Ilaria Salis condannata a risarcire due ex collaboratori

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Il Tribunale del Lavoro di Milano ha riconosciuto oltre 300 mila euro a due ex assistenti dell’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra, ai quali era stato comunicato il recesso anticipato dai contratti in scadenza nel 2029. Salis, rimasta contumace nel giudizio di primo grado, sostiene di non avere ricevuto la notifica dell’udienza e ha impugnato la decisione.

Oltre 300 mila euro di risarcimento e 10 mila euro di spese legali aggiuntive. È quanto dovrà versare Ilaria Salis a due ex collaboratori secondo la sentenza di primo grado depositata il 10 marzo dal giudice Franco Caroleo della sezione Lavoro del Tribunale di . L’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra ha già impugnato la decisione e sostiene di non avere ricevuto la notifica dell’udienza.

I due assistenti avevano supportato Salis anche durante la campagna che l’ha portata al Parlamento europeo. Nel 2025 hanno ricevuto una comunicazione di recesso anticipato dai loro contratti di collaborazione, la cui scadenza era prevista per il 16 luglio 2029. Uno di loro lavorava con un di collaborazione coordinata e continuativa, l’altro con partita IVA.

Secondo quanto riportato da ANSA, i compensi mensili ammontavano rispettivamente a 2.900 e 3.000 euro. I loro compiti includevano lo sviluppo di progetti volti a valorizzare il ruolo della parlamentare europea, l’organizzazione di campagne ed eventi sia in che all’estero, gestendo i rapporti con le autorità e fornendo consulenze politiche.

Gli ex assistenti, rappresentati dagli avvocati Francesca Verdura, Tiziana Laratta e Sergio Romanotto, hanno contestato la cessazione anticipata dei loro rapporti di lavoro. Le comunicazioni ricevute facevano riferimento alla rottura del rapporto fiduciario, a una situazione di incompatibilità sia personale che professionale e all’insoddisfazione riguardo al lavoro svolto.

I due collaboratori erano stati selezionati dalla stessa Salis e avevano partecipato al movimento creatosi durante la sua detenzione in Ungheria. Il ricorso ha riguardato rapporti di consulenza, privi della forma tipica dei contratti di lavoro a tempo determinato o indeterminato.

Salis è rimasta contumace e non ha presentato in primo grado le prove a sostegno della giusta causa. Il giudice ha imposto alla datrice di lavoro l’onere di dimostrare le ragioni dei recessi e, in assenza della sua partecipazione al processo, ha accolto le richieste dei due ricorrenti.

«Era certamente compito della datrice di lavoro dimostrare la giusta causa», si legge nella sentenza. La mancata partecipazione dell’eurodeputata non le ha permesso di assolvere a tale onere. Il Tribunale ha quindi stabilito «l’insussistenza della giusta causa nei recessi impugnati» e ha calcolato il risarcimento in base alle somme che i collaboratori avrebbero dovuto ricevere fino alla scadenza dei contratti.

La replica di Salis si concentra proprio sulla sua assenza dal processo. L’eurodeputata sostiene di aver appreso della causa solo dopo la decisione e denuncia una mancata notifica che le avrebbe impedito di presentare la sua difesa.

«Nel marzo il Tribunale di Milano ha emesso una sentenza di primo grado riguardante la cessazione del rapporto di collaborazione con due assistenti, un co.co.co e una partita IVA, ritenendo assente la giusta causa. Si tratta di una decisione che contesto totalmente e che ho già impugnato», ha dichiarato.

L’appello è già pendente. Salis spera che il nuovo processo possa chiarire i fatti e difende la scelta fatta nel 2025. «La decisione di interrompere la collaborazione con i due assistenti non è stata arbitraria, repentina né priva di motivazioni. È divenuta, al contrario, necessaria per preservare il corretto svolgimento del mio mandato parlamentare, le risorse pubbliche affidate alla mia responsabilità e, in ultima analisi, le persone che rappresento».

L’eurodeputata ha poi definito «ai limiti del surreale» quanto accaduto riguardo alla notifica. «Non ho infatti avuto la possibilità di difendermi nel processo di primo grado, che si è svolto in mia assenza e senza che ne fossi a conoscenza, poiché, nonostante le modalità note per notificarmi gli atti, sarebbe stato sufficiente inviare una comunicazione alla mia casella di posta elettronica o alla mia PEC, la notifica non mi è mai giunta».

Secondo Salis, il Tribunale ha emesso la sua decisione basandosi unicamente sui documenti presentati dagli ex collaboratori. «Confido che il giudizio di appello possa fare piena chiarezza sulla questione», ha concluso.

La sentenza ha fornito al centrodestra un nuovo argomento contro l’eurodeputata, eletta nel 2024 dopo la mobilitazione promossa per la sua liberazione dal carcere ungherese. La candidatura di Salis era stata sostenuta anche attraverso il richiamo alla tutela dei lavoratori, alla lotta contro il precariato e alla dignità del lavoro.

ha commentato la notizia sui propri canali social con una sola parola, «Spiace». Maurizio Gasparri ha accusato Salis di incoerenza tra le posizioni politiche dichiarate e il trattamento riservato ai collaboratori.

«La Salis, grande eroina dell’estremismo sociale, prima ha avuto rapporti problematici con le case e ora licenzia in tronco i suoi collaboratori con contratti validi fino al 2029. Come Soumahoro e altri campioni della sinistra, predica bene e razzola male. Invocano i dei lavoratori e li ignorano completamente quando si tratta della propria sfera personale», ha affermato il senatore di Forza Italia.

Fabio Rampelli ha sostenuto che «c’è chi difende i lavoratori a parole e chi, come Salis, sceglie persino di umiliarli». Dalla Lega è arrivata l’accusa a coloro che combattono pubblicamente il precariato e poi decidono di «stracciare i contratti dei propri dipendenti».

La condanna rimane una decisione di primo grado. Il processo di appello dovrà esaminare sia le motivazioni presentate da Salis per la cessazione dei rapporti sia la contestazione riguardante la mancata notifica dell’udienza.

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