Siria, i tribunali europei contro l’impunità di Assad
Il cammino verso la giustizia in Siria sarà senza dubbio lungo, difficile e imperfetto. A nove anni dall’inizio di uno dei conflitti più sanguinosi e meglio documentati della storia , la Siria continua a essere teatro di livelli estremi di violenza e di continue violazioni dei diritti umani.
Nonostante ciò, negli ultimi anni, soprattutto negli ultimi mesi, sono stata avviate azioni più concrete verso la responsabilità penale, soprattutto in europa. Anche se si tratta dinuna parte lomitata la chiara volontà politica di alcuni Stati europei di perseguire la giustizia e il costante impegno dei siriani sfollati in Europa hanno fatto sperare che questi crimini commessi non restino impuniti.
Perché la giustizia passa dai tribunali europei
Nel 2016, le Nazioni Unite hanno costituito il Meccanismo Internazionale Imparziale e Indipendente ( IIIM ) dopo il duplice veto di russia e Cina alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU del 2014 che deferiva la Siria alla Corte Penale Internazionale. Al contrario della Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite sulla Siria , istituita nell’agosto 2011 con il mandato di raccogliere informazioni, segnalare le violazioni, il mandato dell’IIIM è incentrato sulla preparazione del terreno per i procedimenti giudiziari nei tribunali nazionali, regionali e internazionali.
Anche se ad oggi non sia stato istituito nessun tribunale regionale o internazionale, quelli nazionali europei hanno assunto un ruolo sempre più importante in questo ambito. Grazie al principio di giurisdizione universale, negli ultimi anni alcuni di essi hanno indagato e persino perseguito casi legati ad alcune tipologie di crimini internazionali. Tra cui crimini di guerra, crimini contro l’umanità, tortura, genocidio, attacchi contro il personale delle Nazioni Unite e sparizioni forzate.
La giurisdizione universale si fonda sul principio che, vista la gravità dei crimini, essi possano essere indagati e perseguiti anche se commessi all’estero, da stranieri o contro stranieri. Mentre germania, francia e Svezia sono stati i principali paesi ad avvalersi delle leggi sulla giurisdizione universale per indagare su presunti crimini di guerra contro l’umanità e genocidio, secondo Human Rights Watch, diversi altri paesi – tra cui Paesi Bassi, Belgio, Danimarca, Norvegia, Regno Unito e Svizzera – hanno creato unità specializzate per i crimini di guerra, con agenti di polizia e pubblici ministeri dedicati.
Negli ultimi anni, i procuratori e i tribunali europei hanno indagato e perseguito principalmente cinque tipi di casi relativi al Paese: casi contro gli alti funzionari siriani residenti all’estero; contro ex agenti del regime residenti in Europa; contro ex combattenti ribelli residenti in Europa; contro aziende europee per complicità in crimini di guerra e violazione di sanzioni e leggi commerciali; e contro ex combattenti dell’ISIS o individui affiliati a gruppi estremisti residenti in Europa.
Avvocati, attivisti, organizzazioni e associazioni di familiari siriani, spesso in collaborazione con gruppi internazionali per i diritti umani, hanno svolto un ruolo centrale in questo impegno, identificando sia le vittime che i responsabili, raccogliendo prove e lottando senza tregua per la giustizia e la responsabilità.
Sono state tante le denunce presentate che hanno portato all’avvio di indagini in Europa contro rappresentanti del regime del presidente Bashar al-Assad, sia sulla base di autori identificati che non identificati. Ad esempio, attraverso indagini strutturali dive esistano prove di un reato senza autori precisi, si sono concentrati sulle strutture collegate a un potenziale reato o su gruppi di potenziali responsabili.
Mentre Assad, in quanto capo di Stato, gode dell’immunità da procedimenti giudiziari dinanzi ai tribunali nazionali di un Paese terzo finché rimane in carica, ad altri membri non viene garantita quindi la stessa protezione.
Infatti, sia la Francia che la Germania hanno emesso mandati di arresto contro tali gigure del regime con l’accusa di collusione in torture, sparizioni forzate, crimini contro l’umanità e crimini di guerra.
Nell’ottobre 2018, a seguito di un’indagine giudiziaria francese sulla scomparsa di un padre e un figlio con doppia cittadinanza franco-siriana, la Francia ha emesso tre mandati di arresto internazionali contro il capo della sicurezza Ali Mamlouk, l’ex capo dell’intelligence dell’aeronautica militare Jamil Hassan e l’alto funzionario dell’intelligence dell’aeronautica militare Abdel Salah Mahmoud.
Precedentemente, nel giugno 2018, la Germania aveva emesso un mandato di arresto analogo per Hassan a seguito di denunce penali per crimini contro l’umanità e crimini di guerra perpetrati in diverse agenzie di intelligence a Damasco, Aleppo e Hama.
