In ricordo di Gabriel Garcia Márquez: vita e citazioni famose del creatore di “Cent’anni di solitudine”

Premio Nobel nel ’82 e figura di spicco del cosiddetto realismo magico, Gabriel José de la Concordia García Márquez, conosciuto come “Gabo”, rappresenta molto più di un semplice autore. Durante la sua carriera, ha trovato ispirazione in scrittori come Jorge Louis Borges, Faulkner, Juan Rulfo, Virginia Woolf e Vargas Llosa. Marquez, colombiano naturalizzato messicano, è divenuto senza eccessive difficoltà il principale rappresentante della letteratura latinoamericana degli anni sessanta e settanta. Inoltre, Gabo ha criticato con fermezza la pena di morte, ha sostenuto il disarmo e ha denunciato la repressione statunitense contro il narcotraffico.

Le sue opere racchiudono alcune delle pagine più significative del Novecento: dalla saga della famiglia Buendía in Cent’anni di solitudine all&#8217’amore travolgente di Florentino in L’amore ai tempi del colera, passando per il racconto di Cronaca di una morte annunciata.

Gabriel Garcia Márquez è un autore imprescindibile, il cui stile fluido è spesso permeato da un’amara ironia, da intrecci tra realtà e fantasia e da una storia che funge da sfondo. Non sorprende che Márquez si sia anche fatto portavoce di battaglie per la libertà e la giustizia.

Gabriel Garcia Márquez, la vita e la carriera

Gabriel Garcia Márquez nasce il 6 marzo 1927 ad Aracataca, un piccolo villaggio fluviale nel nord-est della Colombia, da Gabriel Eligio García, telegrafista, e Luisa Santiaga Márquez Iguarán. Cresce a Santa Marta con i nonni, il colonnello Nicolás Márquez e la moglie Tranquilina Iguarán. Gabo è stato profondamente influenzato dal nonno materno, un politico liberale e veterano di numerose guerre, e dalla nonna, una sensitiva. La figura del nonno si riflette spesso nei suoi personaggi militari in opere come La mala ora (1966), L’autunno del patriarca (1975) e Nessuno scrive al colonnello (1958). Anche la nonna Tranquilina, che narrava storie miracolose e antiche leggende, è sempre presente nelle pagine di Márquez, che grazie a lei trasforma la quotidianità in una serie di eventi soprannaturali. Tranquilina viveva in un universo popolato da fantasmi e superstizioni, dove vivi e morti coesistevano serenamente, e questo influenzerà senza dubbio il Realismo magico che porterà al successo di Márquez.

Dopo la morte del nonno nel ’36, Gabriel si trasferisce a Barranquilla, dove consegue il diploma dieci anni dopo al Colegio Liceo de Zipaquirá.

Nel 1947 inizia a studiare Giurisprudenza e Scienze Politiche all’Universidad Nacional de Colombia di Bogotà (per poi abbandonare) e nello stesso anno pubblica il suo primo racconto, La tercera resignacion, sulla rivista El Espectator.

Nel 1948 si sposta a Cartagena, dove inizia a lavorare come giornalista per “El Universal” e collabora con altre testate americane ed europee, unendosi a un gruppo di scrittori appassionati della lettura di romanzi di autori come Faulkner, Kafka e Virginia Woolf.

Nel 1954 ritorna a Bogotà come giornalista per “El Espectador”, dove pubblica il racconto Foglie morte. L’anno successivo trascorre alcuni mesi a roma, dove inizia a seguire corsi di regia, per poi trasferirsi a Parigi. Nel ’58 sposa Mercedes Barcha, l’amore della sua vita, da cui nascono Rodrigo e Gonzalo.

Con l’ascesa di Fidel Castro, Gabo si reca a Cuba e inizia a collaborare con l’agenzia “Prensa latina” fondata da Castro, ma si trasferisce presto a Città del Messico a causa delle minacce da parte della CIA e degli esuli cubani. Qui scrive il suo primo libro, I funerali della Mama Grande, mentre nel 1967 pubblica uno dei suoi romanzi più celebri, “Cent’anni di solitudine”, che narra le vicende della famiglia Buendía a Macondo. Quest’opera è considerata la massima espressione del realismo magico.

