Non solo attività fisica: anche musica, lettura e visite a musei contribuiscono a rallentare il processo di invecchiamento.

Esistono pratiche che appaiono troppo leggere per essere incluse nel vasto repertorio delle attività benefiche. Una visita a un museo, un concerto ascoltato con attenzione, alcune pagine lette senza il telefono che vibra accanto, una mostra visitata in una domenica qualsiasi. Potrebbe sembrare solo svago, ma il corpo, a quanto pare, registra anche queste esperienze. E lo fa in un contesto molto meno romantico di una sala colma di opere d’: nel sangue, nel DNA, nei segnali chimici che accompagnano l’età biologica.

Un recente studio condotto da ricercatori dell’University College London e pubblicato su Innovation in Aging ha esaminato i dati di 3.556 adulti nel , confrontando le risposte sui comportamenti culturali con i risultati di analisi del sangue. L’intento era quello di scoprire se attività come leggere, ascoltare musica, visitare musei, andare in gallerie o partecipare a eventi artistici potessero avere un legame misurabile con il modo in cui il corpo invecchia. I risultati devono essere interpretati con cautela, poiché si tratta di associazioni osservate nei dati, ma risultano comunque molto interessanti: coloro che si dedicavano più frequentemente ad attività artistiche e culturali mostrano un ritmo di invecchiamento biologico più lento e, in alcuni casi, un’età biologica più giovane.

Il corpo tiene traccia

Per valutare questo effetto, il team di ricerca ha utilizzato sette “orologi epigenetici”, strumenti che monitorano i cambiamenti chimici legati all’età, in particolare la metilazione del DNA. Queste modifiche influenzano il funzionamento dei geni senza alterare la sequenza genetica. Tradotto in termini semplici: il patrimonio genetico rimane invariato, ma il modo in cui alcune informazioni vengono interpretate e attivate può rivelare qualcosa sul passare del tempo nel corpo.

I dati più significativi provengono dagli orologi epigenetici più recenti, DunedinPoAm e DunedinPACE, progettati per stimare il ritmo dell’invecchiamento. Con DunedinPACE, partecipare ad attività artistiche almeno tre volte l’anno era associato a un invecchiamento più lento del 2%; farlo mensilmente portava a un 3%; farlo almeno una volta a settimana al 4% rispetto a chi partecipava meno di tre volte l’anno. Una differenza simile a quella osservata tra chi svolgeva attività fisica almeno una volta a settimana e chi invece dichiarava di non praticarla.

Il confronto con l’esercizio fisico è la parte più sorprendente, poiché sposta l’arte al di fuori della sfera del semplice passatempo raffinato. Nello studio, l’impegno artistico e culturale appare comparabile all’attività fisica per dimensione dell’effetto su alcuni indicatori epigenetici. In un altro test, denominato PhenoAge, chi partecipava ad attività artistiche e culturali almeno una volta a settimana risultava in media un anno più giovane biologicamente rispetto a chi lo faceva raramente. Per l’attività fisica settimanale, la differenza media osservata era di poco superiore a sei mesi.

Musica, musei, libri

Il dato si comprende meglio se lo si immagina nella sua concretezza. Leggere stimola attenzione, memoria, linguaggio. La musica coinvolge emozioni, ritmo, corpo, ricordi. Un museo costringe a camminare, osservare, collegare immagini, date, storie, dettagli. Un laboratorio creativo aggiunge manualità, interazione, concentrazione. Ogni attività offre ingredienti diversi: stimolazione cognitiva, emotiva, fisica e sociale. Ed è proprio questa varietà, spiegano i ricercatori, a rendere l’esperienza culturale più ricca dal punto di vista della .

Il legame è risultato più forte negli adulti di mezza età e negli anziani, ovvero dai 40 anni in su, e rimaneva presente anche dopo aver considerato fattori in di influenzare i risultati, come indice di massa corporea, fumo, livello di istruzione e reddito. Questo aspetto è significativo, poiché l’accesso alla cultura spesso dipende anche da disponibilità economica, tempo libero, istruzione e località di residenza. Lo studio cerca di ridurre questo rumore statistico, pur senza trasformare il risultato in una prova definitiva di causa ed effetto.

La stessa équipe evidenzia che gli orologi epigenetici più datati analizzati nello studio non hanno mostrato benefici chiari né per l’arte né per l’attività fisica. Questo ridimensiona ogni entusiasmo e ricorda un concetto semplice: la ricerca sull’età biologica è ancora un campo in evoluzione. Gli strumenti cambiano, diventano più sensibili, misurano aspetti diversi dell’invecchiamento. Qui il segnale proviene soprattutto dagli indicatori più recenti, quelli più vicini al ritmo del declino legato all’età.

Una cura senza camice

Daisy Fancourt, prima autrice dello studio, parla dell’impatto dell’arte sulla salute “a livello biologico” e suggerisce di considerare la partecipazione culturale come un comportamento favorevole alla salute, in modo simile all’esercizio fisico. Feifei Bu, autrice senior, collega questi risultati a un ampio filone di studi in cui le attività artistiche sono state associate a una riduzione dello stress, a un’infiammazione più bassa e a un miglioramento dei fattori di rischio cardiovascolare.

Vista dall’, questa ricerca offre anche spunti molto pratici. L’arte non si trova solo nei grandi musei, nei biglietti costosi o nei festival con programmi ben stampati. Può trovarsi in una biblioteca comunale, in un coro di quartiere, in un laboratorio di pittura, in una visita gratuita la prima domenica del mese, in un libro preso in prestito, in un concerto intimo, in una sala di provincia con sedie scomode. Se davvero la partecipazione culturale rientra tra i comportamenti che favoriscono un invecchiamento migliore, allora accessibilità e continuità diventano parte della questione sanitaria, anche se suonano molto meno cliniche di una prescrizione.

Naturalmente, nessuno studio giustifica la sostituzione di passeggiate, controlli medici, sonno e alimentazione con una visita in galleria. Sarebbe comodo, e anche molto elegante, ma il corpo non ama le scorciatoie. Il punto utile è un altro: la salute quotidiana si costruisce anche attraverso attività che mantengono attivi pensiero, emozioni, relazioni e curiosità. Un quadro osservato con attenzione, una canzone ascoltata senza distrazioni, una pagina letta fino in fondo possono sembrare gesti insignificanti. Il DNA, a quanto pare, li considera un po’ più seriamente.

Fonte: Innovation in Aging