Aumenti salariali per i rider di Glovo: proposta di Foodinho

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Il sistema di consegna a domicilio in Italia si trova di fronte a un potenziale cambiamento significativo. Dopo anni di controversie, conflitti sindacali, indagini legali e accuse riguardanti le condizioni lavorative dei rider, Foodinho — l’azienda italiana che gestisce il servizio Glovo — ha presentato al tribunale di Milano un dettagliato piano di riforma destinato a trasformare profondamente il rapporto con i propri fattorini.

L’intento è quello di ottenere l’annullamento della misura giudiziaria attraverso un programma che promette aumenti salariali per i rider di Glovo, nuove garanzie contrattuali e un diverso inquadramento professionale per i corrieri coinvolti nelle consegne.

La proposta emerge nel contesto del controllo giudiziario imposto all’azienda dalla procura milanese, che aveva contestato un modello organizzativo ritenuto lesivo dei diritti dei lavoratori.

Il piano per superare il controllo giudiziario

La strategia presentata da Foodinho mira a dimostrare una reale volontà di conformarsi alle richieste avanzate dalla magistratura e dagli organi di vigilanza sul lavoro. Al centro del progetto ci sono due interventi principali: l’aumento dei compensi e l’introduzione di un nuovo contratto collettivo specifico per i rider.

La procura di ha accolto con cautela ma positivamente l’iniziativa, chiarendo che un’applicazione effettiva delle misure potrebbe portare a un parere favorevole sulla cessazione del controllo giudiziario. In altre parole, la permanenza o meno della misura dipenderà dalla capacità dell’azienda di tradurre le promesse in cambiamenti concreti e verificabili.

Aumenti salariali: compensi più elevati per i fattorini

Uno degli aspetti più significativi del piano riguarda il trattamento economico dei rider. Foodinho ha proposto un aumento della paga oraria minima lorda, che passerebbe da 10 a 14 euro. Contestualmente, verrebbe modificato anche il compenso per singola consegna, con un incremento da circa 2,50 euro a 3 euro.

Questi interventi potrebbero tradursi in un incremento medio di circa 200 euro mensili per ciascun rider. Una cifra che, pur non rivoluzionando completamente il settore, rappresenterebbe comunque un miglioramento significativo rispetto alle attuali condizioni economiche di molti lavoratori delle piattaforme digitali.

Il tema delle retribuzioni è da tempo uno dei più controversi nell’ambito del delivery. Diverse associazioni sindacali hanno infatti denunciato nel corso degli anni compensi considerati insufficienti, soprattutto tenendo conto dei rischi affrontati quotidianamente dai rider: traffico urbano, condizioni climatiche avverse, assenza di tutele in caso di malattia o infortunio e forte pressione sui tempi di consegna.

Il tema cruciale dell’inquadramento contrattuale

Oltre agli stipendi, il vero nodo della questione riguarda la natura del rapporto di lavoro tra piattaforme digitali e rider. Attualmente, gran parte dei fattorini impiegati nel food delivery opera formalmente come lavoratore autonomo. Questo implica che, almeno sul piano giuridico, non gode delle stesse garanzie previste per un dipendente tradizionale.

La procura di Milano ha contestato proprio questo modello, sostenendo che molti rider siano in realtà inseriti in un’organizzazione del lavoro fortemente strutturata e coordinata dalla piattaforma. Elementi come la gestione degli orari, gli algoritmi di assegnazione delle consegne, i sistemi di valutazione e i meccanismi premiali sarebbero, secondo gli inquirenti, compatibili con una forma di subordinazione.

Per affrontare la questione, Foodinho ha annunciato l’intenzione di creare un nuovo contratto collettivo capace di ridefinire il ruolo dei rider e di offrire loro maggiori protezioni.

Tuttavia, esiste già un caso che ha segnato un cambiamento di paradigma. Just Eat, infatti, è stata la prima grande piattaforma ad assumere i rider attraverso un regolare contratto di lavoro subordinato, applicando il contratto nazionale della logistica.

Questa scelta ha rappresentato un’importante discontinuità rispetto al modello adottato dalla maggior parte delle altre del settore. I rider assunti da Just Eat hanno ottenuto tutele più ampie, tra cui ferie, malattia, contributi previdenziali e coperture assicurative più solide.

L’esperienza ha dimostrato che un sistema differente è possibile, anche se comporta costi maggiori per le aziende. Ed è proprio su questo equilibrio tra sostenibilità economica e tutela del lavoro che si gioca oggi il futuro dell’intero comparto.

Le accuse della magistratura milanese

Gli inquirenti hanno più volte contestato alle piattaforme di aver costruito un sistema capace di trasferire gran parte dei rischi economici sui lavoratori.

Secondo questa impostazione, il rider sarebbe formalmente libero ma sostanzialmente vincolato ai meccanismi decisionali della piattaforma. L’algoritmo, infatti, determina spesso la quantità di lavoro disponibile, le priorità nelle assegnazioni e persino la possibilità di accedere alle fasce orarie più redditizie.

Le indagini hanno inoltre rivelato situazioni di forte precarietà, con lavoratori costretti ad accettare turni estenuanti pur di ottenere compensi adeguati. In alcuni casi sono emerse criticità anche sul fronte della sicurezza e della gestione dei rapporti intermediati da società esterne.

Un settore cresciuto rapidamente

Il boom del food delivery ha trasformato radicalmente le abitudini dei consumatori italiani, soprattutto dopo la pandemia. Le piattaforme digitali sono diventate protagoniste della vita , offrendo consegne rapide di pasti, spesa e altri prodotti direttamente a domicilio.

Questa crescita, tuttavia, è avvenuta spesso più rapidamente rispetto alla capacità del sistema normativo di adattarsi ai nuovi modelli economici. Il risultato è stato un vuoto regolatorio che ha generato conflitti interpretativi sulla natura del lavoro svolto dai rider.

Le aziende hanno sostenuto di offrire opportunità flessibili e compatibili con esigenze personali o di studio. I sindacati, al contrario, hanno denunciato una forma di precarizzazione estrema del lavoro, caratterizzata da bassi compensi e scarse protezioni sociali.

Le conseguenze per il mercato del delivery

Se il piano presentato al tribunale dovesse essere approvato e concretamente attuato, il settore potrebbe entrare in una nuova fase. Le altre piattaforme sarebbero infatti sottoposte a una pressione crescente per adeguarsi a standard simili, soprattutto riguardo alle retribuzioni e alle tutele.

Un aumento generalizzato dei costi del lavoro potrebbe inevitabilmente influire anche sui prezzi finali del servizio o sui margini delle aziende. Tuttavia, molti osservatori ritengono che il modello attuale non sia più sostenibile né sul piano sociale né su quello giuridico.

L’evoluzione del settore potrebbe quindi portare a un riequilibrio tra innovazione tecnologica e dei lavoratori, superando l’idea secondo cui la flessibilità debba necessariamente coincidere con l’assenza di protezioni.

Patricia Iori