Il settore agricolo e forestale e il consumo energetico

Il settore agricolo e forestale e il consumo energetico 2

Nel 2023 l’UE ha registrato un consumo diretto di energia da parte del settore agricolo e forestale pari a 26,4 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (toe). Rispetto all’anno precedente, si è osservata una lieve flessione del 1,1 per cento. Parallelamente, la quota di questa voce sul consumo energetico complessivo dell’UE è rimasta ferma al 3,0%.

Questi numeri, apparentemente statici, occultano però scenari diversi a livello nazionale: le variazioni tra Stati membri sono marcate e raccontano storie molto differenti in termini di struttura produttiva, intensità agricola e dipendenza energetica.

Diversità nazionali: chi spinge di più il consumo e chi invece limita l’impatto

Un dato emerge con chiarezza: l’incidenza del settore agricolo e forestale sul consumo energetico nazionale varia molto da Paese a Paese. Anche se la media UE si attesta al 3,0 %, alcuni Paesi mostrano percentuali significativamente più alte o più basse.

  • In testa alla classifica — tra gli Stati con la maggiore dipendenza dall’ consumata da agricoltura e foreste — figurano Paesi Bassi con 7,8%, seguiti da Polonia (5,2%) e Lettonia (5,0%).

  • All’estremità opposta, con le quote più basse, si trovano Lussemburgo (0,8%), Slovacchia (1,3%) e Slovenia (1,6%).

Una simile disparità riflette le differenti caratteristiche agricole e forestali dei singoli Paesi: dimensioni del settore primario, meccanizzazione, tipologie di allevamento e serre, uso di energia fossile o elettrica, e infine il di efficienza energetica.

Per i Paesi Bassi, ad esempio, una percentuale così alta suggerisce un peso notevole del settore agricolo/forestale sul totale nazionale: ciò può essere legato a un mix di intensità produttiva, tecnologizzazione e forse uso estensivo di fertilizzanti, riscaldamento per serre o stalle, combustibili fossili. Per Polonia e Lettonia — Paesi con agricoltura relativamente estesa e, nel caso della Lettonia, una significativa componente forestale — le percentuali testimoniano un ruolo ancora importante del settore primario nel bilancio energetico nazionale.

Al contrario, paesi come Lussemburgo o Slovenia — più urbanizzati o con economie orientate a servizi e industria — mostrano un impatto energetico agricolo‑forestale marginale nel panorama complessivo.

Un trend europeo stabile ma con segnali di moderata riduzione

La diminuzione dello 1,1% nel 2023 rispetto al 2022 può sembrare contenuta, ma rappresenta un dato significativo in un contesto in cui anche gli altri settori energetici UE mostrano variazioni. Il dato di per sé — 26,4 milioni di toe — suggerisce che l’agricoltura e la silvicoltura restano comparti con un consumo energetico importante, ma il calo indica forse una maggiore efficienza o un aggiustamento delle dinamiche produttive.

Inoltre, la stabilità della quota relativa (3,0% sul totale) indica che non si è registrata una trasformazione drastica nella posizione del comparto rispetto al resto dell’economia europea: né un’esplosione del suo peso, né un suo affievolimento netto.

Questa stagnazione relativa, combinata con il lieve calo, può essere interpretata come un segnale che il settore si trova in una fase di equilibrio dinamico: da un lato sotto pressione per ridurre i consumi o aumentare l’efficienza; dall’altro impegnato a mantenere livelli produttivi che soddisfino domanda e sicurezza alimentare, almeno nel breve termine.

Fonti energetiche: quanto pesa ancora il petrolio?

Oltre ai dati di consumo complessivo, le analisi associate mostrano come il mix energetico del settore agricolo e forestale rimanga fortemente basato sui combustibili fossili. Secondo le stime diffuse per il 2023, la maggior parte dell’energia impiegata (circa il 58,3%) proviene da petrolio e derivati.

Al secondo posto si trova l’elettricità, con circa il 15,1%, mentre il gas naturale contribuisce per il 12,1%. Solo una quota minoritaria — 11,7% — deriva da fonti rinnovabili o bio‑carburanti.

Questa distribuzione mostra una delle maggiori sfide per il settore: la forte dipendenza da fonti fossili. In un’ottica di decarbonizzazione e rispetto degli obiettivi climatici europei — come quelli enunciati nell’ambito del Green Deal europeo — la transizione verso fonti energetiche più pulite rappresenta un passaggio cruciale.

Tuttavia, l’attuale struttura del settore — con un peso produttivo legato a macchinari agricoli, trasporti, riscaldamento di serre o stalle — rende complessa la sostituzione rapida delle fonti energetiche, soprattutto senza tecnologie adeguate o incentivi adeguati.

Alla luce di questi dati, emergono alcune riflessioni sul ruolo che agricoltura e foreste continueranno a svolgere nel mix energetico comunitario, e sulle sfide da affrontare per renderlo sostenibile:

1. Efficienza energetica come leva fondamentale
Il leggero calo del consumo nel 2023 può essere letto come segnale di una tendenza verso un uso più ponderato dell’energia. Promuovere l’efficienza — attraverso macchinari meno energivori, pratiche più razionali, serre ben isolate, uso ottimizzato del riscaldamento — può contribuire a consolidare questa discesa.

2. Transizione verso le rinnovabili: non rimandabile
Con meno del 12% di energia derivata da fonti rinnovabili, il settore agricolo e forestale è ancora lontano da una svolta “verde”. Politiche di incentivazione, investimenti infrastrutturali — ad esempio in bio‑energia, pellet derivati da residui agricoli, energie da biomasse o fotovoltaico — potrebbero rappresentare una strategia cruciale.

3. Differenze tra Stati membri: politiche su misura necessarie
Poiché la situazione varia fortemente da Paese a Paese, ogni nazione richiede politiche energetico-ambientali calibrate. Quanto funziona nei Paesi Bassi — con un’agricoltura intensiva e forse già avanzata sul fronte tecnologico — potrebbe non essere adatto per una realtà con agricoltura meno meccanizzata o più dispersa come quella di altri Stati.

4. Il ruolo dell’agricoltura nei piani climatici dell’UE
Il settore agricolo e forestale — spesso visto come marginale rispetto a industria, trasporti o residenziale — dimostra di avere un peso tutt’altro che trascurabile nel bilancio energetico comunitario. Qualunque strategia per la decarbonizzazione dell’UE non può trascurarlo: efficienza, fonti rinnovabili, innovazione tecnologica diventano elementi centrali, non accessori.

Un settore «silenzioso», ma strategico per la transizione energetica

Il fatto che, nel 2023, abbia consumato 26,4 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio e che si registri solo una lieve diminuzione rispetto all’anno precedente, indica una fase di transizione lenta ma in corso.

Allo stesso tempo, la fortissima dipendenza da combustibili fossili, con meno del 12% di energia derivata da fonti rinnovabili o bioenergie, ribadisce quanto ancora vi sia da fare per integrare l’agricoltura nel percorso di decarbonizzazione dell’UE.

Patricia Iori