A questo capolavoro seguono L’autunno del patriarca, Cronaca di una morte annunciata, L’amore ai tempi del colera e nel 1982 riceve il Premio Nobel per la Letteratura. Nel 2001 gli viene diagnosticato un cancro linfatico. Nel 2002 pubblica comunque la prima parte di “Vivere per raccontarla”, la sua autobiografia, e nel 2005 torna alla narrativa con il romanzo Memoria delle mie puttane tristi, il suo ultimo lavoro.

Gabo muore il 17 aprile 2014, all’età di 87 anni, in una clinica di Città del Messico.

Márquez, il realismo magico tra solitudine e senso di morte

La passione di Márquez per la scrittura si manifesta fin dalla gioventù: per guadagnarsi da vivere inizia a lavorare come giornalista, ma aspira sin da subito a diventare romanziere, consapevole di voler adottare uno stile che non sia realistico, ma simile a quello con cui la nonna narrava storie di fantasmi.

Nonostante collabori con Prensa Latina, l’agenzia giornalistica di Fidel Castro creata dopo la rivoluzione cubana, il giovane Márquez desidera mantenere una certa distanza dal mondo politico. Critico nei confronti delle dittature e delle violazioni dei diritti umani (dopo il colpo di stato di Pinochet in Cile, afferma di “non pubblicare” e uno dei suoi testi più noti, Notizia di un sequestro, del 1996, racconta la storia di dieci ostaggi rapiti dai narcotrafficanti di Pablo Escobar), Gabriel cerca sempre di evitare di essere coinvolto negli affari della rivoluzione cubana.

Piuttosto, dedica le sue opere all’aspetto misero dell’umanità, alla guerra e alle ingiustizie, utilizzando uno stile legato alla natura sudamericana e a quel realismo magico che colloca la poetica a metà strada tra l’elemento magico, surrealista e la rappresentazione realista. Márquez afferma di essersi limitato a narrare nei suoi romanzi eventi già accaduti, ma è evidente l’influenza della sensitiva Tranquilina e quell’effetto di “straniamento” attraverso l’uso di elementi magici, descritti con altrettanta realismo.

Il “Real Meravilloso” è quindi molto presente in Márquez, non è un caso che venga considerato il massimo esponente latino-americano, e riproduce un microcosmo in cui la distinzione tra vivi e morti non è affatto chiara, contribuendo a isolare completamente la vicenda dal resto.

Un esempio celebre di ciò è la scena magica dell’ascesa al cielo di Remedios la bella in Cent’anni di solitudine, che svanisce dalla vista della famiglia mentre piega le lenzuola, ispirata a un evento reale: un’amica della nonna di Márquez, vergognandosi di ammettere che la figlia era scappata con un uomo, aveva raccontato che la ragazza era stata assunta in cielo proprio in sua presenza.

Le opere di Gabo non sono solo una riflessione sulla vita e sui suoi episodi ironici, ma anche sul lento e inesorabile scorrere del tempo e sulla morte, che rappresenta una costante nei suoi scritti. I suoi personaggi, pur essendo pittoreschi e talvolta ridicoli, sono sostanzialmente soli. Soli di fronte a una morte inevitabile e alla vita, che per Gabriel García Márquez sembra riflettere continuamente la sua fine, con i suoi fantasmi che non tormentano i vivi, ma comunicano con loro per alleviare la solitudine.

Non sorprende quindi che Gabo si sia sempre distinto per la sua avversione nei confronti della morte e per il desiderio di osservare la vita oltre la fine, per quel mistero e quel dubbio che attraversano in sostanza tutta la sua opera. Per Márquez, la morte è l’ingiustizia più grande ed è molto probabile che questo spieghi perché i fantasmi che interagiscono con i suoi personaggi siano tristi.

“Scrivere molto”, afferma Gabo. È l’unico rimedio per evitare il peggio.

