Non c’è tregua per Shein, il brand cinese di moda veloce è nuovamente al centro dell’attenzione in francia con l’accusa di greenwashing. La Jury de Déontologie Publicitaire (JDP) ha bocciato la recentissima campagna pubblicitaria dell’azienda, giudicando le dichiarazioni di sostenibilità troppo generiche e ingannevoli. Non è la prima volta che l’impresa si trova coinvolta in controversie simili: in passato, sia in Francia che in italia, Shein era stata sanzionata per comunicazioni fuorvianti riguardanti l’ambiente.
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La campagna Shein in Francia
La scorsa primavera, Shein aveva presentato una serie di affissioni pubblicitarie con il messaggio: “Da Shein, lavoriamo ogni giorno per rendere la moda accessibile a tutti e miglioriamo costantemente il nostro modello”. I manifesti erano accompagnati da un codice QR che rimandava a una pagina web dedicata agli impegni ecologici del marchio.
Tuttavia, secondo la JDP, le informazioni fornite erano troppo generiche per consentire ai consumatori di valutare in modo chiaro l’effettivo impegno sostenibile dell’azienda. La giuria ha poi evidenziato che la campagna non rispetta “diverse norme del quadro deontologico a cui è soggetta la professione pubblicitaria”, in particolare per l’incapacità di essere trasparenti, la mancanza di chiarezza e il non rispetto dei principi di responsabilità sociale e ambientale.
Alla JDP erano pervenuti ben 4 reclami sulla pubblicità di Shein da parte di cittadini privati e uno da France Nature Environnement, un’associazione ambientalista francese. I denuncianti evidenziavano il modello di Shein, che si basa su un consumo eccessivo e spesso insostenibile, mettendo in luce le ormai note gravi problematiche legate ai diritti dei lavoratori, in particolare turni che superano le 18 ore giornaliere, salari minimi e utilizzo di cotone ottenuto tramite lavoro forzato.
<pShein ha sempre respinto le accuse, affermando che le critiche provengono da inchieste giornalistiche prive di “garanzia scientifica”. Tuttavia, la giuria si è concentrata sull’inefficacia comunicativa della campagna, indipendentemente dalla veridicità delle critiche esterne. Come spiegato nel comunicato dalla JDP, il parere è stato emesso dopo “un’analisi approfondita degli elementi presentati all’attenzione della Giuria per l’Etica Pubblicitaria, nel rispetto dei diritti della difesa e dell’equilibrio tra le parti”.
Le conclusioni sulla campagna pubblicitaria di Shein invitano ancora una volta – sia i brand che i consumatori – a riflettere: comunicare la sostenibilità non è sufficiente, è necessario dimostrare concretamente gli effetti positivi delle proprie azioni, evitando messaggi vaghi o fuorvianti.
Le contestazioni per l’apertura dei negozi fisici Shein in Francia
Questa nuova sconfitta per Shein si intreccia con le numerose polemiche riguardanti l’apertura dei punti vendita fisici del gigante cinese nei grandi magazzini francesi. L’inaugurazione del primo negozio, prevista al BHV Marais di Parigi, ha suscitato numerose proteste da parte di associazioni ambientaliste e gruppi di consumatori, dando vita a una petizione che in pochi giorni ha raccolto oltre 100.000 firme.
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La Francia sembra inviare un messaggio molto chiaro: non intende dare supporto a Shein né facilitare l’espansione di un modello di fast fashion controverso sotto ogni aspetto – ambientale, sociale ed economico.
Fonti: JDP / Que Choisir
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