Ancona designata Capitale italiana della Cultura per il 2028, superando altre nove città concorrenti: otterrà un finanziamento di un milione di euro.

è stata designata Capitale Italiana della Cultura 2028. Questa decisione è stata comunicata poche ore fa con un consenso unanime che non lascia spazio a incertezze: il progetto presentato dalla città marchigiana ha ottenuto un notevole consenso.

Un impegno tangibile che, supportato da un finanziamento di un milione di euro destinato a trasformare idee, visioni e proposte in azioni concrete, in grado di influenzare il territorio, si intreccerà con i luoghi, li attraverserà e li modificherà.

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Il dossier vincente, dal titolo semplice e incisivo “Ancona. Questo adesso”, racconta proprio questo: un presente da vivere appieno, senza procrastinazioni. Un progetto capace di unire identità e apertura, memoria e futuro, radici e visioni. La giuria lo ha definito “eccellente”, premiando un raro equilibrio tra rigenerazione urbana, inclusione sociale e partecipazione culturale diffusa.

Al centro ci sono i quartieri, le associazioni e le comunità. E in particolare i giovani, invitati a costruire, diventando protagonisti attivi dei processi creativi. Una scelta che parla di futuro in modo concreto, senza retorica.

In questo racconto, Ancona si presenta per ciò che è: una città sospesa tra mare e terra, caratterizzata da una bellezza spesso silenziosa, dove il paesaggio naturale si integra nel tessuto urbano. Il lavoro, come ha evidenziato il Daniele Silvetti, è stato proprio quello di ricucire ciò che era frammentato, creando un dialogo tra patrimonio archeologico, architettonico e ambientale.

Il percorso non è stato facile: oltre 20 città candidate, 10 finaliste, progetti ambiziosi e visioni diverse di cultura. Da a Tarquinia, da Forlì a Mirabella Eclano, ogni proposta ha portato con sé un’idea di futuro, un modo differente di raccontare il territorio. E l’auspicio, oggi, è che nessuna di queste visioni venga dispersa. Perché la cultura deve essere vista in questo modo: come un processo che rimane, che mette radici, che può continuare a svilupparsi anche oltre un titolo.

E allora forse la vera domanda non è solo cosa diventerà Ancona nel 2028, ma cosa possiamo diventare noi se solo decidessimo realmente di mettere la cultura al centro delle nostre città, delle nostre comunità, delle nostre vite.

: Comune di Ancona