Fino all’8 luglio, sarà possibile visitare all’Università La Sapienza di roma la mostra fotografica Morire di classe, un’esposizione che riporta all’attenzione una delle fasi più tragiche della storia italiana: quella dei manicomi prima della riforma Basaglia.
Allestita presso il Museo Laboratorio di Arte Contemporanea (MLAC), la mostra presenta una selezione di immagini scattate alla fine degli anni Sessanta da Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin per il volume omonimo curato da Franco Basaglia e Franca Ongaro Basaglia, pubblicato nel 1969 da Il Saggiatore.
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Immagini forti, impossibili da dimenticare, che documentano la condizione degli ospedali psichiatrici italiani prima della Legge 180 del 1978: spazi di segregazione piuttosto che di cura, dove venivano ricoverate non solo persone con disturbi mentali, ma anche indigenti, emarginati, donne ritenute “scomode” e chiunque non si conformasse ai modelli sociali prevalenti dell’epoca.
Quegli scatti mostrarono per la prima volta al pubblico letti di contenzione, camicie di forza, reparti degradati e sguardi segnati dall’abbandono. Un lavoro che ha avuto un ruolo fondamentale nel promuovere il dibattito culturale e politico che avrebbe condotto alla storica riforma voluta da Franco Basaglia e alla progressiva chiusura dei manicomi in italia.
Tuttavia, la mostra non si limita a un’analisi del passato. Come sottolineano i promotori, la riflessione rimane attuale. A quasi cinquant’anni dalla Legge 180, il sistema della salute mentale continua a confrontarsi con significative disuguaglianze territoriali, mancanza di personale e investimenti inadeguati. Secondo le statistiche più recenti, la spesa per la salute mentale rimane ben al di sotto del 5% del Fondo sanitario nazionale, considerato dagli esperti come obiettivo minimo.
L’esposizione include anche una sezione dedicata ad altri importanti fotografi che hanno documentato il mondo della psichiatria e delle istituzioni totali. Tra questi Luciano D’Alessandro, autore del noto reportage Gli esclusi; Paola Mattioli, che ha documentato le esperienze innovative dell’ospedale psichiatrico di trieste; Uliano Lucas e Gian Butturini, testimoni del processo di superamento dei manicomi; e il fotografo francese Raymond Depardon, che negli anni successivi ha catturato la trasformazione degli ospedali psichiatrici italiani.
Accanto alle fotografie, sono esposti documenti storici, pubblicazioni e materiali di approfondimento selezionati dagli studenti della Sapienza, che mettono in relazione l’esperienza manicomiale con alcune delle nuove forme di esclusione e contenimento presenti nella società contemporanea.
“Morire di classe” è promossa da Archivio Basaglia e Il Saggiatore, in collaborazione con il Polo Museale Sapienza Cultura e il Dipartimento SARAS. L’ingresso è gratuito. La mostra è visitabile dal lunedì al venerdì, dalle 15 alle 19, presso il MLAC, all’interno della Città Universitaria della Sapienza, in piazzale Aldo Moro a Roma.
Più di una semplice esposizione fotografica, è un invito a riflettere sul significato della cura, della dignità e dei diritti delle persone più vulnerabili, temi che rimangono centrali anche nel dibattito attuale sulla salute mentale.