Ancona designata Capitale italiana della Cultura per il 2028, superando altre nove città concorrenti: otterrà un finanziamento di un milione di euro.

è stata designata Capitale Italiana della Cultura 2028. Questa decisione è stata comunicata poche ore fa con un consenso unanime che non lascia spazio a incertezze: il progetto presentato dalla città marchigiana ha ottenuto un notevole consenso.

Un impegno tangibile che, supportato da un finanziamento di un milione di euro destinato a trasformare idee, visioni e proposte in azioni concrete, in di influenzare il territorio, si intreccerà con i luoghi, li attraverserà e li modificherà.

Leggi anche: Questa città italiana è stata scelta come Capitale del Mare 2026 (e non è quella che immagini)

Il dossier vincente, dal titolo semplice e incisivo “Ancona. Questo adesso”, racconta proprio questo: un presente da vivere appieno, senza procrastinazioni. Un progetto capace di unire identità e apertura, memoria e futuro, radici e visioni. La giuria lo ha definito “eccellente”, premiando un raro equilibrio tra rigenerazione , inclusione sociale e partecipazione culturale diffusa.

Al centro ci sono i quartieri, le associazioni e le comunità. E in particolare i giovani, invitati a costruire, diventando protagonisti attivi dei processi creativi. Una scelta che parla di futuro in modo concreto, senza retorica.

In questo racconto, Ancona si presenta per ciò che è: una città sospesa tra mare e terra, caratterizzata da una bellezza spesso silenziosa, dove il paesaggio naturale si integra nel tessuto urbano. Il lavoro, come ha evidenziato il Daniele Silvetti, è stato proprio quello di ricucire ciò che era frammentato, creando un dialogo tra patrimonio archeologico, architettonico e ambientale.

Il percorso non è stato facile: oltre 20 città candidate, 10 finaliste, progetti ambiziosi e visioni diverse di cultura. Da a Tarquinia, da Forlì a Mirabella Eclano, ogni proposta ha portato con sé un’idea di futuro, un modo differente di raccontare il territorio. E l’auspicio, oggi, è che nessuna di queste visioni venga dispersa. Perché la cultura deve essere vista in questo modo: come un processo che rimane, che mette radici, che può continuare a svilupparsi anche oltre un titolo.

E allora forse la vera domanda non è solo cosa diventerà Ancona nel 2028, ma cosa possiamo diventare noi se solo decidessimo realmente di mettere la cultura al centro delle nostre città, delle nostre comunità, delle nostre vite.

Fonte: Comune di Ancona