In Cisgiordania. Vita all’ombra dell’occupazione, il direttore di Ultima Voce Andrea Umbrello narra l’emozionante e drammatico viaggio nel cuore della Palestina vessata dall’occupazione sionista. Nella sua opera prima, l’autore non lascia nessun dato all’incertezza: ogni dichiarazione è supportata dalle regole del diritto internazionale e dalle analisi della comunità scientifica, mentre chi legge si immerge nelle più atroci ingiustizie perpetuate da Israele. Inevitabilmente, il testo di Umbrello scuote le coscienze di chi ancora si reputa innocente nei confronti del genocidio in corso.
La vera Cisgiordania nelle parole di Andrea Umbrello
Ci sono realtà che è possibile capire solo avendole viste con i propri occhi e comprendere la vita in Cisgiordania, che sembra essere così distante, non è semplice. L’obiettivo di Umbrello è proprio quello di far conoscere e soprattutto far comprendere la reale situazione che vivono i palestinesi in Cisgiordania. In una terra dalla cultura millenaria che contrasta con bombe e violenza, la progressiva e aggressiva colonizzazione di Israele ha portato alla devastazione delle persone, della natura e dell’urbanizzazione locale.
Raccontare una realtà così complessa è un’impresa difficilissima, eppure Umbrello ci riesce perfettamente, facendo immergere chi legge nella storia più drammatica dell’era postcontemporanea: il genocidio palestinese e la lotta di un popolo per la libertà e l’autodeterminazione.
Come papaveri, anche i palestinesi e le palestinesi resistono fiorendo di fronte alle avversità, mentre Israele rende loro il mero vivere arduo. Dalle restrizioni dell’accesso all’acqua e all’elettricità fino ai checkpoint, dalle detenzioni amministrative al muro di separazione: questi ostacoli fisici, eretti da Israele con il pretesto della sicurezza, impediscono l’accesso ai servizi essenziali e infliggono umiliazioni quotidiane a chiunque tenti di superarli. Cisgiordania. Vita all’ombra dell’occupazione non è altro che un invito a non dimenticare la Cisgiordania e a sostenere la lotta per una Palestina libera e indipendente.
La resistenza del popolo palestinese, oggi, è il seme di una speranza che non muore, che germoglia tra le macerie in una promessa di libertà che non può e non deve essere spezzata: per questo non possiamo permetterci di continuare a distogliere lo sguardo.
La sistematica violazione del diritto internazionale da parte di Israele e il fallimento del sistema Nazioni Unite
Attraverso una brillante analisi dei principali Trattati internazionali, delle Convenzioni e delle relazioni diplomatiche che nel corso dell’ultimo secolo hanno dettato le regole comunitarie in merito ai diritti umani e ciò che è considerato un crimine di guerra, l’autore mette in luce l’incoerenza della comunità internazionale in merito all’occupazione della Palestina. Partendo dalla Dichiarazione Balfour del 1917, Umbrello evidenzia come i diritti dei palestinesi e delle palestinesi siano stati progressivamente cancellati.
In primis, l’Europa ha scelto di scaricare le responsabilità e il senso di colpa per l’Olocausto sul popolo palestinese e lo ha fatto subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, concedendo molte libertà al neonato Stato di Israele, che in origine non avrebbe mai dovuto fare quello che tuttora continua a fare. Infatti, la storia di Israele in Palestina è connotata dalla strategia di apartheid, che mira all’isolamento del popolo palestinese dal resto del mondo.
In Cisgiordania. Vita all’ombra dell’occupazione l’autore riporta minuziosamente ogni Accordo internazionale che abbia avuto come oggetto l’oppressione del popolo palestinese e fa emergere quanto le istituzioni comunitarie siano rimaste nei fatti inerme davanti alla folle distruzione che comporta l’amministrazione di Israele. In particolare, Umbrello analizza le criticità del veto nel momento in cui le Nazioni Unite propongono sanzioni ad Israele per crimini contro l’umanità.
Non tutti sanno che sono state più di trenta le mozioni avanzate contro Israele e ogni volta non sono passate a causa del veto degli stati uniti. Infatti, nell’ONU ci sono cinque Nazioni, Stati Uniti, Cina, Russia, regno unito e francia, che decidendo di votare contro una determinata mozione hanno il potere di non farla passare, proprio come hanno fatto gli States negli ultimi sessant’anni. Il veto è ingiusto, poiché condiziona la volontà degli Stati membri dell’ONU e lo stretto rapporto tra Stati Uniti e Israele ha pesantemente contribuito alla violazione dei diritti umani del popolo palestinese.
In questo contesto, la stessa incoerenza della comunità internazionale diventa un’arma a favore del governo di Netanyahu, che consapevole dell’immunità di Israele, continua a macchiarsi dei più osceni crimini di guerra, dall’esecuzione dei bambini agli stupri delle donne palestinesi. Chi legge non può fare a meno di pensare che l’uomo è l’animale più riprovevole della Terra.
Il deturpamento della natura e l’ulivo come Resistenza
Oltre alle uccisioni, agli stupri e alle torture, l’occupazione illegale di Israele in Cisgiordania ha brutalmente attaccato la bellezza di un territorio fertile e rigoglioso, colmo di ulivi, terre coltivate e fonti d’acqua. In questo contesto, il popolo palestinese ha visto le proprie risorse naturali venire saccheggiate, deviate e distrutte. Nel corso del suo piano di colonizzazione, Israele ha ribaltato l’agricoltura della Cisgiordania, trasformandola da un’economia di sussistenza a un’economia capitalistica e dall’inizio dell’occupazione ha rubato terreni coltivati, campi e pozzi ai palestinesi e alle palestinesi.
