The Journal of Pediatrics, tra le riviste più affidabili nell’ambito scientifico, pubblica un nuovo studio che ribadisce quanto già attestato dalla comunità scientifica: le terapie ormonali salvano la vita delle giovani persone trans. Infatti, è stato dimostrato come le “tendenze suicide diminuiscono in modo significativo” tra le giovani persone trans che ricevono la terapia ormonale sostitutiva. Una terapia che permette di cambiare i propri caratteri sessuali secondari prima di prendere la decisione o meno di intervenire su quelli primari.
Lo studio sul The Journal of Pediatrics
Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista medica The Journal of Pediatrics, ha preso in considerazione l’opinione di 432 pazienti, di età compresa fra 12 e 20 anni, presso una clinica multidisciplinare per la salute di genere, nel Midwest. Sono state poste loro delle domande sul proprio benessere psichico prima e dopo l’inizio della terapia ormonale, durante circa 679 giorni. Monitorando il cambiamento nella persona e nei suoi pensieri nel periodo.
La conclusione a cui si è arrivati è che “la tendenza al suicidio è diminuita significativamente dal pre-trattamento al post-trattamento” in tutti i sessi, età e durate del trattamento.
La terapia ormonale sostitutiva (HRT) consiste nell’assunzione di ormoni femminilizzanti o mascolinizzanti in modo da alterare il proprio aspetto e renderlo più vicino al sesso a cui si sente di appartenere, rispetto quello di partenza.
Nel rapporto si legge che “L’HRT è stata associata a riduzioni clinicamente significative della tendenza al suicidio nel tempo, estendendo i risultati precedenti con un campione più ampio e un follow-up più lungo”.
“I risultati di questo studio forniscono prove cliniche a sostegno dei benefici per la salute mentale derivanti dall’accesso tempestivo alla terapia ormonale in questa popolazione” sono state le conclusioni.
L’approccio medico, riconosciuto al livello internazionale, rispetto le giovani persone trans consiste nella valutazione prima psicologica del paziente. Infatti, spesso i primi passi nella transizione includono un cambiamento nel modo di vestirsi e porsi a livello sociale. Dopo mesi di terapia della parola possono essere prescritti ai giovani dei bloccanti della pubertà, che ritardano l’emergere dei caratteri sessuali secondari. E solamente in un’età compresa fra i 16 e 17 anni, secondo Planned Parenthood, si passa alla somministrazione di ormoni che andranno a sostituire quelli prodotti naturalmente dalla persona.
Proprio sui bloccanti della pubertà ci sono state grandi polemiche e strumentalizzazioni a livello globale.
La crociata contro i bloccanti della pubertà
Come è ormai noto, a livello globale, la crociata contro le persone trans ha assunto proporzioni giganti. Tanto in USA, quanto in europa, in paesi considerati all’avanguardia nel trattamento della disforia di genere, si sta assistendo a preoccupanti passi indietro che seguono la frenesia del momento e si oppongono all’evidenza scientifica.
Negli Stati uniti, la terapia ormonale è stata fortemente ristretta per i minori di 21 anni in diversi Stati a guida repubblicana. Ma anche in UK, da ormai più di un anno, il ministero della salute ha vietato i bloccanti della pubertà per i minori di 18 anni. E la nuova zelanda ha deciso di seguire a ruota la “madrepatria”. Ma qual è invece la situazione in italia?
Tra pochi giorni verrà discusso in parlamento il famigerato DDL Disforia, a nome del Ministro della Salute Schillaci e della Ministra della Famiglia Roccella. Il disegno di legge mira a cambiare radicalmente l’approccio del Sistema Sanitario italiano rispetto le giovani persone trans. La comunità scientifica italiana si è fatta sentire bollando la proposta come a-scientifica, parlando di blocco quasi assoluto alle cure sanitarie per le giovani persone trans.
Esistono linee guida internazionali, come l’Endocrine Society ma anche documenti europei, che regolamentano le cure tramite bloccanti della pubertà. Il governo, però, è intenzionato a far valere la propria personale “etica”. Infatti, fra i provvedimenti contenuti nel disegno di legge c’è la creazione di un Comitato etico che dovrà valutare caso per caso sul via libera alla somministrazione dei bloccanti ai minori.
Un decisivo rallentamento burocratico in una materia che richiede un tanto delicato quanto veloce intervento. Oltre a questo, c’è anche l’incognita su chi farà parte del comitato e sull’evidente rischio di ingerenze politico-ideologiche.