Prosegue la lotta del Governo francese contro Shein: ieri, 5 novembre, un’ora e mezza dopo l’apertura in grande stile del negozio di 1.200 metri quadrati all’interno del BHV, un grande magazzino situato in rue de Rivoli, nel centro di Parigi, l’esecutivo ha comunicato di aver “avviato una procedura per la sospensione” della piattaforma del gigante cinese.
Qual è il motivo? Non solo è stata riscontrata la vendita di bambole pedopornografiche, ma anche di armi, machete e tirapugni. Pertanto, il sito, secondo le speranze dei francesi, ora rischia di non poter più vendere e consegnare i suoi pacchi nel Paese, che è, tra l’altro, il suo mercato più grande in europa.
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Nonostante la popolarità di Shein, che attira in Francia oltre 4,4 milioni di visitatori ogni giorno, il Governo è impegnato in una battaglia legale senza precedenti per costringerlo a chiudere. Anche se ciò comporta eludere la legislazione europea.
Su indicazione del primo ministro – si legge nella dichiarazione -, l’esecutivo di Sébastien Lecornu intende sospendere Shein per il tempo necessario affinché la piattaforma dimostri alle autorità pubbliche che tutti i suoi contenuti sono finalmente conformi alle nostre leggi e ai nostri regolamenti.
Questo annuncio giunge dopo l’apertura di un’indagine da parte della procura di Parigi, affidata all’Ufficio minori, contro Shein per la vendita di bambole pedopornografiche.
La Francia a un passo dalla legge anti ultra fast fashion
La Francia – primo Stato europeo ad aver introdotto la responsabilità estesa del produttore nel settore tessile – è sempre stata in prima linea nella lotta contro l’ultra fast fashion: nonostante la complessa situazione politica, è stata approvata al Senato in prima lettura una legge contro la moda a bassissimo costo.
Il disegno di legge prevede l’introduzione di un sistema di eco-score che valuterà l’impatto ambientale dei prodotti venduti dalle aziende di fast fashion, comprese le emissioni, l’uso delle risorse e la riciclabilità, e stabilirà una possibile imposta da applicare ai prodotti, vietando, tra le altre cose, la pubblicità per queste piattaforme.