Insieme al suo “gemello” Tigri – un fatto noto a tutti – il fiume Eufrate ha rappresentato la culla della civiltà mediorientale, in quella zona storicamente conosciuta come Mesopotamia (oggi perlopiù Iraq). Recentemente, tuttavia, gli scienziati hanno rivelato la sua vera origine: tale scoperta è il risultato di uno studio condotto dall’Università di Oxford (regno unito).
Gli studiosi hanno esaminato in particolare il contributo di questi corsi d’acqua nell’approvvigionamento di acqua dolce al Mediterraneo durante la “Crisi di salinità del Messiniano” e come l’attività tettonica abbia modificato il suo percorso verso il Golfo Persico, dimostrando che il fiume Eufrate ebbe origine da due distinti sistemi fluviali che si immettevano nel Mediterraneo circa 5,5 milioni di anni fa.
Il fiume Eufrate e la “Crisi di salinità del Messiniano”
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Il fiume ha rappresentato una risorsa vitale per le prime civiltà, contribuendo a formare la Mesopotamia e le antiche metropoli di Babilonia, Mari e Nippur. Attualmente, questo corso d’acqua, il più lungo dell’Asia occidentale, è un’importante via navigabile regionale che attraversa Turchia, Siria e Iraq.
Oggi sfocia nell’oceano nel Golfo Persico, ma recenti ricerche indicano che in origine scorresse verso il Mediterraneo orientale, proprio durante un periodo cruciale della storia geologica della zona.
Circa 5,5 milioni di anni fa, il Mediterraneo stava attraversando la “Crisi di salinità del Messiniano”, un’epoca in cui enormi quantità di sale, talvolta spesse chilometri, si accumularono sul fondo marino. La formazione di tale quantità di sale richiedeva un’evaporazione massiccia dell’acqua marina, anche se è in corso un dibattito riguardo se ciò fosse dovuto a un abbassamento su larga scala del livello del mare o se l’evaporazione fosse stata compensata da afflussi periodici di acqua dolce.
Uno studio del 2019 ha confermato la prima teoria: la scoperta di sedimenti (i depositi di Handere e Nahr Menashe) sopra i depositi salini messiniani suggeriva infatti l’esistenza di un sistema fluviale in quel periodo, indicando che il livello del mare si abbassò di circa un chilometro, trasformando gran parte dell’attuale Mar Mediterraneo in un deserto salato e arido.
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Rimaneva però un ulteriore mistero: attualmente non ci sono grandi fiumi che attraversano la zona, quindi quale fiume trasportava questi sedimenti attraverso il Mediterraneo prosciugato?
La nuova ricerca
Questa recente indagine ha utilizzato dati precedentemente raccolti per collegare l’origine di questi sedimenti ai fiumi Paleo-Karasu e Paleo-Murat, antichi corsi d’acqua che scorrevano dall’Anatolia al Mediterraneo orientale alla fine della crisi di salinità del Messiniano, riversando enormi volumi di acqua e sedimenti nel bacino e formando la geologia offshore che osserviamo oggi.
I risultati offrono nuove prospettive su come i grandi sistemi fluviali reagiscono ai cambiamenti combinati di tettonica, livello di base e clima – spiega Claudia Bertoni, coautrice dello studio – e su come questi processi abbiano modellato il paesaggio fisico che ha successivamente sostenuto le prime civiltà umane.
Il team ha anche scoperto che circa cinque milioni di anni fa l’attività tettonica ha rimodellato il paesaggio, causando lo spostamento dei tratti a valle dei due sistemi fluviali lontano dal Mediterraneo e la loro confluenza in quello che oggi conosciamo come il fiume Eufrate, che sfocia nel Golfo Persico.
L’Eufrate ancestrale scorreva a poche decine di chilometri dal Nilo e scaricava in mare volumi maggiori di sedimenti. I risultati forniscono quindi anche preziose informazioni sulla geografia del Mediterraneo orientale durante un periodo di significativi cambiamenti ambientali.
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Questo studio evidenzia il ruolo cruciale della tettonica nello sviluppo della Mezzaluna Fertile – afferma Richard Walker, che ha partecipato alla ricerca – La Mezzaluna Fertile è il termine utilizzato per descrivere l’ampia area in cui si svilupparono per la prima volta l’agricoltura e le società complesse, e la sua evoluzione è legata ai grandi fiumi Eufrate e Tigri che la attraversano. Senza la riorganizzazione del corso dell’Eufrate e la sua deviazione dal Mediterraneo al Golfo Persico, l’ambiente della regione, e quindi gran parte della nostra storia, sarebbe potuta essere molto diversa.
Il lavoro è stato pubblicato su Nature Geosciences.