Napoli inaugurerà il suo primo museo sottomarino: più di 10 sculture saranno collocate in acqua di fronte a Castel dell’Ovo.

Esistono città che conservano i propri tesori all’interno dei musei. E poi c’è napoli, che ha deciso di affidarli all’elemento marino. Davanti a Castel dell’Ovo, dove la leggenda narra che sia giunta la sirena Partenope, sta per sorgere il primo museo subacqueo della città. Un luogo in cui arte, mito, ricerca e biodiversità si fondono sotto la superficie dell’acqua, trasformando il fondale del Golfo in una galleria all’aperto. O, per essere più precisi, a mare aperto.

A pochi passi dalle casse in cui vengono affinati vini e altri prodotti alimentari, saranno immerse 12 opere d’arte: dieci sculture dell’artista napoletano Domenico Sepe e due di Amedeo Sanzone.

Il progetto è “Demersa Parthenope” ed è un tributo alla figura mitologica da cui trae origine la città.

Un museo sottomarino dedicato a Partenope

Le opere saranno posizionate tra i 28 e i 35 metri di profondità, in un tratto di mare già utilizzato da un’azienda che si occupa di affinamento subacqueo di vini, liquori, aceti e altri prodotti. L’idea è tanto semplice quanto affascinante: trasformare un luogo di sperimentazione enologica in uno spazio culturale permanente, dove il mare diventa parte integrante dell’opera.

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Le sculture di Domenico Sepe, realizzate in bronzo e alluminio, reinterpretano l’iconografia della sirena Partenope. Materiali che, una volta immersi, mutano completamente aspetto. Le due opere di Amedeo Sanzone, invece, appartengono al progetto “Noumeni” e si ispirano al pensiero di Immanuel Kant, immaginando forme leggere e fluttuanti che evocano ciò che esiste oltre la percezione umana.

Chi può visitare il museo subacqueo

Naturalmente non solo i sub esperti. Chi possiede il brevetto potrà immergersi insieme ai diving club locali e osservare le opere direttamente sul fondale. Tuttavia, è stata pensata anche un’alternativa accessibile a tutti: i visitatori potranno raggiungere l’area in barca e ammirare le sculture attraverso le immagini trasmesse in tempo reale da un ROV, un drone subacqueo capace di esplorare il fondale.

Per scuole, musei e realtà culturali sarà inoltre disponibile un tour virtuale, in modo da rendere l’esperienza accessibile anche a chi non può recarsi sul posto.

L’intera operazione coinvolgerà Mare Nostrum di Archeoclub d’italia, il reparto tecnico Solinav e anche i ragazzi dell’Area penale minorile di Napoli, impegnati in un percorso di formazione, legalità e inclusione sociale. Un modo concreto per dimostrare come cultura e rigenerazione possano procedere insieme, lungo la stessa traiettoria.

Napoli è una città che ha sempre vissuto in simbiosi con il mare. Questa volta, però, non si limita a osservarlo: lo trasforma in uno spazio espositivo, in un laboratorio di ricerca e in un luogo di incontro tra arte contemporanea e natura.

E forse è proprio questa la forza di Demersa Parthenope: ricordarci che il mare non è soltanto uno sfondo da cartolina o una risorsa da sfruttare, ma un patrimonio vivo da conoscere, rispettare e raccontare con linguaggi innovativi.

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