Il mese scorso, il Centro europeo per i diritti costituzionali e umani (ECCHR), la Rete delle donne siriane e Urnammu hanno presentato una denuncia complementare contro Hassan, specificando i crimini sessuali e di genere come crimini contro l’umanità e chiedendo alle autorità tedesche di dare priorità alle indagini e al perseguimento di tali crimini nel loro lavoro sulla Siria.
Per quanto Hassan e gli altri soggetti ricercati risiedano al di fuori dell’Europa, all’inizio del 2019 la Germania ha chiesto al Libano l’ estradizione di Hassan, che si trovava in Libano per cure mediche. Questa mossa è stata un segnale promettente, a dimostrazione che il mandato di arresto non era un mero atto simbolico, ma un passo concreto verso l’accertamento delle responsabilità.
Il processo ad Anwar Raslan e Eyad al-Gharib, soprannominato il processo per tortura , ha fatto notizia in tutto il mondo. Raslan, ex ufficiale della Direzione Generale dell’Intelligence siriana, è il più alto funzionario governativo siriano ad essere processato in Europa per gravi crimini commessi in Siria.
Sia Raslan che al-Gharib sono stati arrestati in Germania nel febbraio 2019 nell’ambito di un’indagine congiunta tedesco-francese, a seguito di una serie di denunce presentate dall’ECCHR, da avvocati siriani tra cui Anwar al-Bunni ( Centro siriano per gli studi e la ricerca giuridica ), Mazen Darwish ( Centro siriano per i media e la libertà di parola ) e Ibrahim al-Kasem (Caesar Files Group), da attivisti e da sopravvissuti alla tortura e dai loro familiari.
L’assenza di un tribunale internazionale e il nodo della Siria post-Assad
L’Europa non è diventata un’arena per la giustizia in Siria per via di una scelta preferenziale, ma perché i normali canali internazionali erano chiusi. La Siria, infatti, non è parte dello Statuto di roma e la strada verso la Corte penale internazionale passava attraverso il Consiglio di sicurezza, dove il progetto di deferimento del 2014 ha incontrato il veto di Russia e Cina.
La giurisdizione universale dei tribunali europei, applicata ai crimini principali indipendentemente dal luogo in cui sono stati commessi, ha colmato il vuoto lasciato da un sistema paralizzato.
Si definisce quindi la questione che dovrebbe guidare il dibattito: i funzionari del precedente regime presenti in Europa devono proseguire il processo dinanzi ai tribunali europei che hanno giurisdizione su di loro e che li hanno detenuti, oppure devono essere trasferiti in Siria per essere processati da istituzioni nazionali ancora in fase di ricostruzione?
Nel contesto attuale, la risposta più coerente con la giustizia, i diritti delle vittime e le garanzie di un processo equo risiede nel fatto che i principali procedimenti giudiziari rimangano in Europa e che il ruolo della Siria in relazione a tali processi si concentri sulla messa a disposizione delle prove, sulla messa in sicurezza degli archivi e sulla facilitazione dell’accesso ai testimoni e ai luoghi del crimine, e non sulla richiesta di trasferimento degli imputati.
Quanto all’ostacolo più profondo, esso risiede nell’incompletezza del quadro giuridico siriano stesso. La dichiarazione costituzionale del marzo 2025, infatti, vincola la magistratura all’indipendenza, vieta i tribunali eccezionali ed esclude i crimini principali dalla tutela dell’irretroattività, riconoscendo in tal modo la necessità di garantire la responsabilità penale.
Ma la struttura giuridica non si è ancora adeguata. Il codice penale, infatti, non definisce in modo esaustivo i crimini di guerra, i crimini contro l’umanità, il genocidio o le sparizioni forzate; la definizione di tortura rimane al di sotto degli standard internazionali; e manca il principio di responsabilità di comando, dottrina necessaria per raggiungere gli alti ufficiali che non hanno commesso personalmente gli atti.
La ricerca della verità passa ancora dall’Europa
Con l’intensificarsi delle indagini e dei procedimenti giudiziari, molti siriani guardano anche ai tribunali europei in cerca di risposte, soprattutto riguardo al destino degli oltre 100.000 detenuti, scomparsi e dispersi.
Gruppi siriani hanno ripetutamente manifestato davanti al tribunale di Coblenza, in Germania, con le foto dei loro cari scomparsi, mentre altri hanno fatto pressioni sui procuratori europei affinché interrogassero gli ex combattenti dell’ISIS sul destino delle migliaia di persone scomparse per mano dell’ISIS.
Sebbene le domande superino di gran lunga le risposte, i siriani stanno ritrovando spiragli di speranza per la prima volta dopo anni. La chiara e crescente volontà politica dell’Europa di garantire responsabilità e giustizia potrebbe rappresentare l’ultima occasione per schierarsi dalla parte giusta della storia in Siria, dopo aver fallito nel fermare lo spargimento di sangue e porre fine a una delle peggiori crisi umanitarie e di rifugiati del nostro tempo. La strada verso la giustizia per la Siria e per molti siriani potrebbe benissimo passare attraverso l’Europa.