In un’epoca caratterizzata dall’intelligenza artificiale, dalle biotecnologie e dall’automazione bellica, il progresso avanza più rapidamente rispetto alle questioni che dovrebbe sollevare. La filosofia e l’intelligenza artificiale tornano ad essere strumenti essenziali per esaminare il potere della tecnologia e guidare le decisioni che plasmeranno il nostro avvenire comune.
In un contesto in cui l’intelligenza artificiale determina chi viene assunto, consiglia quale musica ascoltare, per chi votare e dove sarà possibile scegliere alcune caratteristiche dei nostri figli prima della nascita, e dove le guerre future saranno combattute da robot, la filosofia rimane un hobby anacronistico?
L’indagine filosofica è stata a lungo considerata uno studio di élite, contemplativo e indubbiamente distante dal mondo del lavoro. Le scienze umane, attaccate dalle discipline STEM, sono oggi più che mai un facile bersaglio di battute scontate.
Il mondo del lavoro attuale sembra privilegiare l’interdisciplinarietà, le ormai frequentemente menzionate competenze trasversali come risposta alla complessità delle sfide contemporanee.
Ci vengono richieste abilità sempre più specifiche, percorsi formativi sempre più qualificati, e una capacità di flessibilità e adattamento a contesti in continua evoluzione.
In un mondo incentrato sul progresso tecnologico, dove la tecnologia di oggi diventa obsoleta domani, quale potrebbe essere il ruolo di materie come la filosofia, che non sembrano generare nulla di quantificabile?
I rapidi avanzamenti tecnologici sollevano nuove questioni, riguardanti le scelte bioetiche sulla nascita, l’aborto, il fine vita e l’editing genetico. Senza dimenticare lo sviluppo dell’AI e l’uso di questi strumenti a fini militari e politici.
La filosofa Martha Nussbaum sottolinea l’importanza di approfondire all’interno delle università tutti quegli studi e ricerche che possano fortificare le nostre capacità critiche e argomentative. Per ‘’coltivare l’umanità”, citando il titolo del suo libro, è fondamentale che gli individui acquisiscano sempre più competenze imaginative, capacità critiche, skills trasversali e problem solving. Queste abilità, non direttamente tecniche, sono quelle che ci permettono realmente di esaminare il presente e prendere decisioni consapevoli.
Lo studio delle discipline umanistiche – in particolare della filosofia– può rivelarsi cruciale per stabilire standard etici riguardo alle nuove sfide del nostro tempo.
Se per il proseguimento dello sviluppo tecnologico è necessario avere figure sempre più preparate e specializzate, è essenziale che queste siano affiancate da persone con competenze in grado di riflettere criticamente sulla direzione da dare a tale progresso.
La storia ci ha insegnato che lo sviluppo tecnologico non coincide sempre con l’avanzamento morale dell’umanità. Grandi invenzioni tecnologiche hanno avuto effetti devastanti sul mondo e non possono essere considerate come contributi al progresso della società umana. Il legame tra sviluppo tecnico e morale è ancora centrale nel dibattito contemporaneo e non dobbiamo mai dimenticare di approfondirlo continuamente.
Facciamo alcuni esempi concreti.
Se l’AI ci consente di semplificare e velocizzare numerosi compiti, allo stesso tempo il suo sviluppo può portare all’impiego di tecnologie sempre più sofisticate, ad esempio, nel campo militare. Se la prospettiva di guerre non più combattute da esseri umani ma da entità artificiali appare allettante, non dobbiamo trascurare una serie importante di questioni etiche.
Un cambiamento di tale tipo nella conduzione delle guerre renderebbe i meccanismi di sviluppo sempre più opachi: persino i maggiori esperti spesso non sono in grado di comprendere del tutto i processi interni che regolano gli agenti artificiali, descritti come black boxes, scatole nere. Solo una ristrettissima élite possederebbe il reale potere su questi strumenti e ancor meno sarebbero coloro capaci di comprendere i loro meccanismi interni.
