C’è un volume di incantesimi risalente al 1612 che attende di essere esplorato. Si trova negli archivi della Newberry Library di Chicago, redatto a mano in un corsivo del Seicento che pochissimi al mondo sarebbero in grado di interpretare. Questo, più di qualsiasi discussione teorica, evidenzia il problema che la biblioteca sta cercando di risolvere.
Il caso
Dal 2013, la Newberry Library di Chicago ha lanciato il progetto Newberry Transcribe, un invito ai volontari capaci di decifrare il corsivo per rendere accessibile — e soprattutto ricercabile — l’immensa collezione di manoscritti, lettere e diari che abbracciano quattro secoli di storia americana. Il progetto è iniziato con le lettere della guerra Civile, in occasione del centocinquantesimo anniversario, e da quel punto si è ampliato fino a includere l’intero archivio.
Durante la pandemia, ha vissuto un periodo di grande impulso, con migliaia di persone, rinchiuse in casa, che cercavano un’attività significativa da svolgere. La curatrice dei manoscritti moderni Alison Hinderliter ha spiegato in termini semplici: “Le persone cercavano qualcosa di rilevante e il crowdsourcing ha funzionato”. Oggi quel periodo è passato, e il progetto avanza lentamente, non per una diminuzione dell’interesse, ma perché il numero di persone capaci di leggere il corsivo è in calo.
Un’abilità che sta diventando un privilegio
Negli Stati uniti, nel 2010, il corsivo è stato eliminato dai requisiti obbligatori del Common Core — il programma educativo condiviso tra gli Stati — senza che le ripercussioni a lungo termine fossero realmente valutate. La storica Drew Gilpin Faust lo aveva già previsto nel 2022, in un’intervista a NPR:
Diventeremo dipendenti da un ristretto gruppo di traduttori esperti per interpretare qualsiasi tipo di documento scritto a mano, dai contratti agli atti legali, comprese le lettere e i documenti dei nostri antenati.
È una forma di analfabetismo al contrario, per così dire: non l’incapacità di scrivere, ma l’impossibilità di leggere ciò che è già stato scritto.
Cosa custodisce la Newberry
L’archivio che attende i trascrittori è un labirinto. Ci sono i resoconti diretti del Grande Incendio di Chicago del 1871, i diari dei visitatori dell’Esposizione Universale del 1893, la corrispondenza di autori come Nelson Algren e Sherwood Anderson — quest’ultimo noto, tra le altre cose, per una calligrafia quasi illeggibile anche per gli esperti. E poi c’è quel libro di incantesimi seicentesco, che attende ancora il suo lettore.
Come riportato da Literary Hub, la biblioteca conta attualmente 146 volontari registrati, anche se nel corso del decennio ne sono passati a migliaia. Il numero è esiguo rispetto alla quantità di materiale da elaborare, e l’invito è aperto: chiunque sia in grado di leggere il corsivo può registrarsi sulla piattaforma Newberry Transcribe e iniziare a contribuire (si tratta di un’attività di volontariato, pertanto non è previsto alcun compenso).