Mohammad Bakri, voce della cultura palestinese

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Mohammad Bakri, regista e attore palestinese di cittadinanza israeliana, è scomparso mercoledì 24 dicembre all’età di 72 anni. Ricoverato da tempo per problemi cardiaci in un ospedale di Nahariyya, nel nord di Israele, Bakri lascia un’eredità artistica e culturale significativa, frutto di una carriera lunga e poliedrica che ha attraversato cinema, teatro e televisione internazionale.

La notizia della morte di Mohammad Bakri è stata confermata dalla famiglia e diffusa dai media israeliani, ricordando l’uomo come un narratore capace di raccontare le esperienze dei palestinesi sfidando le narrazioni ufficiali.

Le origini e gli studi: il successo sul grande schermo

Nato il 27 novembre 1953 nel villaggio di Bi’ina, in Galilea, Mohammad Bakri è stato tra i pochi artisti a ricevere ampio riconoscimento sia in Israele sia nei Territori palestinesi. Dopo aver studiato arte drammatica e letteratura araba all’Università di Tel Aviv, iniziò la carriera teatrale nel 1976, lavorando con importanti istituzioni come il Teatro nazionale Habimah, il Teatro di Haifa e il Teatro al-Kasaba di Ramallah. Questi anni segnarono le basi di una formazione artistica solida, che Bakri avrebbe poi trasferito al e alla regia.

L’esordio cinematografico di rilievo arrivò negli anni Ottanta con il Oltre le sbarre (1984) di Uri Barbash, selezionato per rappresentare Israele agli Oscar. Da quel momento Bakri ha recitato in oltre quaranta film, collaborando con registi di calibro internazionale come Costa-Gavras, Amos Gitai, Michel Khleifi, Rashid Masharawi, Saverio Costanzo, Paolo e Vittorio Taviani e Annemarie Jacir. In è ricordato soprattutto per Private (2004) di Saverio Costanzo e La masseria delle allodole (2007) dei fratelli Taviani.

Il documentario più controverso: Jenin, Jenin

Alla fine degli anni Novanta, Mohammad  Bakri si dedicò anche alla regia di documentari, tra cui il più noto e discusso è Jenin, Jenin (2002). Il film racconta le testimonianze degli abitanti del villaggio palestinese di Jenin dopo un’operazione militare israeliana. Il documentario, premiato alle Giornate cinematografiche di Cartagine, fu censurato in Israele e scatenò una serie di procedimenti giudiziari civili per diffamazione da parte di soldati israeliani, che accusarono Mohammad Bakri di una rappresentazione parziale e fuorviante dei fatti.

I processi si protrassero per anni e comportarono un temporaneo divieto di proiezione, facendo di Bakri un simbolo del dibattito sulla di espressione.

Continuità artistica tra difficoltà e riconoscimenti

Nonostante le polemiche e le sfide legali, Bakri ha continuato a lavorare tra cinema, teatro e televisione, partecipando anche a produzioni internazionali come le serie The Night Of, Homeland e Le Bureau des légendes. Nel 2017, insieme al figlio Saleh, ha vinto il premio per il miglior attore al Festival di Dubai per il film Wajib – Invito al matrimonio.

La sua carriera è stata costellata di numerosi riconoscimenti: nel 2018 il sindaco di Luigi de Magistris gli conferì la cittadinanza onoraria, definendolo «ambasciatore e ponte di pace e uguaglianza», mentre nel 2020 il ministero della Cultura palestinese lo nominò «personalità culturale dell’anno», istituendo anche un premio cinematografico a lui intitolato.

Una famiglia di attori e il lascito

Mohammad Bakri lascia la moglie Layla e sei figli, cinque dei quali – tra cui Saleh, Ziad e Adam – hanno seguito le sue orme nel della recitazione. La sua eredità va oltre la famiglia: il suo lavoro ha offerto uno sguardo profondo e spesso controverso sulla realtà palestinese, conquistando pubblico e critica in diverse parti del mondo. La capacità di Bakri di raccontare storie difficili e complesse, unita a una presenza scenica intensa, lo ha reso una figura unica nel panorama culturale mediorientale e internazionale.

Mohammad Bakri non è stato solo un interprete e regista: è stato una voce che ha saputo raccontare le storie dei palestinesi sfidando la narrativa dominante. La sua opera, sia come attore sia come regista, ha messo in luce temi politici e sociali spesso trascurati dai media tradizionali, suscitando dibattiti, ammirazione e controversie. La sua morte segna la fine di un capitolo importante nella storia culturale palestinese e israeliana, ma il suo lascito artistico continuerà a influenzare generazioni di spettatori, attori e registi.

Lucrezia Agliani