A Scarborough, nei pressi del castello medievale, riemerge un bunker nucleare trascurato da 58 anni.
A Scarborough, una località costiera del North Yorkshire affacciata sul Mare del Nord, gli archeologi hanno praticato un’apertura nel prato e hanno scoperto un frammento del Novecento rimasto sepolto per quasi sessant’anni. Sotto le vestigia di una fortezza medievale è riemerso un bunker nucleare risalente alla guerra fredda, costruito tra il 1963 e il 1964, sigillato nel 1968 e poi scomparso dalla geografia del luogo fino agli scavi di marzo 2026.
La bellezza di Scarborough Castle risiede proprio in questo: ogni strato del suolo racconta un’epoca diversa e nessuna di esse viene dimenticata. Sul promontorio si sono avvicendati insediamenti protostorici, una stazione di segnalazione romana del IV secolo, una cappella altomedievale ancora riconoscibile nelle tracce archeologiche, seguita dalla grande fortezza eretta nel XII secolo. Attorno al sito continua a muoversi anche un sedimento scandinavo, rimasto nel racconto storico e nella tradizione letteraria islandese legata alle origini di Scarborough. La scoperta del bunker aggiunge un ulteriore livello a questa già ricca stratificazione.
L’ente responsabile del castello era a conoscenza dell’esistenza di un posto di osservazione della Royal Observer Corps da qualche parte nel parco, ma il punto preciso era andato perduto nel tempo. Per rintracciarlo sono state necessarie fotografie storiche, memoria locale, analisi dei dati esistenti e una nuova indagine geofisica con radar in grado di penetrare nel terreno. Dopo l’autorizzazione agli scavi, concessa poiché il castello è un monumento protetto, il cantiere ha iniziato a lavorare il 7 marzo. L’ingresso del bunker è emerso in pochi giorni.
Un bunker piccolo, allagato, ancora con la porta di legno e la pittura
Il rifugio sepolto all’interno del castello non era una vasta cittadella sotterranea. Si trattava di uno dei piccoli posti di monitoraggio costruiti in serie nel regno unito per accogliere tre volontari incaricati di registrare esplosioni nucleari, onde d’urto e ricadute radioattive, per poi trasmettere tali dati alla rete civile e militare di allerta. Scarborough, con il suo promontorio sul mare, aveva una logica precisa: da lì era possibile osservare anche eventuali esplosioni al largo, in una zona costiera considerata sensibile durante i periodi più critici della Guerra fredda.
Quando gli archeologi hanno rimosso la copertura di cemento del pozzo d’accesso, si sono trovati di fronte a un’acqua quasi fino al soffitto. Il bunker era allagato, ma quel ristagno ha anche svolto la funzione di custode. La porta interna in legno è rimasta chiusa e ancora solida al tatto, con una mano di vernice sorprendentemente pulita. Per comprendere cosa fosse sopravvissuto laggiù, il team ha completamente scavato il condotto di ventilazione danneggiato, ha liberato i detriti e ha inserito una telecamera flessibile nel vuoto della camera sotterranea. Le immagini hanno rivelato un allagamento estremo, dettagli strutturali ancora visibili e vari indizi sulla presenza di accessori e finiture interne. Tra i materiali rinvenuti ci sono anche mattoni con il marchio Scarborough, prodotti nella vicina Seamer Road.

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Questo tipo di struttura seguiva quasi sempre la medesima grammatica costruttiva. Prima si modellava l’involucro in mattoni, poi si procedeva con il getto di cemento. All’interno trovavano posto strumenti di comunicazione, un tavolo da lavoro, cuccette essenziali, impianti per misurare esplosioni e ricadute, un sistema di ventilazione e condizioni di vita molto spartane. Uno degli ex volontari ricordava ore trascorse al freddo dentro “un capanno di cemento”, senza riscaldamento e con il corpo che si irrigidiva dopo poco tempo. La rete dei posti ROC era estremamente fitta: oltre 1.500 strutture nel Regno Unito, presidiate nel tempo da più di 20.000 volontari della protezione civile britannica.
Per il momento una riapertura completa al pubblico appare lontana. Il livello dell’acqua, le condizioni del vano e la complessità del sito rendono il recupero difficile. Tuttavia, il valore del ritrovamento è immediatamente evidente: Scarborough Castle porta già con sé le epoche del Bronzo e del Ferro, roma, alto Medioevo, monarchia medievale, assedi, artiglierie, Novecento. Ora, all’interno di questa narrazione, si inserisce con chiarezza anche la Guerra fredda, con la sua ingegneria essenziale, il suo linguaggio tecnico e la sua concezione di fine del mondo gestita da volontari in uniforme. Sul promontorio inglese il vento continua a spirare come ha sempre fatto. Sopra rimangono le mura. Sotto galleggia ancora una stanza concepita per l’Armageddon.
fonte: English Heritage