Dopo più di centocinquant’anni di operatività, la rinomata casa editrice e libreria Hoepli S.p.A. avvia il processo di liquidazione volontaria. Tale decisione è stata adottata dall’assemblea dei soci su proposta del consiglio di amministrazione e rappresenta un momento critico per una delle realtà più emblematiche dell’editoria italiana.
Per milano – e per molti italiani che tra quegli scaffali hanno cercato manuali, studiato o semplicemente sfogliato libri – la notizia porta con sé il sapore amaro della conclusione di un’epoca.
Nel comunicato ufficiale, la società chiarisce che la decisione di scioglimento è il frutto di una “sofferta e approfondita riflessione sulla situazione complessiva” dell’azienda. Tra le ragioni indicate si segnalano risultati economici sfavorevoli, le prospettive complicate del mercato editoriale e librario e un conflitto interno tra soci considerato particolarmente oneroso. La gestione della procedura è stata affidata all’avvocata Laura Limido, con l’intento dichiarato di garantire una liquidazione condotta in modo imparziale ed efficiente, tutelando creditori, dipendenti e tutte le parti coinvolte.
Una libreria che ha attraversato tre secoli
La notizia ha un significato particolare a Milano. Per generazioni di studenti e professionisti, la libreria Hoepli di via Hoepli non è stata solo un negozio di libri, ma un autentico punto di riferimento culturale. La sua storia inizia nel 1870, quando Ulrico Hoepli apre la prima libreria nella Galleria De Cristoforis, nei pressi di corso Vittorio Emanuele.
Solo un anno dopo viene fondata anche la casa editrice, destinata a diventare una delle più rilevanti in italia nel campo delle pubblicazioni scientifiche e tecniche. Tra le opere simbolo c’è il famoso Manuale dell’Ingegnere, pubblicato per la prima volta nel 1877 e giunto nel tempo a numerose edizioni. Nel corso degli anni, il marchio Hoepli ha accompagnato generazioni di studenti, tecnici e professionisti con manuali, saggi e testi specialistici.
Le proteste dei lavoratori
La decisione dell’assemblea è giunta dopo settimane di tensione e poche ore dopo uno sciopero dei dipendenti davanti alla sede milanese dell’azienda. I lavoratori hanno manifestato contro l’incertezza che circonda il futuro della società e dei circa 90 dipendenti. Sui social cresce la delusione per la scelta e iniziano a circolare le prime petizioni online.
Anche la Cgil ha espresso critiche nei confronti della decisione, definendola una scelta che rischia di compromettere un patrimonio culturale e occupazionale. Il sindacato ha invitato i cittadini a partecipare a un flash mob davanti alla libreria, con lo slogan: “La storia di Milano non si liquida”. Nel frattempo, il sindaco Giuseppe Sala ha manifestato l’auspicio di trovare una soluzione per salvaguardare quella che ha definito “un patrimonio della città”.
La battaglia di chi vuole salvarla
Tuttavia, non tutti i soci sono favorevoli alla liquidazione. Giovanni Nava, che possiede circa il 30% delle quote, ha dichiarato l’intenzione di opporsi alla decisione. Secondo Nava, sarebbe stato possibile tentare un rilancio della società con un nuovo management. Il socio ha affermato che continuerà la sua battaglia legale per salvare la libreria e la casa editrice.
Nel frattempo, permane l’incertezza sul futuro di un marchio che per oltre 156 anni ha accompagnato la vita culturale italiana. Se davvero le luci di Hoepli dovessero spegnersi, non si tratterebbe solo della chiusura di un’azienda, ma della conclusione di una pagina importante della storia editoriale di Milano.