Gabriel Garcia Márquez, le frasi celebri

Si può essere innamorati di più persone contemporaneamente, e di tutte con lo stesso dolore, senza tradire nessuna, il cuore ha più stanze di un bordello.
(L’amore ai tempi del colera)

Tutti gli esseri umani possiedono tre vite: una pubblica, una privata e una segreta.
(Vivere per raccontarla)

Il problema del matrimonio è che termina ogni notte dopo aver fatto l’amore, e deve essere ricostruito ogni mattina prima di colazione.
(L’amore ai tempi del colera)

Mi sono reso conto che la forza invincibile che muove il mondo non è tanto l’amore felice, quanto l’amore non corrisposto.
(Memoria delle mie puttane tristi)

Niente racconta di più su una persona del modo in cui muore.
(L’amore ai tempi del colera)

Quando una donna decide di andare a letto con un uomo, non esiste ostacolo che non superi, né fortezza che non abbatta, né considerazione morale che non sia disposta a mettere da parte: non c’è Dio che tenga.
(L’amore ai tempi del colera)

Non è vero che le persone smettono di inseguire i sogni perché invecchiano, diventano vecchi perché smettono di inseguire i sogni.

Capita di sfiorare la vita di qualcuno, innamorarsi e decidere che la cosa più importante è toccarlo, viverlo, condividere malinconie e inquietudini, arrivare a riconoscersi nello sguardo dell’altro, sentire che non si può più fare a meno di lui… e cosa importa se per ottenere tutto questo si deve aspettare cinquantatré anni sette mesi e undici giorni, notti comprese?
(L’amore ai tempi del colera)

Il segreto per invecchiare bene è aver stipulato un patto di onestà con la solitudine.
(Cent’anni di solitudine)

Un uomo si accorge di diventare vecchio quando inizia a somigliare a suo padre.
(L’amore ai tempi del colera)

Era ancora troppo giovane per comprendere che la memoria del cuore cancella i brutti ricordi e ingigantisce quelli belli, e che grazie a tale artificio riusciamo a tollerare il passato.
(L’amore ai tempi del colera)

Non si muore quando si deve, ma quando si può.
(Cent’anni di solitudine)

Niente al mondo è più difficile dell’amore.
(L’amore ai tempi del colera)

Dormì senza saperlo, ma consapevole che continuava a essere viva nel sonno, che metà del letto era di troppo, e che giaceva di fianco sul bordo sinistro, come sempre, ma che le mancava il contrappeso dell’altro corpo dall’altra parte.
(L’amore ai tempi del colera)

È più semplice iniziare una guerra che terminarla.
(Cent’anni di solitudine)

Sto per compiere cent’anni, e ho visto tutto cambiare, persino la posizione degli astri nell’universo, ma non ho ancora assistito a cambiamenti in questo paese.
(L’amore ai tempi del colera)

Datemi un pregiudizio e solleverò il mondo.
(Cronaca di una morta annunciata)

Nella vita non esiste luogo più triste di un letto vuoto.
(Cronaca di una morta annunciata)

Il sesso è la consolazione che si ha quando l’amore non è sufficiente.
(Memoria delle mie puttane tristi)

Non ha mai avuto la pretesa di amare né di essere amata, pur mantenendo sempre la speranza di trovare qualcosa che fosse simile all’amore, ma senza i problemi che comporta.
(L’amore ai tempi del colera)

Era convinta che le porte fossero state create per essere chiuse, e che la curiosità per ciò che accadeva nella strada fosse una cosa da donnacce.
(Cent’anni di solitudine)

L’unica cosa peggiore della cattiva salute è la cattiva reputazione.
(L’amore ai tempi del colera)

Uno sguardo casuale fu l’origine di un cataclisma d’amore che mezzo secolo dopo non si era ancora concluso.
(L’amore ai tempi del colera)

Il mondo avanza. Sì, gli dissi, avanza, ma girando intorno al sole.
(Memoria delle mie puttane tristi)

È impossibile non finire per diventare come gli altri credono che si sia.
(Memoria delle mie puttane tristi)

Ma si lasciò trasportare dalla sua convinzione che gli esseri umani non nascono sempre il giorno in cui le loro madri li partoriscono, ma che la vita li costringe molte altre volte a partorirsi da soli.
(L’amore ai tempi del colera)

La vita non te la insegna nessuno.
(L’amore ai tempi del colera)

Nessun pazzo è pazzo se ci si adatta alle sue ragioni.
(Dell’amore e di altri demoni)

Le idee non appartengono a nessuno» disse. Disegnò in aria con l’indice una serie di cerchi continui, e concluse: «Volano lì in giro, come gli angeli.
(Dell’amore e di altri demoni)

Non esiste medicina che guarisca ciò che non guarisce la felicità.
(Dell’amore e di altri demoni)

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