Dai funghi arriva una soluzione ecologica alla pelle, priva di crudeltà e derivati dal petrolio.

Negli ultimi anni, nel campo della ricerca si è iniziato a discutere di materiali per la pelle che non derivano dagli animali, né dalla plastica, ma dai funghi. Questi materiali sono realizzati a partire dal micelio, ovvero la parte sotterranea che sostiene la vita del fungo. Questo reticolo di filamenti, se coltivato in condizioni controllate, può trasformarsi in una massa solida che può essere lavorata fino a somigliare alla pelle. Da qui nascono Mylo e Muskin, due iniziative distinte per origine e caratteristiche, ma accomunate dalla stessa interrogativo: è possibile ripensare la pelle senza allevamenti e senza derivati del petrolio?

Il processo è relativamente semplice: il micelio viene alimentato con scarti vegetali e cresce in pochi giorni o settimane, a seconda della tecnica utilizzata. Successivamente, viene trasformato in fogli e rifinito con trattamenti specifici che gli conferiscono solidità, colore e resistenza. Il risultato è un materiale che non solo imita l’aspetto della pelle, ma anche la sensazione al tatto, con la differenza che non necessita di processi di concia tradizionali, noti per l’elevato consumo di acqua e sostanze chimiche.

Obiettivo: superare la pelle animale e sintetica

Mylo è stato sviluppato negli come progetto di ricerca applicata, con l’obiettivo di creare un materiale in di sostituire la pelle animale su larga scala. La sua composizione è principalmente basata su micelio e fibre naturali, con l’aggiunta di un rivestimento sintetico sottile che ne migliora la resistenza. È stato coltivato in ambienti verticali alimentati da energia rinnovabile e in tempi molto più brevi rispetto a quelli richiesti dall’allevamento animale. Negli ultimi anni ha attirato l’attenzione di alcune grandi aziende della moda, ma nel 2023 la produzione è stata interrotta: un segnale che, nonostante i progressi, introdurre un materiale innovativo sul rimane complesso e costoso.

Muskin, al contrario, ha origine in e presenta un approccio differente. È ottenuto dal micelio di un fungo che cresce spontaneamente sui tronchi di castagno e viene lavorato senza l’aggiunta di sostanze chimiche o componenti sintetici. Il risultato è un materiale completamente biodegradabile, che non rilascia sostanze tossiche e che può essere utilizzato in vari ambiti, dai rivestimenti agli accessori. Se Mylo ha puntato su un percorso internazionale e industriale, Muskin segue una strada più artigianale, ma conserva un forte valore simbolico: dimostra che anche in filiere più piccole è possibile ottenere alternative reali alla pelle animale.

Opportunità e limiti dei materiali a base di funghi

Entrambi i materiali si inseriscono nel dibattito sulla sostenibilità nel settore della moda, un ambito che da anni è oggetto di critiche per l’elevato consumo di risorse e l’uso massiccio di sostanze inquinanti. La pelle animale comporta allevamenti intensivi e processi di concia impattanti, mentre le “pelli” sintetiche sono spesso derivate dal petrolio e non biodegradabili. I funghi rappresentano quindi un’opzione interessante, in grado di ridurre l’impatto ambientale e di aprire nuove prospettive di design.

Tuttavia, non mancano i limiti. Mylo, pur essendo biobased, non è completamente biodegradabile a causa del rivestimento sintetico. Muskin, al contrario, è totalmente biodegradabile, ma non ha ancora raggiunto la diffusione necessaria per competere con i materiali tradizionali. La sfida sarà comprendere se questi esperimenti riusciranno a trasformarsi in soluzioni stabili e accessibili, capaci di modificare realmente il modo in cui produciamo e consumiamo moda.

Per il momento, però, Mylo e Muskin ci offrono una possibilità concreta: che il futuro dei materiali potrebbe derivare da un organismo spesso invisibile, ma essenziale per gli equilibri della natura.

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: Bolt