L’amministrazione israeliana utilizza tutto come un’arma, anche l’acqua, ponendo il popolo palestinese in un’evidente posizione di subordinazione e sfruttamento, ma la resilienza del popolo palestinese va oltre le vessazioni subite dai coloni:
Dopo decenni di oppressione, anche la coltivazione e la cura dei fiori e delle piante autoctoni, in particolare degli ulivi, incarnano un legame tangibile con la terra e sino diventati segni della lotta contro l’occupazione e simboli di speranza per un ritorno della libertà. L’ulivo, infatti, con la sua longevità e la sua capacità di prosperare anche in condizioni difficili, incarna perfettamente la forza e la perseveranza del popolo palestinese. La coltivazione dell’ulivo, perciò, non è solo una pratica agricola, ma è anche espressione di opposizione culturale: un modo per affermare la propria identità e il proprio diritto alla terra.
Crescere all’ombra dell’occupazione
Nell’opera di Umbrello spicca il capitolo dedicato ai bambini e alle bambini palestinesi, gli unici minori al mondo che vengono giudicati in tribunale come fossero degli adulti. Le atrocità subite da queste vittime innocenti può trovare paragone solo nell’Olocausto. Le testimonianze riportate da Andrea Umbrello nel capitolo dedicato all’infanzia suscitano un reale ribrezzo nei confronti di chi viola i diritti inalienabile della persone, come quello di accedere all’istruzione.
Nel corso dell’ultimo secolo Israele ha bombardato le scuole, ostacolato il diritto allo studio, scoraggiato bambini e bambini ad andare a scuola e cercato di cancellare un popolo e la sua cultura. Tutto ciò ha contribuito nel far crescere un sentimento di odio nei più piccoli:
Quando ho avuto modo di chiedere cosa pensassero del loro futuro, i ragazzi che vivono nel Territorio Occupato come Jenin e Nablus mi hanno risposto all’unisono che sono ansiosi di crescere per poter combattere. Il sogno di questi giovani uomini è quello di diventare dei “martiri”, termine utilizzato per coloro che perdono la vita nella lotta contro l’occupazione israeliana. Questa è la realtà complessa e dolorosa di queste zone: qui la ferocia e l’oppressione hanno plasmato le aspirazioni dei giovani.
Magistralmente, Umbrello analizza e approfondisce la delicata situazione in cui si trovano i bambini e le bambine palestinesi, vittime innocenti dell’arroganza sionista. Eppure, la volontà di vivere di queste giovanissime persone emerge nel momento in cui vengono precariamente improvvisati workshop e momenti di condivisione delle conoscenze e delle competenze, nonostante il continuo attacco di Israele, che della Palestina vuole cancellare tutto, soprattutto le idee. Le storie raccontate dall’autore toccano l’anima e confermano che, finché al mondo ci sarà anche un solo bambino che prova sofferenza a causa della guerra, tutta l’umanità continuerà ad essere colpevole.
Non può esserci liberazione nazionale senza l’emancipazione delle donne in Palestina
Le donne palestinesi hanno avuto e hanno tuttora un ruolo fondamentale nella lotta per la libertà e delle autodeterminazione della Palestina. Umbrello riporta storie di donne straordinarie, che continuano a combattere per preservare la loro terra, il loro popolo e la loro cultura millenaria. La situazione delle donne è estremamente delicata, poiché di fatto non tutelate dalle leggi palestinesi e, ovviamente, Israele sfrutta questa situazione a suo vantaggio perpetuando il purplewashing, ossia il millantamento delle politiche per la parità di genere e sponsorizzando Israele come una terra equa e a favore delle donne.
Come ci ricorda l’autore, la realtà è ben diversa e le storie di vita che descrive evidenziano una situazione complicata per le donne, che ad ogni modo non si arrendono e lottano quotidianamente per affermare la loro presenza, il loro valore e la loro immensa resilienza:
Simbolo di resilienza, la donna palestinese è stata ed è tuttora rivoluzionaria, martire e prigioniera politica. La sua influenza, inoltre, ha plasmato silenziosamente generazioni di cittadini, instillando in loro un profondo senso di appartenenza nazionale e la volontà di difendere la propria terra. È lei la memoria vivente, la storia che si tramanda di bocca in bocca, di madre in figlia, di nonna in nipote. È lei che tiene accesa la fiamma della lotta, che ricorda al mondo che la verità non può essere sepolta nemmeno sotto il peso di un’occupazione che dura decenni.
Questi sono solo alcuni dei temi trattati nell’opera prima di Andrea Umbrello e il testo lascia un vortice di emozioni nel cuore delle lettrici e dei lettori. Anche se la speranza che la Palestina intera venga liberata il più presto dagli occupanti illegali resta la luce in questa oscurità, le ferite fisiche e soprattutto le ferite psicologiche che Israele continua ad infliggere ad un’intera popolazione resteranno per sempre indelebili e il mondo “civile” deve fare molto di più per fare in modo che questa distruzione finisca una volta per tutte.
Per le persone assassinate, oppresse e umiliate dalle amministrazioni israeliane dobbiamo pretendere giustizia, come dobbiamo pretendere che questi criminali di guerra paghino caro l’orrore che continuano a perpetuare. Per una Palestina libera, per una Palestina che Resiste e vive, nonostante tutto.