Gli studiosi hanno abbattuto del 99% la presenza di zecche sui percorsi utilizzando questo materiale economico e diffuso.

Chi si avventura nei boschi lo sa bene: la passeggiata si conclude spesso con un controllo di routine. Calzini, caviglie, polpacci, pieghe dei pantaloni, pelo del cane. Le zecche non emettono suoni, non sono facilmente visibili mentre si avvicinano, e non offrono nemmeno quella soddisfazione immediata di una zanzara, che almeno si sente ronzare e si può odiare con precisione. Si nascondono tra erba, foglie, rametti e i margini umidi dei sentieri, in attesa di un passaggio caldo, vivo e possibilmente distratto.

Per questo motivo, le raccomandazioni per la prevenzione vengono sempre comunicate in modo simile: indossare abiti chiari, coprire le gambe, applicare repellenti, rimanere al centro dei sentieri e controllarsi accuratamente al ritorno. Tutto ciò è indubbiamente valido. Tuttavia, uno studio condotto nei boschi della Greenbelt di Ottawa, la cintura verde che circonda la capitale canadese, aggiunge un elemento molto pratico: anche il sentiero può essere progettato in modo più efficace. A volte, basta un dettaglio semplice, quasi banale, come una fascia di cippato di legno lungo i lati del percorso.

La ricerca, pubblicata su Ticks and Tick-borne Diseases, ha monitorato per due estati venti tratti di sentiero lunghi circa 50 metri. Alcuni sono stati lasciati intatti, altri sono stati bordati con cippato naturale, mentre altri ancora con cippato trattato con deltametrina, una sostanza utilizzata contro zecche e acari. Il risultato più significativo riguarda proprio quest’ultima opzione: nei tratti con cippato trattato, la presenza di zecche adulte e ninfe è diminuita del 99%. Il cippato naturale, privo di trattamento chimico, ha comunque ridotto le zecche di circa metà.

Una barriera bassa, quasi invisibile

Gli studiosi hanno abbattuto del 99% la presenza di zecche sui percorsi utilizzando questo materiale economico e diffuso. 3

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Ciò che risulta interessante è che non si tratta di un intervento futuristico, costoso o ricco di tecnologia. Non ci sono droni, sensori, app o promesse da convegno. Si parla di legno triturato posizionato lungo il bordo del sentiero. Una striscia ruvida, asciutta e poco appariscente. Eppure, in quel punto specifico, può fare una notevole differenza.

Le zecche non inseguono chi passa. Non saltano addosso come piccoli mostri da film horror, anche se l’effetto psicologico a volte è quello. Si arrampicano su fili d’erba, foglie basse o rametti e rimangono lì, in attesa. Quando passa un animale, un escursionista, un cane o una gamba scoperta, si attaccano. È la loro natura. Il cippato funziona perché rende meno favorevole quel bordo erboso dove le zecche si nascondono. Riduce la vegetazione bassa, asciuga il margine e crea una fascia meno comoda per loro.

Durante il monitoraggio, i ricercatori hanno raccolto 440 zecche. Su 293 esemplari analizzati, circa un terzo è risultato positivo a Borrelia burgdorferi, il batterio associato alla malattia di Lyme in Nord America. Questo dato spiega perché l’esperimento sia stato preso sul serio: in quell’area la presenza di zecche infette rappresenta già un problema concreto, non un fastidio teorico da cartello all’ingresso del parco.

Il 99% va letto bene

Il numero ha un impatto notevole, senza dubbio. Ridurre le zecche del 99% lungo un sentiero frequentato è un risultato straordinario. Tuttavia, è importante mantenere una visione realistica, poiché la parte trattata con deltametrina solleva interrogativi ambientali che non possono essere ignorati.

La deltametrina è efficace, e proprio per questo deve essere utilizzata con cautela. Lo studio stesso evidenzia questioni ancora irrisolte: possibili effetti sugli organismi del suolo, sugli insetti che abitano tra le foglie, sulle aree vicine all’acqua e sulla vita minuta che vive proprio lì dove noi vediamo solo il “bordo del sentiero”. In un parco, ogni intervento deve considerare il contesto: quante persone transitano, quanto è elevato il rischio zecche, quanto è vicina una zona umida, che tipo di fauna abita in quell’area e che tipo di manutenzione è già in atto.

Per questo motivo, il dato sul cippato naturale è forse meno spettacolare, ma molto interessante. Ridurre le zecche di circa la metà utilizzando solo materiale legnoso, possibilmente ricavato dalla normale manutenzione degli alberi, apre a possibilità più semplici da immaginare anche in altri contesti. Sentieri molto frequentati, aree verdi periurbane, parchi dove si portano i cani, percorsi utilizzati da famiglie e scuole: luoghi in cui una gestione più attenta dei margini potrebbe diminuire il rischio senza trasformare il in un laboratorio chimico a cielo aperto.

Perché interessa anche noi

Lo studio riguarda il Canada e una specie di zecca tipica del Nord America orientale, Ixodes scapularis. In e in buona parte d’, il riferimento più comune è Ixodes ricinus, la zecca dei boschi. Il contesto cambia, ma la situazione è ben nota anche qui: erba alta, sottobosco, sentieri stretti, margini poco curati, animali selvatici, cani che infilano il muso ovunque e persone che al rientro scoprono una piccola puntura.

L’Istituto Superiore di Sanità ricorda che le zecche sono presenti anche nel nostro Paese, soprattutto in ambienti ricchi di vegetazione, arbusti e sottobosco, ma possono trovarsi anche in parchi e aree verdi urbane. La puntura è spesso indolore, quindi accorgersene subito non è scontato. Per questo rimangono fondamentali le azioni più semplici: camminare al centro dei sentieri, evitare il contatto diretto con erba alta e cespugli, indossare abiti adeguati nelle zone a rischio, controllare pelle e vestiti al rientro e rimuovere eventuali zecche nel modo corretto.

Tuttavia, la novità risiede nello sguardo. Fino ad ora, abbiamo posto quasi tutto il peso della prevenzione sulle persone: controllati, vestiti meglio, spruzzati il repellente, guarda il cane, guarda i , guarda anche quel pensiero fisso che ti prude la gamba anche quando non hai nulla. Questo studio suggerisce che una parte del lavoro può essere svolta anche nella gestione dei sentieri. Nei bordi. Nella manutenzione. In quella fascia laterale che di solito notiamo solo quando ci graffia una caviglia.

Non significa coprire ogni bosco di cippato trattato. Sarebbe una scorciatoia poco saggia. Significa, piuttosto, iniziare a considerare i sentieri come luoghi da progettare anche in funzione della salute pubblica, soprattutto dove il rischio è già noto. Il cippato naturale, da solo, non elimina il problema. Tuttavia, può ridurlo. Il cippato trattato sembra molto più efficace, ma richiede valutazioni ambientali serie, sito per sito.

Le zecche continueranno a comportarsi come tali. Noi continueremo a controllarci dopo una camminata, poiché questa rimane una delle abitudini più utili. Tuttavia, c’è qualcosa di molto concreto in questa ricerca: a volte la prevenzione non assume la forma di un grande piano, né di una tecnologia innovativa. A volte è una striscia di legno ai lati di un sentiero. Sta lì, non promette miracoli, non fa scena. E intanto svolge il suo lavoro.

: Ticks and Tick-borne Diseases

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