spingere materiale verso alcune aree del Mare del Nord, forse accorciando una parte della distanza. Resta comunque un lungo tragitto da coprire con mani, corde, slitte, rulli, imbarcazioni o qualsiasi combinazione di tecniche che oggi possiamo solo ricostruire attraverso indizi.
Questo rende la vicenda meno “magica” e decisamente più impressionante. La pietra potrebbe essere stata trasportata in più fasi, alternando tratti via terra a passaggi lungo fiumi o coste, dove il trasporto sull’acqua avrebbe alleviato almeno in parte il problema. Una rotta precisa è ancora da definire. Tuttavia, il punto fermo è già significativo: la Pietra dell’Altare richiese organizzazione, tempo, conoscenza del territorio e collaborazione tra diverse comunità.
Cos’è la Pietra dell’Altare e perché è così importante
Stonehenge, situato nella contea inglese del Wiltshire, è spesso descritto come un cerchio di pietre isolate nella campagna. In realtà, fa parte di un paesaggio molto più ampio, composto da tumuli, vie cerimoniali, resti di insediamenti e monumenti neolitici. Secondo English Heritage, la prima grande struttura del sito risale a circa il 3000 a.C., mentre le grandi pietre centrali furono collocate attorno al 2500 a.C. Nel monumento convivono pietre diverse: i grandi sarsen, principalmente legati all’area del Wiltshire, e le più piccole “bluestones”, tradizionalmente associate al Galles. La Pietra dell’Altare è una di queste pietre speciali, e per lungo tempo si era ritenuto che provenisse proprio da un’area gallese.
L’origine scozzese ha cambiato tutto. Si tratta di un collegamento che attraversa quasi tutta la Gran Bretagna, da nord a sud, in un’epoca priva di strade moderne, senza animali da tiro come quelli utilizzati successivamente su larga scala, e senza ruote impiegate nel modo che immaginiamo oggi. Se il blocco è realmente giunto dal nord-est della Scozia fino a Salisbury Plain per scelta umana, allora Stonehenge non è più solo un capolavoro locale, ma diventa il segno tangibile di una rete molto più estesa.
Il termine “rete”, in questo contesto, deve essere inteso senza connotazioni moderne. Indica persone che conoscevano territori lontani, capaci di trasmettere informazioni, pianificare un’impresa comune e mantenere un progetto nel tempo. Significa anche attribuire a quella pietra un valore tale da giustificare uno sforzo immenso. Nessuno trascina sei tonnellate per centinaia di chilometri per semplice capriccio.
Una storia che parla di persone, non di misteri
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Lo studio evita soluzioni spettacolari. Gli autori parlano di un movimento intenzionale, probabilmente pianificato in più fasi. La formula appare asciutta, quasi tecnica, ma racchiude una scena grandiosa: gruppi di persone che seguono una pietra attraverso paesaggi che oggi in parte esistono ancora e in parte sono stati sommersi, attraversando aree dove il clima, il terreno e le distanze potevano trasformare ogni tratto in una sfida.
Dogger Bank, attualmente un banco sabbioso sommerso nel Mare del Nord, aiuta a comprendere quanto fosse differente il paesaggio. Durante e dopo l’ultima glaciazione, le coste subirono cambiamenti, il livello del mare aumentò e territori abitabili vennero inghiottiti. In quella geografia in movimento, una pietra poteva essere spostata prima dalla natura e poi dagli esseri umani. Il risultato, però, rimane invariato: per giungere nel sud dell’Inghilterra, fu necessario un intervento umano decisivo.
Alla ricerca hanno partecipato studiosi di università australiane e britanniche, insieme a esperti di archeologia e geologia. Il passo successivo sarà identificare con maggiore precisione il punto di origine della pietra in Scozia e tentare di ricostruire itinerari compatibili con il paesaggio preistorico. Per il momento, la ricerca non fornisce una mappa definitiva. Tuttavia, restringe il margine delle ipotesi e riduce il ruolo della spiegazione glaciale a una delle molteplici possibilità.
La Pietra dell’Altare di Stonehenge rimane lì, quasi silenziosa, sotto il peso delle altre pietre cadute e di migliaia di anni di interpretazioni. Questa volta racconta meno mistero e più lavoro. Meno leggenda, più mani. Una lastra da sei tonnellate, partita dal nord e giunta al centro di un monumento che ancora oggi invita tutti a parlare a bassa voce.
Fonte: Journal of Quaternary Science