L’Italia può raggiungere il 100% di energia rinnovabile entro il 2050: uno studio del Politecnico di Milano evidenzia la fattibilità e i vantaggi economici.

L’ può realmente raggiungere l’obiettivo di produrre tutta l’elettricità necessaria utilizzando esclusivamente fonti rinnovabili? Secondo un recente studio condotto dal Politecnico di , la risposta è affermativa. Tuttavia, sarà necessaria una trasformazione radicale del sistema energetico nazionale, con un significativo incremento della capacità installata di fotovoltaico ed eolico, una diffusione capillare dei sistemi di accumulo e un deciso potenziamento delle infrastrutture elettriche.

La ricerca, sviluppata in collaborazione con Leap e presentata durante SolarExpert con il supporto di Italia Solare, Coordinamento Free, Cna ed Ecco, ha esaminato vari scenari di evoluzione del sistema elettrico italiano fino al 2050, valutandone sia la fattibilità tecnica sia la sostenibilità economica.

Entro il 2050 il fabbisogno elettrico raddoppierà

Uno degli aspetti più significativi emersi dallo studio riguarda l’incremento della domanda di elettricità. Attualmente, l’Italia consuma circa 300 TWh all’anno, ma entro il 2050 il fabbisogno potrebbe superare i 600 TWh.

Questa crescita sarà principalmente determinata dall’elettrificazione di numerosi settori attualmente alimentati da combustibili fossili. I trasporti, il riscaldamento degli edifici, parte dei processi industriali e la produzione di idrogeno richiederanno infatti quantità sempre maggiori di elettrica.

Per soddisfare questa domanda senza ricorrere alle fonti fossili, secondo i ricercatori sarà necessario installare almeno 190 GW di impianti fotovoltaici, oltre 120 GW di nuova capacità eolica e circa 190 GWh di sistemi di accumulo elettrochimico (Bess), essenziali per immagazzinare l’energia prodotta quando sole e vento sono disponibili e restituirla nei momenti di maggiore richiesta.

Il gas potrebbe ridursi del 90%

Lo scenario delineato dal Politecnico di Milano prevede una drastica diminuzione del ruolo del gas naturale. Rispetto ai consumi attuali, il fabbisogno diminuirebbe di circa il 90%.

Una quota limitata di generazione programmabile continuerà comunque a essere presente per garantire la sicurezza della rete elettrica durante i periodi in cui la produzione da fonti rinnovabili risulta insufficiente. In questo caso, però, si tratterebbe principalmente di biometano e di metano sintetico prodotto a partire dall’idrogeno, con un contributo inferiore ai 35 TWh annui.

Secondo gli autori dello studio, questa combinazione permetterebbe di mantenere stabile il sistema elettrico anche in presenza di una quota molto elevata di produzione da fonti rinnovabili.

L’Italia deve ancora colmare un grande divario

Lo scenario del 2050 appare ancora distante se confrontato con la situazione attuale.

Secondo gli ultimi dati forniti da Terna, al 31 maggio 2026 la potenza rinnovabile installata in Italia era pari a 86,42 GW.

Di questi, 46,12 GW provengono dal fotovoltaico, mentre l’eolico si attesta a 13,91 GW. Una distribuzione che, secondo i ricercatori, potrebbe essere migliorata aumentando proprio la quota di energia prodotta dal vento.

Fotovoltaico ed eolico, infatti, tendono a compensarsi naturalmente. Quando la produzione solare diminuisce, soprattutto durante le ore serali o nei mesi invernali, spesso aumenta quella eolica. Questa complementarità consente di ridurre il fabbisogno di accumuli e rende il sistema complessivamente più efficiente.

Quanta energia andrebbe davvero sprecata?

Uno dei dubbi più comuni riguarda l’eventuale sovrapproduzione di elettricità. Se si installano numerosi impianti rinnovabili, una parte dell’energia rischia inevitabilmente di non essere utilizzata.

Le simulazioni mostrano però che questo fenomeno rimarrebbe relativamente contenuto. Nello scenario completamente rinnovabile l’energia prodotta in eccesso rappresenterebbe circa il 6% della domanda elettrica complessiva, mentre le ore caratterizzate da prezzi dell’elettricità pari a zero si attesterebbero intorno al 13% dell’anno.

Secondo gli autori dello studio, questi risultati dimostrano come un corretto equilibrio tra produzione da fonti rinnovabili, sistemi di accumulo e una limitata capacità programmabile possa garantire il funzionamento del sistema elettrico senza particolari criticità.

Il nodo resta quello dei trasporti

Lo studio identifica nel settore dei trasporti uno dei principali ostacoli alla completa decarbonizzazione del Paese.

L’elettrificazione della mobilità procede infatti più lentamente rispetto ad altri comparti e questo rallenta la riduzione complessiva delle emissioni. Accelerare la diffusione dei veicoli elettrici e delle infrastrutture di ricarica diventerà quindi uno degli elementi decisivi per raggiungere gli obiettivi climatici.

Parallelamente saranno necessarie reti elettriche più robuste, procedure autorizzative più rapide e investimenti capaci di accompagnare la crescita della produzione rinnovabile.

Lo studio del Politecnico di Milano non descrive una transizione semplice, ma dimostra che un sistema fondato prevalentemente su fotovoltaico, eolico, accumuli e gas rinnovabili può soddisfare il fabbisogno energetico del Paese riducendo drasticamente la dipendenza dai combustibili fossili. Una prospettiva che, secondo i ricercatori, risulta anche la più vantaggiosa dal punto di vista economico.

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