LGBTQ+ Risk Map 2025: dove è più sicuro viaggiare?

LGBTQ+ Risk Map 2025: dove è più sicuro viaggiare? 2 Per la prima volta, con la LGBTQ+ Risk Map, è stato realizzato un sondaggio che documenta in quali paesi le persone della comunità LGBT+ si sentono più al sicuro a viaggiare. Le sorprese sono poche, anche se paesi notoriamente progressisti vedono un arretramento nel livello di attenzione e accettazione verso le persone queer. In particolare, quando si tratta della comunità transgender e intersessuale, sempre più soggetta ad attacchi e discriminazioni. Ciò avviene tanto negli USA quanto nella democratica UK. Sorprende però anche il posizionamento della . L’ si piazza in seconda fascia.

Parametri e intenti del sondaggio

La LGBTQ+ Risk Map è stata realizzata con la collaborazione dell’ITB Berlin, la più importante fiera leader mondiale del turismo, la Diversity Tourism, consulente per il turismo LGBTQ+ e il marketing della diversità, e la A3M Global Monitoring, che si occupa di monitorare la sicurezza dei viaggiatori. Diverse forze in campo hanno dato vita al sondaggio “Percezioni ed esperienze dei viaggiatori LGBTQ+”, condotto fra il dicembre 2024 e l’aprile 2025. Durante la prossima fiera ITB di Berlino, dal 4 al 5 marzo 2026, i dati del sondaggio verranno commentati pubblicamente.

A partecipare al sondaggio sono stati componenti della comunità LGBT+ e ITB, tramite portali di viaggio, newsletter, social media e altro. Sono state poste 16 domande sulle percezioni soggettive riguardo accettazione sociale, pari legali, sicurezza nei rapporti con le autorità, esperienze con la polizia, sistemi sanitari e utilizzo dei social network.

Inoltre, sono state condotte interviste con esperti di turismo LGBTQ+ e viaggiatori abituali. Infatti, la LGBTQ+ Risk Map non mira a fotografare la situazione giuridica generale dei paesi ma a sondare la percezione di sicurezza e che si respira quando si è turisti queer in giro per il . L’obiettivo era raccogliere informazioni che si basassero su esperienze reali delle persone.

Ramona Zaun, commissaria LGBTQ+ dell’ITB di Berlino, ha affermato: “il sondaggio offre una visione più approfondita delle esperienze personali dei viaggiatori queer in tutto il mondo, un passo importante verso l’inserimento di valutazioni oggettive sulla sicurezza nel contesto delle prospettive personali. Pur non essendo statisticamente rappresentativo, fornisce una solida base qualitativa”.

Conferme e alcune sorprese

Senza grande clamore, la e il Canada si piazzano in prima fascia per sicurezza e accettazione. Infatti, entrambi i paesi sono molto all’avanguardia dal punto di vista giuridico nella difesa dei diritti LGBT+ e anche a livello sociale sembra esserci grande apertura. Il 100% degli intervistati afferma di venire trattat* con rispetto quando viaggia in questi paesi e mostrare affetto in pubblico non è problematico sia in Spagna (90%) che in Canada (70%). In Spagna le zone più LGBTQ+ friendly sono Madrid, Barcellona e le Isole Canarie.

In testa alla top ten dei paesi migliori per viaggiare, però, troviamo Malta, seguita da Islanda e Paesi Bassi. Compongono la short list anche Norvegia, Danimarca, Uruguay e Andorrra.

L’Italia si piazza in seconda fascia, in un range che va da 1 a 5. Sia a livello legale che sociale la percezione non è sempre positiva. Soprattutto fuori dalle città e nei riguardi della popolazione locale. Ne sono testimonianza i diversi pestaggi degli ultimi tempi anche in grandi città come . Se i turisti LGBT+ raramente vengono aggrediti, scambiare effusioni in pubblico può causare problemi.

Negli USA si registra, invece, una forte polarizzazione fra Stati, a seconda della loro tradizione culturale-politica. Banalmente, gli Stati conservatori non vengono considerati particolarmente sicuri per le persone queer a differenza delle zone più progressiste. In sintesi, però, solamente un terzo degli intervistati afferma che le coppie queer possano manifestare liberamente il proprio affetto e che la polizia sia LGBTQ+ friendly.

La più grande sorpresa, però, è rappresentata dalla Germania, un paese che negli ultimi anni ha fatto grandi passi avanti per i diritti e le tutele LGBT+. Solo la metà degli intervistati afferma di sentirsi a proprio agio come persona queer in pubblico o afferma di essere trattata allo stesso modo dalle autorità.

A soffrire maggiormente sono le persone trans

Una discriminante importante che emerge dal sondaggio è che non tutte le persone della comunità sono trattate con lo stesso livello di tolleranza. Infatti, le persone transgender o intersessuali vivono discriminazioni molto più importanti rispetto agli uomini gay.

Questo è chiaro se si guarda alla ideologica portata avanti in molti paesi, anche occidentali, contro questa minoranza. Dagli USA all’UK, dall’Italia all’Ungheria. In paesi del Sud America come Brasile, Cile e Perù, ma anche in zone come la Cina e Dubai, le autorità sono tolleranti con i turisti gay, molto meno con quelli transgender. I quali vivono, in tutto il mondo, molte difficoltà già solo da un punto di vista burocratico e di controlli di sicurezza.

Inoltre, le generazioni più giovani sono anche più esigenti rispetto al passato su ciò che è tollerabile o meno quando si viaggia in un paese come persona queer. Un altro aspetto che emerge dal sondaggio è proprio questa differenza generazionale di percezione.

Senza sorprese, i paesi dove è più rischioso viaggiare per le persone LGBT+ sono l’Iran, seguito da Arabia Saudita, Somalia, Yemen, Uganda, Afghanistan, Emirati Arabi Uniti, Tanzania, Malesia e Pakistan.

La LGBTQ+ Risk Map è uno strumento utile per monitorare il livello di sicurezza per i turisti queer in tutto il mondo, tanto che la A3M prevede di istituire una rete internazionale per la sicurezza dei viaggiatori LGBTQ+ che raccoglierà e fornirà accesso a esperienze, dati e raccomandazioni, perché, conclude il sondaggio, “La sicurezza è più di un diritto: è una questione di percezioni ed esperienze”.

Tutto questo ovviamente prescinde dalle esperienze di chi vive in questi paesi. Infatti, chiaramente esiste un livello decisamente più alto di tolleranza per chi è turista e lascerà il paese del suo viaggio rispetto a chi deve vivere tutti i giorni nella propria società autoctona.

Martina Portello