“Raccolte oltre 100.000 firme contro l’apertura di un negozio Shein a Parigi”

Dopo aver attratto milioni di acquirenti a livello globale con il suo sito web che offre abbigliamento e accessori a prezzi molto competitivi, Shein, il colosso cinese della moda veloce, si sta ora orientando verso i negozi fisici in . La prima apertura, prevista presso il BHV Marais di Parigi, ha però suscitato una reazione molto forte e oltre 100mila cittadini hanno già sottoscritto la petizione avviata dal collettivo Une Autre Mode Est Possible (UAMEP) contro l’ingresso del marchio nei grandi magazzini.

L’espansione di Shein in Francia

Il lancio nei negozi fisici è programmato per novembre al BHV Marais, situato nel cuore del 4° arrondissement di Parigi. Successivamente, Shein aprirà altri cinque punti vendita nelle Galeries Lafayette di Digione, Reims, Grenoble, Angers e Limoges. Questa iniziativa è stata annunciata il 1° ottobre ed è il risultato di un accordo con la Société des Grands Magasins (SGM), l’ente che gestisce i negozi coinvolti.

L’arrivo del gigante cinese non è passato inosservato. Associazioni, marchi e istituzioni hanno immediatamente denunciato il rischio di amplificare un modello già devastante per l’ambiente e per il tessuto produttivo locale.

Diversi marchi partner del BHV hanno minacciato di ritirare i propri articoli, mentre Galeries Lafayette ha manifestato il proprio forte disaccordo, evidenziando che le pratiche di Shein sono in contraddizione con i valori di qualità e sostenibilità che il gruppo sostiene.

La Caisse des Dépôts ha ribadito che gli investimenti devono rispettare criteri di responsabilità e sostenibilità. Yann Rivoallan, presidente della Federazione Francese del Prêt-à-Porter Femminile, ha inoltre denunciato che Shein ha contribuito alla perdita di 15.000 posti di lavoro in Francia negli ultimi tre anni, aggravando la crisi di un settore già vulnerabile.

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Da tutto questo malcontento è emersa anche una petizione, promossa dal collettivo UAMEP, che evidenzia come Shein rappresenti un simbolo globale dell’ultra fast fashion, in netta contraddizione con gli impegni climatici, sociali ed economici della città di Parigi.

Cosa si contesta a Shein

I principali punti di contestazione a Shein riguardano aspetti ormai ben noti e oggettivamente controversi della fast fashion:

  • Ambiente: Shein introduce ogni giorno 10.000 nuovi articoli, per lo più realizzati in fibre sintetiche, generando una sovrapproduzione che contribuisce all’inquinamento tessile, in un settore già tra i più inquinanti a livello globale.
  • Aspetti sociali: condizioni di lavoro irregolari e disumane, con turni che possono arrivare fino a 15 ore al giorno per 28 giorni al mese, totale mancanza di trasparenza nelle catene produttive e violazione dei fondamentali.
  • Economia: concorrenza sleale nei confronti di creatori, artigiani e commercianti locali che rispettano norme sociali e ambientali. Shein è già stata multata in Francia con una sanzione record di 40 milioni di euro per pratiche commerciali ingannevoli.

L’arrivo del marchio avviene inoltre mentre Francia e Unione Europea stanno rafforzando le normative contro l’ultra fast fashion, rendendo quindi inaccettabile l’apertura di un negozio fisico che promuova tale modello.

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Cosa chiede la petizione

La petizione richiede l’annullamento dell’apertura di Shein al BHV e nelle Galeries Lafayette; il riconoscimento da parte di BHV e SGM che questa decisione è contraria agli impegni climatici e sociali della città di Parigi, controlli immediati della DGCCRF sulle pratiche commerciali di Shein, con sanzioni in caso di violazioni accertate, e infine un maggiore supporto a chi promuove la moda circolare e crea posti di lavoro locali, rispettando i diritti umani e tutelando l’ambiente.

La replica di Shein

Il marchio sostiene di voler “rivitalizzare i centri urbani francesi”, promettendo la creazione di 200 posti di lavoro e definendosi un’opportunità di diversificazione per i grandi magazzini. SGM, l’ente che gestisce il BHV e alcune Galeries Lafayette, parla di “malinteso” e difende la propria libertà di offrire ai consumatori una gamma che spazia dal lusso alla fast fashion.

Nonostante ciò, il marchio rimane uno dei simboli per eccellenza del modello usa e getta, che inquina, sfrutta e alimenta un consumismo eccessivo. Trasferire questo sistema dagli e-commerce agli scaffali dei grandi magazzini significa normalizzarlo nella vita quotidiana, mentre dovrebbero essere incoraggiate le alternative sostenibili.

: Change.org

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