Rischio povertà nell’UE, oltre 72 milioni di persone

Rischio povertà nell'UE, oltre 72 milioni di persone 2

L’Europa continua a doversi confrontare con una delle problematiche più delicate e intricate degli ultimi anni: l’aumento delle persone a rischio di povertà. Nonostante la ripresa economica osservata in vari Paesi dell’Unione e i segnali di stabilizzazione dopo le crisi che hanno colpito il continente nell’ultimo decennio, milioni di europei vivono ancora in condizioni di vulnerabilità economica e sociale.

Le più recenti stime preliminari fornite da Eurostat delineano infatti un quadro tutt’altro che rassicurante. Nel 2025, nell’Unione Europea, le persone considerate a rischio povertà sono state circa 72,4 milioni, un numero che rappresenta il 16,3% della popolazione totale dei Ventisette. Si tratta di un leggero peggioramento rispetto all’anno precedente, quando il dato si attestava al 16,2%, ma sufficiente a confermare una tendenza che continua a preoccupare istituzioni, governi nazionali ed esperti in politiche sociali.

Le proiezioni per il 2026 non suggeriscono una significativa inversione di tendenza. Al contrario, il tasso europeo dovrebbe aumentare ulteriormente fino al 16,4%, indicando come la vulnerabilità economica rimanga strutturalmente radicata anche nelle economie più sviluppate del continente.

Italia sopra la media europea

Tra i Paesi che mostrano maggiori difficoltà spicca ancora una volta l’, dove il rischio povertà rimane costantemente superiore alla media comunitaria. Le stime relative al 2026, elaborate sulla base dei redditi riportati nel 2025, indicano infatti una percentuale del 18,6% di cittadini esposti a condizioni economiche critiche.

Il dato italiano non mostra miglioramenti rispetto all’anno precedente e si colloca oltre due punti percentuali sopra la media europea. Una distanza che evidenzia problematiche strutturali profonde, legate non solo alla crescita economica moderata, ma anche alla persistente debolezza del mercato del lavoro, alle disuguaglianze territoriali e alla diminuzione del potere d’acquisto delle famiglie.

Particolarmente vulnerabili si rivelano i nuclei familiari numerosi, le famiglie con un solo reddito, i giovani precari e gli anziani con pensioni basse. Inoltre, si sommano le difficoltà legate all’aumento del costo della vita, che negli ultimi anni ha pesato notevolmente sui consumi e sulla capacità di risparmio di milioni di individui.

Inflazione e caro vita aggravano il disagio sociale

Uno dei principali fattori che hanno contribuito all’aumento del rischio povertà in è l’inflazione. Sebbene la crescita dei prezzi abbia mostrato segnali di rallentamento rispetto ai picchi registrati tra il 2022 e il 2023, gli effetti accumulati continuano a gravare sui bilanci familiari.

Le spese per energia, alimenti, affitti e servizi essenziali hanno subito notevoli aumenti negli ultimi anni, riducendo il potere d’acquisto in particolare delle fasce più vulnerabili della popolazione. In molti casi, gli aumenti salariali non sono stati sufficienti a compensare l’aumento generalizzato dei prezzi.

Il fenomeno si manifesta in modo ancora più accentuato nelle grandi aree urbane, dove il costo delle abitazioni rappresenta una delle principali voci di spesa. Sempre più famiglie destinano una parte significativa del reddito all’affitto o al mutuo, con inevitabili ripercussioni sulla qualità della vita e sulla possibilità di affrontare altre esigenze fondamentali.

L’emergenza sociale non si distribuisce uniformemente all’interno dell’ Europea. Persistono infatti forti differenze tra gli Stati membri e persino tra le regioni dello stesso Paese.

Nel Nord Europa, dove i sistemi di welfare risultano generalmente più solidi ed efficienti, il rischio povertà rimane inferiore alla media continentale. Diversa è la situazione in molte zone dell’Europa meridionale e orientale, dove salari più bassi, maggiore precarietà lavorativa e minore protezione sociale amplificano le condizioni di vulnerabilità.

In Italia, il divario geografico continua a rappresentare uno degli aspetti più critici. Le regioni meridionali registrano livelli di disagio economico notevolmente superiori rispetto al Centro-Nord, con tassi di occupazione più bassi e una maggiore diffusione del lavoro irregolare. Tuttavia, anche nelle aree economicamente più sviluppate aumentano i segnali di fragilità, soprattutto tra i lavoratori autonomi e le famiglie con redditi medi.

Lavoro povero e precarietà giovanile

Uno degli aspetti più significativi emersi negli ultimi anni riguarda l’espansione del cosiddetto “lavoro povero”. Avere un impiego non garantisce più automaticamente condizioni economiche adeguate. In molti Paesi europei, Italia compresa, cresce il numero di lavoratori che, pur avendo un’occupazione, non riescono a ottenere un reddito sufficiente per vivere dignitosamente.

Contratti temporanei, part-time involontario, salari bassi e discontinuità occupazionale sono elementi sempre più comuni, soprattutto tra i giovani. La precarietà lavorativa limita inoltre le prospettive future, rendendo più difficile l’accesso alla casa, alla formazione e alla creazione di un percorso familiare stabile.

Le nuove generazioni sembrano tra le più esposte ai rischi di esclusione sociale. Molti giovani europei affrontano lunghi periodi di instabilità professionale e redditi insufficienti, con effetti che possono protrarsi per anni e compromettere le opportunità di crescita personale ed economica.

Il welfare europeo

Le differenze tra i vari sistemi nazionali di welfare continuano a influenzare notevolmente la capacità dei singoli Stati di contrastare efficacemente il fenomeno della povertà. Alcuni Paesi dispongono di reti di protezione più robuste e strutturate, mentre altri incontrano maggiori difficoltà nel fornire un sostegno adeguato ai cittadini in difficoltà.

L’aumento della povertà non produce effetti soltanto sul piano sociale, ma incide anche sulla crescita economica e sulla stabilità demografica dell’Europa. La diminuzione del potere d’acquisto limita i consumi interni, rallenta gli investimenti delle famiglie e contribuisce a generare un clima di incertezza diffusa.

Inoltre, la precarietà economica influisce sulle scelte legate alla natalità. In molti Paesi europei, le giovani coppie rinviano la decisione di avere figli a causa dell’instabilità lavorativa e delle difficoltà finanziarie. Questo fenomeno alimenta ulteriormente il problema dell’invecchiamento della popolazione, già particolarmente evidente in Italia.

Le difficoltà economiche influiscono anche sulla psicologica e sul benessere complessivo delle persone. Ansia, stress e insicurezza sociale rappresentano conseguenze sempre più manifeste di una condizione di precarietà prolungata nel tempo.

Una sfida decisiva per il futuro dell’Unione Europea

La crescita del numero di cittadini a rischio povertà costituisce un problema che necessita di essere affrontato con urgenza. Le tensioni economiche internazionali, le trasformazioni nel mercato del lavoro e l’aumento del costo della vita rendono necessario un ripensamento delle strategie di inclusione sociale e di redistribuzione delle risorse.

Secondo numerosi osservatori, il rischio maggiore consiste nella progressiva polarizzazione della europea, con una distanza sempre più ampia tra chi beneficia delle opportunità offerte dalla crescita economica e chi, invece, rimane escluso o marginalizzato.

Patricia Iori