Studentessa di ingegneria converte bicchieri di plastica colorati in maglioni trendy privi di microplastiche.

Negli , i bicchieri di plastica colorati rappresentano un emblema delle celebrazioni universitarie. Economici, durevoli e facili da smaltire, vengono utilizzati in milioni di unità ogni anno. Qual è il problema? Sono estremamente difficili da riciclare. La maggior parte dei centri di raccolta non dispone delle attrezzature necessarie per gestire la combinazione di plastiche di cui sono composti.

Lauren Choi, che all’epoca era una studentessa di ingegneria presso la Johns Hopkins University, ha deciso di affrontare il problema partendo da una semplice riflessione: perché non convertirli in filato tessile? Così ha preso forma il suo progetto: The New Norm.

Dopo aver conseguito la laurea nel 2020, Choi ha ricevuto un finanziamento per acquistare una macchina estrusore: questa serve a trasformare i bicchieri frantumati in filo continuo, pronto per l’uso nella produzione tessile. Durante i suoi studi, aveva già tentato di costruirne una da sola nel garage dei suoi genitori. Era consapevole che quell’attrezzatura fosse cruciale per realizzare la sua idea.

Per migliorare la qualità del filato, Choi ha collaborato con altri due college statunitensi che l’hanno assistita nello sviluppo di una componente naturale e non tossica, in di rendere il filamento plastico più morbido e adatto al contatto con la pelle.

Un’importante svolta è giunta quando Reynolds Consumer Products – la società madre di Hefty – ha deciso di finanziare il progetto. Un paradosso: uno dei principali produttori di bicchieri in plastica che ora sostiene chi li trasforma in capi sostenibili.

Nessuna cucitura, nessuno scarto e meno microplastiche

Attualmente, la produzione avviene tra Carolina del Nord e Virginia, dove i bicchieri raccolti vengono frantumati e trasformati in filato a filo continuo. Questo tipo di filato, a differenza di quello tradizionale a più capi (utilizzato ad esempio nella lana), non rilascia microplastiche durante i lavaggi. Questo è uno dei punti fondamentali del progetto.

Le microplastiche costituiscono uno dei problemi più gravi legati ai tessuti sintetici: ogni volta che laviamo un indumento in poliestere o nylon, una parte delle fibre si disperde nell’acqua e nell’ambiente. Con il filamento continuo utilizzato da New Norm, il rischio si riduce notevolmente.

Inoltre, i capi – maglioni e berretti – vengono realizzati tramite maglieria 3D, una tecnologia che consente di creare l’intero indumento in un unico pezzo, senza cuciture e senza sprechi di tessuto. Non ci sono ritagli, nessun materiale scartato. Ogni cosa viene utilizzata, come sottolinea Choi al Guardian:

Con la maglieria 3D si produce molto meno scarto rispetto al tradizionale metodo del taglia e cuci. I nostri capi escono già pronti dalla macchina: non sono necessarie cuciture, è un unico pezzo.

Un altro aspetto interessante: non viene utilizzato alcun colorante. I colori pastello – giallo, verde, rosa e blu – derivano direttamente dalle tonalità originali dei bicchieri stessi. Ogni capo racconta una visiva dei materiali da cui proviene.

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Una linea apprezzata e che vende

La collezione The New Norm è attualmente prodotta in un laboratorio a Brooklyn, dove le macchine per la maglieria 3D trasformano il filato in berretti e maglioni dal design semplice, ma curato. I prezzi oscillano tra 45 e 85 dollari, accessibili per un prodotto realizzato in modo etico, senza sfruttamento e con materiali riciclati.

I capi sono molto richiesti: ogni nuova uscita viene spesso esaurita in poche ore. Il successo delle vendite ha spinto Choi a pensare in grande: ora collabora con alcune aziende interessate al filato per testarne resistenza e durabilità, aprendo la strada a nuove applicazioni nel settore tessile industriale.

L’idea, nata in un garage, si sta evolvendo in una filiera sostenibile che unisce innovazione, moda e rispetto per l’ambiente. Non si tratta solo di una startup: è un esempio concreto di economia circolare che funziona.

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: The Guardian