Maltrattamenti nel centro per disabili di Cuneo: 21 indagati

Maltrattamenti nel centro per disabili di Cuneo: 21 indagati 2

Il caso della cooperativa “Per Mano” di Cuneo rappresenta una delle pagine più drammatiche e inquietanti nella gestione dell’assistenza alle persone con disabilità e dei maltrattamenti nel centro per disabili. Dietro le mura di una struttura che avrebbe dovuto garantire cura e protezione, si nascondeva invece un sistema di violenze, abusi e degrado ai danni di individui fragili e indifesi. L’inchiesta della Procura ha rivelato non solo episodi di maltrattamento e negligenza, ma anche un profondo fallimento etico e istituzionale: l’incapacità di vigilare su chi, in nome della solidarietà, ha tradito la fiducia delle famiglie e della collettività.

Un sistema di sopraffazione svelato dalle indagini

Maltrattamenti, sequestro di persona, lesioni, privata e frode nelle forniture pubbliche: sono queste le accuse che hanno travolto la cooperativa sociale “Per Mano”, con sede a Cuneo, che gestiva tre strutture destinate all’assistenza di persone con gravi disabilità psichiche e disturbi dello spettro autistico.
L’indagine sui maltrattamenti nel centro per disabili, coordinata dalla Procura della Repubblica di Cuneo e condotta dai Carabinieri del Comando provinciale, ha scoperchiato una realtà fatta di abusi sistematici, negligenza e violazioni dei fondamentali.

Telecamere nascoste e testimonianze interne hanno documentato scene di crudeltà quotidiana: operatori che sedavano i pazienti per mantenerli “tranquilli”, ambienti sporchi e privi di igiene, pasti insufficienti e un uso distorto delle risorse pubbliche.

Il quadro che emerge è quello di un sistema malato, dove la vulnerabilità di ragazzi e adulti disabili è stata sfruttata per convenienza e incompetenza. Diciotto ospiti – molti dei quali minorenni – vivevano in condizioni psicofisiche di profondo disagio. La loro quotidianità era segnata da abbandono e umiliazione, in un contesto in cui, come ha dichiarato il procuratore Onelio Dodero, “la dignità della persona era un concetto sconosciuto”.

Arresti e misure cautelari: la rete di responsabilità

L’inchiesta ha portato all’arresto di due figure apicali della cooperativa: la direttrice Emanuela Bernardis e la coordinatrice Marilena Cescon, già coinvolte in un precedente procedimento penale per fatti analoghi risalenti al periodo 2014–2019. Altri quattro operatori sono finiti agli arresti domiciliari, mentre undici persone, tra cui un direttore sanitario, sono sottoposte a misure di divieto di avvicinamento alle vittime, alcune con braccialetto elettronico.

Nel complesso, sono ventuno gli indagati, con diciassette misure cautelari disposte dal G.I.P. Tra le accuse, oltre ai maltrattamenti, compaiono anche l’omissione di atti d’ufficio e la responsabilità amministrativa dell’ente. La magistratura ha inoltre disposto il sequestro preventivo della struttura, dei conti correnti e dei beni riconducibili alla cooperativa. Le due responsabili arrestate sono ora detenute nella Casa Circondariale di , mentre il giudice dovrà valutare la posizione di ciascun indagato nel corso del procedimento giudiziario.

La fragilità dimenticata: i ragazzi trasferiti in luoghi sicuri

Le immagini dei maltrattamenti nel centro per disabili raccolte dagli investigatori hanno mostrato con crudezza una quotidianità di violenze e trascuratezze. In molti casi, gli ospiti venivano legati o chiusi in stanze per “calmarli”. Gli operatori, privi di adeguata formazione, ricorrevano spesso a farmaci sedativi per gestire situazioni di disagio, anziché adottare protocolli terapeutici idonei. Materassi sporchi, lenzuola mai cambiate e pasti inadeguati completavano un quadro di degrado e abbandono.

Quando la Procura ha disposto il sequestro delle strutture, l’Asl CN1 è intervenuta tempestivamente, garantendo il trasferimento immediato di tutti i diciotto ospiti in centri sicuri e accreditati. “Il 3 novembre erano già tutti riportati alla loro dignità di persone”, ha dichiarato con emozione il procuratore Dodero.

Un fallimento morale e gestionale

Le indagini sui maltrattamenti nel centro per disabili, iniziate nel dicembre 2024 dopo la segnalazione di un familiare, hanno rivelato non solo abusi fisici e psicologici, ma anche una gestione economica definita “fallimentare” dagli inquirenti. Nonostante i finanziamenti pubblici – circa 1,5 milioni di euro versati dall’azienda sanitaria nell’ anno – la cooperativa versava in gravi difficoltà economiche. Le risorse destinate all’assistenza dei pazienti risultavano dirottate o mal gestite, mentre il personale, ridotto e privo di qualifiche, lavorava in condizioni precarie e disorganizzate.

“Era necessario intervenire subito – ha spiegato Dodero – non solo per interrompere le condotte violente, ma per restituire un minimo di giustizia a persone fragili che vivevano in condizioni inaccettabili”. La Procura ha riconosciuto il ruolo decisivo della collaborazione con l’Asl e dei Carabinieri, sottolineando la rapidità dell’azione congiunta e l’impegno per ripristinare la legalità.

Precedenti e mancati controlli: un sistema che non ha imparato

Ciò che rende la vicenda ancora più inquietante è che gli stessi dirigenti della cooperativa erano già stati accusati di analoghi reati nel passato. Tra il 2014 e il 2019, infatti, un primo procedimento penale aveva già portato al rinvio a giudizio di dodici persone per insulti, violenze e somministrazioni improprie di farmaci ai pazienti. Quell’inchiesta, partita da una denuncia interna, non aveva però prodotto misure cautelari immediate, consentendo alla cooperativa di proseguire le proprie attività.

Il nuovo scandalo rivela dunque non solo un fallimento etico, ma anche istituzionale: controlli insufficienti, verifiche superficiali e una sottovalutazione del rischio hanno permesso che l’incubo si ripetesse, aggravando le sofferenze di chi avrebbe dovuto essere protetto.

La vicenda dei maltrattamenti nel centro per disabili di Cuneo non è solo una di cronaca giudiziaria, ma un monito per l’intera società. Mostra quanto sia fragile la linea che separa l’assistenza dalla sopraffazione, e quanto sia facile trasformare la disabilità in un terreno di abuso. La dignità umana, che dovrebbe essere il fulcro di ogni progetto sociale, è stata calpestata per anni tra indifferenza e complicità.

Lucrezia Agliani