donne transgender: ban da associazioni UK nel 2025

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Nel Regno Unito, le donne transgender sono ancora una volta nel mirino: ora non potranno più prendere parte ad associazioni come Girlguiding o aderire al Women’s Institute. Questo cambio di rotta non solo riflette l’applicazione di una recente  sentenza della Corte Suprema che definisce le donne in base al sesso biologico ma dimostra anche la popolarità che continua a guadagnare il movimento TERF.

Le donne transgender non potranno più iscriversi né a Girlguiding né al Women’s Institute, secondo quanto comunicato dalle organizzazioni britanniche che ora consentiranno l’adesione solo a persone che sono di sesso biologico femminile dalla nascita.

Due organizzazioni femminili pioniere

Il comunicato che esclude le donne transgender è particolarmente scioccante perché arriva da due organizzazioni che sono state per molto tempo all’avanguardia nel campo dei diritti di giovani ragazze e donne nel .

Con circa 300.000 membri, Girlguiding è una delle maggiori associazioni femminili nel Paese, che permette a ragazze dai 4 ai 18 anni di partecipare a una serie di attività avventurose e partecipare ad eventi internazionali.

L’associazione ha dichiarato che la decisione è stata presa ” con il cuore pesante dopo attente considerazioni, consulenza legale di esperti e contributi da parte di membri senior”, ribadendo al contempo il rispetto per la dignità di tutte le persone.

Il Women’s Institute, invece, è un’altra grande organizzazione legalmente riconosciuta che da più di 100 anni ha l’obiettivo di dare voce a tutte le donne, tramite campagne e attività sul suolo nazionale.

Melissa Green, amministratrice delegata dell’Istituto, ha affermato che sono stati costretti a porre tale limitazione sulle donne trans ma che a breve l’organizzazione lancerà dei “sisterhood groups” per garantire l’inclusività.

Le ragioni dietro il ban sulle donne transgender

Questa ondata discriminatoria non è nata di punto in bianco ma scaturisce dall’esistenza di un nuovo framework legale: infatti, lo scorso aprile la Corte Suprema del ha emesso una sentenza che stabilisce che la definizione legale di donna nel diritto britannico riguarda chi è nata biologicamente di sesso femminile (quindi si riferisce esclusivamente al sesso assegnato a una persona alla nascita, non al genere).

La sentenza del caso For Women Scotland vs The Scottish Ministers dunque fa si che molti diritti e tutele previste dall’Equality Act del 2010 possano essere solamente applicate nei confronti di coloro nate biologicamente donne, escludendo di fatto le donne transgender dagli spazi pubblici.

Inoltre, secondo i giudici britannici l’ottenimento di un Certificato di Riconoscimento di Genere (GRC) non modifica il sesso legale e quindi non conferisce lo status giuridico di “donna”.

Questa sentenza storica segna il trionfo della propaganda di destra contro “l’ideologia gender” e l’affermazione sul panorama politico-giudiziario del movimento pseudo-femminista TERF (ossia trans-exclusionary, nel senso che esclude le persone transessuali), il quale ha preso piede negli ultimi anni anche grazie all’appoggio di alcune celebrità tra cui la scrittrice J.K. Rowling.

L’importanza di sostenere i gruppi marginalizzati

L’esclusione delle donne trans da parte di alcune organizzazioni femminili britanniche come il Women’s Institute è stata molto criticata da ONG e attivisti per i diritti , le quali hanno esortato i governi ad agire per rovesciare queste misure discriminatorie frutto di pensieri estremisti e bigotti.

Questa è l’ennesima violenza nei confronti delle persone transgender, che ora rischiano di perdere l’accesso ai loro gruppi sociali e reti di supporto che in molti casi sono vitali all’interno di una sempre meno accogliente e inclusiva.

In un momento in cui le istituzioni britanniche stanno attraversando un processo di erosione, tale decisione potrebbe essere il tassello mancante che farà piombare ai minimi storici i consensi verso il governo di Keir Starmer e il Partito Laburista.

Il timore maggiore è che altri Paesi potrebbero presto seguire l’esempio del Regno Unito, facendo retrocedere di decenni la lotta all’uguaglianza e distruggendo le conquiste della comunità LGBTQ+.

Sara Coico