Nel luglio del 2025, un corpo celeste di origine esterna al nostro Sistema solare è stato ufficialmente riconosciuto dalla rete di telescopi dell’Asteroid Terrestrial‑impact Last Alert System (ATLAS) in Cile come 3I/ATLAS (noto anche come C/2025 N1). Recentemente, si è discusso della presenza di acqua e molecole organiche nella chioma della cometa interstellare. Questo oggetto rappresenta il terzo mai osservato provenire dallo spazio profondo, dopo i casi precedenti di 1I/’Oumuamua e 2I/Borisov. La sua traiettoria altamente iperbolica indica la provenienza al di fuori dell’influenza gravitazionale del nostro Sole, confermando la sua natura di visitatore galattico.
A partire dall’inizio, 3I/ATLAS ha catturato l’attenzione degli astronomi a livello globale: non solo per la sua orbita straordinaria, ma anche per le caratteristiche chimiche e fisiche che si stanno rivelando sempre più complesse e sorprendenti.
Prime immagini e rapporti precedenti alla scoperta
Riscoperte effettuate grazie alle immagini raccolte dall’Osservatorio Rubin in Cile mostrano che 3I/ATLAS era già stata catturata nel giugno 2025, circa dieci giorni prima della sua individuazione ufficiale. Queste immagini antecedenti confermano che gli strumenti più sensibili possono rilevare oggetti di grande interesse anche quando sono ancora lontani dall’essere riconosciuti come tali.
La cometa è emersa lentamente nel corso dei mesi, diventando un oggetto privilegiato di osservazione scientifica soprattutto nella seconda metà del 2025, quando si è avvicinata progressivamente al Sole e alla Terra.
La presenza di molecole chiave
Uno degli aspetti scientificamente più significativi delle osservazioni riguarda la composizione chimica della chioma, l’involucro di gas e polvere che circonda il nucleo della cometa quando il ghiaccio sublimato si trasforma in vapore a causa del riscaldamento solare. In immagini e spettri raccolti dall’osservatorio spaziale SPHEREx della NASA è stata rilevata la presenza di vapore acqueo, così come di diverse molecole organiche semplici tra cui metano (CH₄), metanolo (CH₃OH) e cianuro.
Queste molecole sono ritenute fondamentali nello studio delle origini chimiche del Sistema solare e dei processi di formazione planetaria, in quanto costituiscono alcune delle componenti chimiche di base per la creazione di composti più complessi. La loro presenza nei materiali cometari suggerisce che ingredienti chimici universali possano essere distribuiti in modo diffuso nel mezzo interstellare.
Attività a grande distanza dal Sole
Particolarmente degno di nota è il fatto che la cometa mostrava segnali di perdita di acqua anche quando si trovava molto lontana dal Sole: a una distanza superiore a tre volte quella Terra‑Sole, regioni in cui normalmente i ghiacci superficiali delle comete rimangono inattivi. Le osservazioni dell’osservatorio Swift hanno rivelato un’emissione continua di molecole d’acqua e dei loro frammenti con una velocità stimata di circa 40 chilogrammi al secondo.
La conferma di metano, metanolo e cianuro nella chioma di 3I/ATLAS ha una serie di implicazioni scientifiche significative. Queste molecole sono considerate “organiche” in un contesto chimico, ma non rappresentano indicatori diretti di vita: si tratta piuttosto di composti di base che in ambiente terrestre appartengono alle classi di molecole organiche semplici. Tuttavia, la loro abbondanza offre una finestra sulle condizioni chimiche prevalenti nel mezzo interstellare da cui proviene la cometa e sui processi di evoluzione delle componenti volatili nei dischi protoplanetari.
Inoltre, il confronto con altre comete, sia del nostro Sistema solare che di altri sistemi, suggerisce che 3I/ATLAS potrebbe contenere proporzioni insolite di alcuni composti organici rispetto agli standard tipici delle comete solari, indicando differenze di formazione e maturazione nei rispettivi ambienti stellari di origine.
L’arrivo di 3I/ATLAS ha suscitato una risposta scientifica, con una serie di osservazioni multi‑spettro che hanno coinvolto sia telescopi terrestri che missioni spaziali. Dopo la scoperta iniziale, strumenti come il James Webb Space Telescope (JWST) e altri rilevatori di radiazione infrarossa e ultravioletta hanno condotto campagne di misurazione, utili non solo a quantificare emissioni gassose ma anche a comprendere le dinamiche di sublimazione del nucleo cometario.
Significato astrofisico dell’evento
La visita di 3I/ATLAS nel nostro Sistema solare rappresenta un’opportunità per confrontare direttamente materiali provenienti da altri sistemi stellari con quelli nativi dei nostri.
Sebbene la cometa stia ormai allontanandosi dal Sole e si prepari a lasciare il Sistema solare esterno, i dati raccolti continueranno a essere analizzati per anni. Ogni molecola identificata nella sua chioma, ogni emissione osservata, contribuisce a rafforzare la nostra comprensione della natura universale delle sostanze che permeano la Via Lattea e delle condizioni che possono aver influenzato la formazione di sistemi planetari situati a decine o centinaia di anni luce.
In sintesi, la scoperta di acqua e molecole organiche nella chioma di 3I/ATLAS, unita alla rivelazione di immagini antecedenti, segna un capitolo significativo nella storia dell’astronomia moderna. Non solo conferma l’esistenza di composti chimici fondamentali su oggetti interstellari, ma apre anche nuove prospettive sulla distribuzione degli ingredienti di base della chimica organica all’interno della galassia.