Questi agenti non sono in effetti in grado di agire in autonomia, siamo noi a dover stabilire gli standard di riferimento. E allora chi e come dovrebbe farlo? Chi e come decide cosa sia giusto, accettabile o meno in guerra? L’uccisione di bambini come danno collaterale ci sembra accettabile? Se sì, in quali circostanze? Mentre un soldato in carne ed ossa può, in determinate situazioni, avere un margine di scelta, valutando le singole circostanze e spesso agendo con empatia, un robot non è in grado di farlo. Sono soldati molto più disciplinati di noi.
E allora queste armi potentissime saranno nelle mani di chi? Usate con quale intento?
L’editing genetico rappresenta senza dubbio un altro tema scottante del nostro presente.
Il nuovo passatempo dei miliardari tecnologici sembra essersi spinto nel finanziamento di start-up per la creazione di feti da laboratorio. Questi nuovi interventi mirano sicuramente, in molti casi, a applicazioni terapeutiche per prevenire l’insorgenza di malattie genetiche.
Ma una volta usciti dai laboratori dei super-ricchi, quale ruolo avranno questi strumenti nelle nostre vite? Cosa è considerato un cambiamento accettabile? Il colore degli occhi? Della pelle? Il sesso?
La nostra realtà sta forse cominciando a somigliare a un episodio di Black Mirror, o a un capitolo del Mondo nuovo di Huxley, con i bambini in provetta sulla copertina?
No, non dobbiamo cedere a narrazioni emotive di questo tipo. Il nostro obiettivo deve essere piuttosto quello di esplorare queste realtà da vicino, a partire da una diffusione di questi temi che non cada nell’eccessivo tecnicismo, ma che possa essere compresa da tutti. Queste scelte ci riguardano come comunità, come democrazie. Proprio qui entra in gioco la filosofia, l’etica.
Si potrebbe obiettare che lo studio della filosofia, pur rafforzando il pensiero critico, rimanga confinato all’interno delle aule accademiche. La lettura di Aristotele e Platone sembra infatti poco utile per rispondere a domande riguardanti l’intelligenza artificiale, la finanza e la biologia.
D’altra parte, in molte università moderne lo studio della filosofia in senso tradizionale è stato aggiornato. In diverse facoltà è possibile trovare corsi su temi come le questioni di genere, l’applicazione della filosofia a indagini politiche, la bioetica, lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, i processi di cambiamento climatico e i possibili strumenti politici da adottare, così come l’applicazione dell’AI ai mondi della finanza e della biologia. Questi corsi sono spesso accompagnati da una formazione specifica in biologia, economia e finanza, promuovendo l’interdisciplinarietà oggi tanto ricercata.
Uno degli aspetti fondamentali della filosofia è proprio la sua adattabilità, la capacità di integrarsi in diversi contesti e ambiti, attraverso categorie concettuali e strutture logiche che possono rivelarsi centrali per cercare di orientarsi tra le problematiche del mondo attuale.
L’indagine filosofica, supportata da studi e competenze specifiche, rappresenta il pezzo mancante per dirigere uno sviluppo scientifico che possa realmente migliorare la vita delle persone. Non dobbiamo mai dimenticare che la tecnologia nasce come strumento nelle mani dell’uomo e dovrebbe promuovere uno sviluppo volto al progresso. Definire cosa si intenda oggi per progresso è più complicato che mai, ma non dobbiamo rinunciare a porci questa domanda.
Le università stanno cercando di rispondere alle nuove sfide globali, ma è necessario che i filosofi escano dalle aule e dalle cattedre.
L’AI, l’editing genetico, le nuove opportunità che la scienza ci offre ogni giorno sono strumenti potentissimi, che necessitano però di un’analisi critica da molteplici punti di vista, affinché l’umanità non diventi burocrate di sé stessa. Le decisioni che prenderemo ora saranno determinanti per le generazioni future, e in questo l’AI non può sostituirci.