Grande Piramide di Giza, indietro di millenni la costruzione

Grande Piramide di Giza, indietro di millenni la costruzione 2

Recentemente, ha iniziato a circolare una notizia che è stata definita da molte fonti come “sconvolgente” o “potenzialmente rivoluzionaria”: secondo un’indagine pubblicata su una piattaforma di accesso aperto, la Grande Piramide di Giza, di solito associata all’era del faraone Khufu (Cheope), potrebbe essere stata eretta molti millenni prima di quanto sostenuto dalla comunità egittologica. Se tale affermazione fosse confermata, metterebbe in discussione uno dei principi fondamentali della cronologia antica, collocando l’origine del monumento – o almeno di alcune delle sue parti – tra la fine dell’era glaciale e il Paleolitico superiore.

Origine della nuova proposta: metodo e pubblicazione

Lo studio in oggetto è stato divulgato dall’ingegnere italiano Alberto Donini, il quale afferma di aver utilizzato un metodo di datazione non convenzionale chiamato Metodo dell’Erosione Relativa (REM). Secondo l’autore, analizzando l’erosione complessiva dei blocchi calcarei alla base della piramide – in particolare confrontando superfici che sarebbero state esposte a periodi differenti – si otterrebbe un’età complessiva del monumento molto più antica rispetto alla datazione tradizionale attorno al 2.600 a.C.

È fondamentale sottolineare che il lavoro è stato pubblicato su Zenodo, una piattaforma di open access che non ha un processo formale di paritaria (peer review). Il fatto che la ricerca non sia stata esaminata in modo indipendente da altri esperti rappresenta un elemento cruciale nella valutazione della sua validità scientifica.

Le cifre estreme: tra Paleolitico e futuro dibattito

<psecondo le stime fornite dall'ing. donini, l'età del monumento – o almeno delle superfici analizzate potrebbe collocarsi tra circa 37.000 e 9.000 anni prima di Cristo. Queste cifre, che sono di gran lunga anteriori alla civiltà faraonica egiziana nota, collocherebbero il sito di Giza in un periodo in cui attualmente non ci sono prove archeologiche di capaci di realizzare opere di tale complessità.

Numerosi reportage internazionali che trattano l’argomento spiegano come l’analisi statistica dei dati di erosione – basata su un modello che calcola probabilità in base alla distribuzione delle superfici – restituisca una fascia di età molto ampia, con un picco di probabilità tra circa 11.000 e 39.000 anni fa e una media attorno ai 24.000 anni fa.

Tali conclusioni, se interpretate alla lettera, indicherebbero un periodo storico completamente estraneo a qualsiasi civiltà documentata. Ma questo rappresenta proprio uno dei punti più critici dell’ipotesi.

Cosa dicono le datazioni consolidate

La cronologia universalmente accettata da storici e archeologi, basata su studi stratigrafici, reperti antropologici e analisi radiocarboniche, colloca la costruzione delle piramidi – e in particolare della piramide di Cheope – nella IV Dinastia dell’Antico Regno egiziano, approssimativamente intorno al 2580‑2560 a.C..

Questa datazione è supportata da una vasta gamma di prove convergenti: reperti di scavo associati alla costruzione, iscrizioni, manufatti funerari e contesti culturali ben definiti. La sequenza costruttiva delle piramidi di Giza rientra infatti in un ampio quadro di sviluppo architettonico tipico dell’Antico Regno, documentato in modo coerente da fonti plurime.

Le critiche alla metodologia REM

Il metodo suggerito da Donini si basa sull’idea che l’erosione delle superfici rocciose possa agire come un “orologio naturale” in di misurare il tempo. Tuttavia, gli esperti avvertono che la velocità di erosione è estremamente variabile sia nel tempo che nello spazio. Fattori come clima, eventi atmosferici, deposizione di sabbia, presenza di vegetazione, erosione eolica o chimica sono condizioni che non possono essere semplicemente “standardizzate” su scala millenaria, specialmente in regioni come l’Egitto dove i climi e i fattori ambientali sono cambiati drasticamente negli ultimi 20.000 anni.

Inoltre, la comparazione tra superfici parzialmente protette dalle coperture originarie e superfici esposte non tiene conto della complessità delle interazioni ambientali che influenzano materiali diversi anche in contesti vicini.

Se, per ipotesi estrema, una parte significativa della struttura fosse effettivamente molto più antica di quanto comunemente accettato, ciò implicherebbe non solo una revisione delle cronologie costruttive, ma anche una profonda rivalutazione delle capacità tecnologiche e organizzative di popolazioni preistoriche di cui attualmente non si possiedono tracce materiali.

Cautela scientifica

La proposta di una datazione molto antica per la Grande Piramide di Giza rappresenta un esempio di come metodologie alternative possano stimolare il dibattito. Tuttavia, considerando l’assenza di revisione paritaria e le serie criticità metodologiche, al momento rimane più un’ipotesi provocatoria che una conclusione scientificamente accettata.