Nel centro di Tribeca, a New York, un’installazione progettata per suscitare dibattito mette in evidenza uno dei casi più controversi degli ultimi anni. La galleria Mriya accoglie infatti una “reading room” completamente dedicata ai documenti resi pubblici riguardanti Jeffrey Epstein, il finanziere statunitense e molestatore sessuale condannato, deceduto nel 2019 in carcere.
L’iniziativa, promossa dall’Institute for Primary Facts di Washington DC, trasforma lo spazio espositivo nel “Donald J. Trump and Jeffrey Epstein Reading Room”, una sala di consultazione che raccoglie ben 3.437 volumi rilegati contenenti tutti i documenti di Epstein finora resi noti al pubblico.
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Secondo gli organizzatori, il progetto è stato concepito per rendere disponibili informazioni riguardanti i legami, le connessioni e le relazioni che Epstein ha costruito nel corso degli anni, comprese quelle con figure di spicco della politica, della finanza e del panorama culturale.
Il pubblico americano ha il diritto di conoscere la verità sui legami tra Jeffrey Epstein e donald trump – ha affermato un portavoce dell’Institute for Primary Facts. La dimensione fisica dell’archivio cartaceo – e il numero considerevole di documenti che coinvolgono Donald Trump – contribuisce a mantenere viva l’attenzione su questa questione.
Donald Trump ha sempre respinto qualsiasi accusa riguardante Epstein.
Un archivio monumentale di oltre 3,5 milioni di pagine
L’aspetto più sorprendente dell’installazione è proprio la sua grandezza materiale. Per realizzare l’archivio sono state stampate circa 3,5 milioni di pagine, successivamente raccolte in migliaia di volumi. Un lavoro che, secondo l’istituto, ha richiesto circa un mese di tempo. L’effetto visivo è intenzionalmente impattante: scaffali colmi di faldoni e documenti che trasformano la massa di informazioni digitali in qualcosa di concreto e difficile da ignorare.
L’esposizione rimarrà aperta fino al 21 maggio e l’ingresso è gratuito, anche se gli organizzatori consigliano di prenotare in anticipo a causa dell’elevata affluenza prevista.
La decisione di allestire la reading room durante la settimana di Frieze New York 2026, una delle principali fiere internazionali d’arte contemporanea, non è casuale. Epstein, infatti, aveva instaurato nel tempo numerosi rapporti anche nel mondo dell’arte, frequentando collezionisti, galleristi e figure influenti del settore.
L’installazione si colloca così in un ambito che unisce archivio civile, denuncia pubblica e intervento artistico, utilizzando la forza simbolica dei documenti per interrogare il legame tra potere, trasparenza e responsabilità pubblica.
Più che una semplice mostra, la reading room si presenta come un esperimento di memoria collettiva: un luogo in cui il peso dei documenti diventa metafora del peso politico e sociale di una storia che continua a sollevare interrogativi.