Eco-score per il settore tessile: la Francia introduce una nuova etichetta ecologica per i vestiti.
Da ieri, 1° ottobre 2025, i consumatori in francia possono finalmente osservare sulle etichette dei capi di abbigliamento un nuovo strumento ideato per valutare l’impatto ambientale dei tessuti: il punteggio ambientale tessile, o eco-score tessile.
Approvata lo scorso maggio dalla Commissione Europea, questa etichetta è il frutto di anni di impegno, iniziato con il Climate and Resilience Act del 2021, che prevedeva l’implementazione di sistemi di visualizzazione ambientale nei settori alimentare e tessile.
Che cos’è l’eco-score tessile e qual è il suo obiettivo
L’eco-score è un sistema di visualizzazione che consente di comprendere il “costo ambientale” di un capo di abbigliamento, calcolato sull’intero ciclo di vita: dall’approvvigionamento delle materie prime, alla produzione, al trasporto, fino alla fase di smaltimento come rifiuto.
Le finalità sono due:
- informare i consumatori riguardo all’impatto ecologico dei capi che acquistano, promuovendo un consumo più responsabile
- incoraggiare produttori e distributori ad adottare pratiche di eco-design e a sostenere una produzione più sostenibile
Tuttavia, è importante notare che l’implementazione dell’etichetta si basa sulla partecipazione volontaria dei marchi: le aziende non sono obbligate a esporre il punteggio, anche se dal 2026 le associazioni dei consumatori e soggetti terzi potranno comunque pubblicarlo.
Quali prodotti tessili sono coinvolti
Il punteggio si applica ai prodotti tessili per l’abbigliamento, tra cui:
- biancheria intima (boxer, slip ecc.)
- camicie, jeans, pantaloni, pantaloncini
- gonne, vestiti, costumi da bagno
- cappotti e giacche
<pSono invece esclusi:
- tessili non destinati all’abbigliamento (es. biancheria per la casa)
- abbigliamento monouso
- capi con componenti elettronici
- capi con oltre il 20% di materiali non ancora valutati per l’impatto ambientale
Dove appare e in quale forma
Il punteggio ambientale può essere visualizzato sul prodotto stesso (tramite marcatura o etichetta), sugli scaffali dei negozi, online e sui siti dei marchi.
Si presenta come un valore espresso in punti: più alto è il numero, maggiore è il costo ambientale del prodotto.
Questa valutazione considera diversi aspetti:
- emissioni di gas serra
- danni alla biodiversità
- consumo di acqua e altre risorse naturali
- durabilità del capo
- effetti dell’inquinamento ambientale
In aggiunta, è stato reso disponibile uno strumento online che permette di inserire il codice a barre di un prodotto per conoscerne il costo ambientale dettagliato.
Un primo passo, ma con limiti significativi
Il sistema rappresenta una novità utile, ma non priva di problematiche. Queste le principali, segnalate dall’associazione dei consumatori francesi Que Choisir.
- Fibre sintetiche: la metodologia europea PEF favorisce i tessuti sintetici prodotti su larga scala, trascurando l’impatto dell’estrazione petrolifera
- Non considera i volumi di produzione: premia le grandi aziende industriali, che beneficiano di economie di scala, senza tener conto della quantità complessiva di capi immessi sul mercato
- Mancanza di chiarezza per i consumatori: il punteggio espresso come numero può risultare poco leggibile; le associazioni chiedono un sistema visivo e a colori, simile al Planet-Score
- Facoltatività: l’etichetta è volontaria e ciò ne limita l’impatto reale
Gli esperti di Que Choisir avvertono che l’eco-score tessile non deve essere considerato come una soluzione definitiva. La futura legge sulla fast-fashion prevede di utilizzarlo per modulare i prezzi dei prodotti più inquinanti, ma la vera sfida è altrove:
- rafforzare i controlli sugli standard di produzione
- ridurre i volumi complessivi di abbigliamento immessi sul mercato
Se desideriamo davvero rispettare il Pianeta è necessario modificare le abitudini di consumo: acquistare meno, ma meglio. Le stime indicano che non dovremmo superare i cinque nuovi capi l’anno a persona per un futuro sostenibile.
Il punteggio ambientale tessile arriverà anche in Italia?
Per il momento il punteggio tessile è previsto solo in Francia. Tuttavia, poiché si basa su una metodologia europea (PEF), è probabile che nei prossimi anni altri Paesi lo considerino.
L’italia potrebbe seguire l’esempio francese, se i consumatori e le associazioni richiederanno maggiore trasparenza. Osservare come funziona l’etichetta in Francia potrebbe quindi essere fondamentale per comprendere se e come introdurla e adattarla anche nel nostro Paese.
Fonti: Ministère de l’Économie et des Finances / Que Choisir
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