È stato appena presentato un nuovo rapporto sui desaparecidos in Messico, appoggiata sulla richiesta della Presidente Claudia Sheinbaum: secondo la revisione effettuata dal governo sul Registro Nazionale (RNPDNO), sarebbero più di 130 mila le persone scomparse nel Paese. La rivelazione più sconvolgente è che, secondo le ricerche delle autorità, oltre 40.000 persone scomparse potrebbero essere ancora vive. Ma sulla questione continuano ad aleggiare controversie e banalizzazioni della problematica, in aggiunta alla scarsità della documentazione in materia.
Quella dei desaparecidos in Messico è una ferita aperta ormai da decenni: migliaia di persone sono state oggetto di sparizioni forzate – che secondo le Nazioni Unite costituiscono una violazione dei diritti umani – tra gli anni ’50 e gli anni 2000, ad opera di agenti dello Stato o di reti appartenenti al narcotraffico e alla criminalità organizzata.
L’assenza di dati su tali episodi e la mancanza di indagini tempestive da parte delle autorità del Paese hanno creato un clima di totale impunità, inerzia e strumentalizzazione politica delle vicende, mentre i familiari delle persone scomparse lottano incessantemente per ricevere giustizia e un accertamento delle responsabilità.
La repressione del periodo della cosiddetta Guerra Sucia non è dunque solo un ricordo in Messico ma costituisce un problema strutturale, una pagina della storia che non è mai stata sepolta e che ha colpito duramente gruppi già marginalizzati come indigeni o persone coinvolte in movimenti sociali.
Il nuovo rapporto governativo
La documentazione aggiornata presentata dal governo negli scorsi giorni mira a fare chiarezza sul fenomeno dei desaparecidos in Messico: di 132.534 persone scomparse, oltre 40.000 – localizzate incrociando i dati di registri fiscali e matrimoniali – potrebbero essere ancora vive e ciò significa che non sono state effettivamente vittime di un reato.
In particolare, di circa 5.269 persone è stata individuata e confermata l’identità, consentendo di chiudere finalmente i loro casi.
Ma ciò che emerge dal nuovo report non è del tutto positivo: il 36% dei casi dispone di dati parziali, “il che rende impossibile la ricerca” mentre 43.000 persone sono state registrate con informazioni complete ma di cui non è poi stata trovata alcuna traccia o attività. Inoltre, in tutto ciò, le procure statali hanno aperto solamente 3.869 fascicoli di indagine, secondo la procedura prevista dalla Legge del 2017.
Marcela Figueroa, Segretaria dell’Esecutivo del Sistema Nazionale di Sicurezza Pubblica, ha poi dichiarato durante una conferenza stampa che, in media su 100 persone denunciate come scomparse in un mese, 66 vengono localizzate e 92 sono ritrovate vive.
Permangono dei punti oscuri sul dramma delle sparizioni forzate
In merito alla questione dei desaparecidos in Messico e delle persone oggetto di violenza statale, molte ONG e organizzazioni della società civile hanno aspramente criticato le incongruenze dei dati forniti dalle autorità governative, così come la loro negligenza.
A suscitare indignazione e dissenso da parte dell’opinione pubblica sono state innanzitutto le parole della Presidente messicana Claudia Sheinbaum, accusata di aver tentato di minimizzare quella che è a tutti gli effetti una crisi umanitaria nazionale:
«Ora, di questi 43.000, quante persone sono state reclutate dalla criminalità organizzata? Quante persone hanno semplicemente avuto un problema familiare e non vogliono essere trovate, o hanno qualche altra ragione per la loro scomparsa?»
La recente “pulizia” del registro, infatti, non corrisponde a una reale riduzione del problema: come hanno sollevato molte associazioni, questa strategia rischia di rendere invisibili molte vittime. Inoltre, ridurre la questione a numeri e meri criteri amministrativi distorce la reale portata del fenomeno, favorendo corruzione, inerzia e omissioni.
Il Centro per i diritti umani Miguel Agustín Pro Juarez ha voluto sottolineare che le carenze del registro non sono imputabili alle famiglie bensì alle autorità a cui è affidato tale compito di compilazione mentre l’ONG Fundar ha rimarcato che:
«Il numero di fascicoli di indagine non equivale al numero di persone scomparse […] Subordinare la registrazione di una persona scomparsa all’esistenza di un fascicolo processuale premia l’inefficienza istituzionale.»
Ne emerge chiaramente che lo Stato sta fallendo da almeno sette decenni nel far emergere la verità storica circa la questione dei desaparecidos in Messico: aggiornare la banca dati non basta ma è necessaria una riforma a livello federale, con la creazione di efficaci meccanismi di accountability e sistemi all’insegna della trasparenza che possano portare a denunce ufficiali garantendo al contempo la partecipazione della società civile, affinché sia fatta giustizia una volta per tutte.