Quando si menziona Frida Kahlo, è immediato pensare alle sue sopracciglia marcate, agli autoritratti e ai vestiti tradizionali messicani. Tuttavia, esiste un altro aspetto che permea gran parte della sua esistenza e della sua produzione artistica: gli animali.
Scimmie, cani nudi, pappagalli, cervi, anatre e persino un’aquila. L’artista messicana non si limitava a nutrire affetto per loro: viveva letteralmente circondata da queste creature nella sua famosa Casa Azul di Coyoacán, oggi divenuta il Museo Frida Kahlo. Ancora oggi, fotografie, documenti e testimonianze narrano di una convivenza quotidiana che andava ben oltre il semplice possesso di animali domestici.
Una dimora che sembrava un piccolo santuario della natura
Il giardino della Casa Azul accoglieva una sorprendente varietà di animali. Tra i più noti c’erano le scimmie ragno, vari pappagalli e gli xoloitzcuintli, l’antichissima razza canina messicana priva di pelo. Frida e Diego Rivera condividevano questa passione, e numerose fotografie li ritraggono insieme ai loro animali preferiti.
Secondo diverse ricostruzioni biografiche, nella casa vivevano anche cervi, uccelli tropicali, anatre e altri animali che contribuivano a creare un’atmosfera unica, a metà tra giardino domestico e rifugio creativo.
Le scimmie che diventano compagne di vita
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Tra tutte le creature, le scimmie occupano un posto particolare. Appaiono in alcuni dei suoi autoritratti più noti, spesso abbracciate alle sue spalle o vicine al suo volto.
In opere come Autoritratto con scimmie, gli animali sembrano quasi proteggerla. Non sono figure decorative, ma presenze affettive, rappresentate con una sensibilità che rivela un forte legame emotivo. Gli studiosi hanno frequentemente interpretato queste figure come simboli della compagnia e dell’affetto che Frida cercava in una vita segnata da lunghi periodi di sofferenza fisica e isolamento.
I cani sacri del Messico
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Tra gli animali più cari a Frida c’erano gli xoloitzcuintli, una razza dalle origini antichissime che risale alla civiltà azteca.
Tra tutti, uno dei più amati era Señor Xólotl, un cane di razza Xoloitzcuintle. Questa è una delle razze più antiche del continente americano, originaria del Messico precolombiano. Il nome scelto da Frida non era casuale: richiamava Xólotl, divinità della mitologia azteca associata alla morte, alla trasformazione e al viaggio delle anime nell’aldilà. L’artista, profondamente attratta dalla cultura indigena e dalle tradizioni preispaniche, vedeva in questo animale un legame diretto con le radici più antiche del suo Paese.
Nella tradizione preispanica, questi cani erano considerati guide delle anime nel viaggio verso l’aldilà. Per Frida e Rivera, rappresentavano anche un forte richiamo all’identità culturale messicana e alle tradizioni indigene che entrambi apprezzavano profondamente. In diverse fotografie della Casa Azul, l’artista appare insieme ai suoi xoloitzcuintli, che considerava veri compagni di vita.
Un rifugio contro il dolore
La passione di Frida per gli animali acquista un significato ancora più profondo se contestualizzata nella sua biografia. Fin dall’infanzia, dovette affrontare problemi di salute, aggravati dal terribile incidente stradale del 1925 che le causò lesioni permanenti.
Per lunghi periodi, fu costretta all’immobilità e trascorse mesi tra ospedali e convalescenze. Gli animali rappresentavano una presenza rassicurante e costante in una vita segnata dalla sofferenza fisica. Molti biografi evidenziano come il mondo naturale fosse per lei una fonte di conforto, compagnia e ispirazione artistica.
Molto più che semplici animali domestici
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Nei dipinti di Frida Kahlo, gli animali non sono mai semplici comparse. Diventano simboli, alter ego, custodi silenziosi delle sue emozioni e della sua identità.
Forse è anche per questo che, a distanza di oltre settant’anni dalla sua scomparsa, le immagini che la ritraggono con una scimmia sulla spalla o con un cane ai piedi continuano a catturare l’attenzione del pubblico. Raccontano una Frida diversa da quella dei libri di storia dell’arte: più intima, più vulnerabile e, proprio per questo, più umana.
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