Trump interrompe 165 iniziative legate all’energia eolica, compromettendo non solo l’ambiente.

Negli Stati uniti esistono progetti che, in teoria, avrebbero dovuto convertire vento, terreni agricoli e contratti già in fase di attuazione in energia elettrica. Attualmente, però, sono bloccati in una situazione ambigua caratterizzata da telefonate mancate, pratiche sospese e risposte che svaniscono. Il fermo coinvolge 165 nuovi impianti eolici terrestri, molti situati su terreni privati, per una capacità totale di circa 30 gigawatt. Si tratta di una dimensione considerevole, troppo grande per essere considerata un semplice ostacolo burocratico. La causa di questo freno è il Pentagono, ovvero il Dipartimento della Difesa statunitense, che sta ritardando le approvazioni e le verifiche richiamando la questione della sicurezza nazionale.

Il rallentamento colpisce gli impianti in diverse fasi di sviluppo. Alcuni erano prossimi al via libera finale, altri erano ancora in fase di negoziazione tecnica, mentre altri avrebbero dovuto rimanere al di fuori del normale ambito di controllo militare. A partire da agosto 2025, gli sviluppatori segnalano riunioni annullate, settimane di silenzio e domande ferme come pratiche dimenticate in un cassetto. All’inizio di aprile 2026, sono state inviate lettere in cui il Pentagono comunicava l’intenzione di rivedere il metodo di valutazione dell’impatto dei progetti energetici sulla sicurezza nazionale.

Di conseguenza, parchi eolici a terra rimangono in sospeso, investimenti privati congelati e comunità locali in attesa. L’eolico onshore, quello installato sulla terraferma, presenta una filiera differente rispetto all’offshore, che si sviluppa in mare e richiede autorizzazioni federali più complesse. Tuttavia, qui il blocco si estende anche a terreni privati, dove agricoltori e proprietari terrieri spesso affittano piccole porzioni di terreno per le turbine. Sebbene la turbina occupi poco spazio rispetto ai campi, può garantire un reddito costante. In Arkansas, ad esempio, il progetto Crossover Wind, il primo parco eolico operativo su larga scala nello Stato, prevede pagamenti significativi a contea e proprietari locali durante la vita dell’impianto.

All’interno di questa situazione, quindi, c’è anche una dimensione molto concreta: ranch, fattorie e famiglie che contavano su entrate da locazione, contee che attendevano introiti fiscali, lavoratori e fornitori già coinvolti in una filiera. L’eolico, in queste zone, è anche questo. Ferro, pale, strade di accesso, contratti, manutenzione. E bollette da sostenere.

La giustificazione della sicurezza

Il concetto di sicurezza nazionale è già emerso nella battaglia amministrativa contro l’eolico offshore. In quel caso, erano stati citati rischi legati ai radar e a informazioni riservate. La questione era poi giunta davanti ai giudici, con fermi e ordini contestati dalle aziende coinvolte. Nei mesi scorsi, diverse sentenze hanno indebolito le azioni federali contro i progetti eolici, definendo alcuni blocchi generalizzati come illegittimi o difficilmente giustificabili. Ora il copione si sposta sulla terraferma. Cambia il contesto, ma rimane la leva politica.

Nel frattempo, l’amministrazione ha intrapreso anche un’altra strada, decisamente più costosa: versare quasi 2 miliardi di dollari a società impegnate nello sviluppo dell’eolico offshore per rinunciare a concessioni lungo le coste orientali e occidentali degli stati uniti. Una mossa che ha suscitato proteste politiche e richieste di chiarimenti, poiché utilizza fondi pubblici per allontanare aziende private da progetti già avviati.

L’eolico è trattato come un corpo estraneo, anche quando genera energia interna, anche quando stimola investimenti privati, anche quando riduce la dipendenza da combustibili soggetti a fluttuazioni geopolitiche. donald trump ha più volte criticato le turbine, considerandole brutte, costose e inefficienti. Ora quella contrarietà personale si traduce in una forma amministrativa, più fredda e pesante.

La corrente necessaria

Il tempismo ha un suono sgradevole: il settore energetico pulito americano, nel 2025, ha attratto 79 miliardi di dollari di investimenti, sostenuto oltre 1,4 milioni di posti di lavoro e rappresentato più del 90% della nuova capacità elettrica aggiunta alla rete.

Contemporaneamente, la domanda di energia elettrica cresce. Data center, intelligenza artificiale, industria, climatizzazione, elettrificazione dei consumi: la rete americana richiede nuova potenza con una urgenza che non somiglia a un dibattito da convegno. A questo si aggiunge la pressione sui mercati globali dell’energia legata al conflitto con l’Iran e alle tensioni nello Stretto di Hormuz, con scorte petrolifere sotto stress e prezzi sensibili a ogni nuova scossa nell’area.

In un contesto simile, fermare progetti domestici è una contraddizione evidente. L’eolico a terra è una delle fonti più rapide da realizzare su larga scala quando le procedure e le connessioni procedono. Utilizza risorse locali, porta denaro nelle comunità rurali, aggiunge potenza senza dover importare combustibile da aree instabili. Molti Paesi, di fronte alla vulnerabilità dei mercati fossili, stanno accelerando sulle rinnovabili proprio per ridurre l’esposizione agli shock. Gli Stati Uniti, al contrario, stanno mettendo sabbia negli ingranaggi di uno dei settori che potrebbe fornire energia in tempi relativamente brevi.

Il risultato è una politica energetica che parla di sicurezza e produce incertezza. Le aziende rimangono in attesa, i proprietari terrieri aspettano, i lavoratori rischiano di vedere svanire contratti e cantieri. La rete, nel frattempo, continua ad avere bisogno di nuova energia. Le turbine ferme nei fascicoli non accendono lampadine, non alimentano fabbriche, non alleggeriscono bollette.

Esiste anche una rabbia rurale in questa situazione, spesso poco raccontata: le pale eoliche non sono solo il simbolo ecologico da cartolina o il bersaglio estetico delle campagne trumpiane. In molte aree rappresentano un assegno annuale, una strada sistemata, una tassa locale che entra, una famiglia agricola che riesce a fronteggiare meglio un’annata difficile. Bloccare tutto in nome di una revisione poco chiara significa colpire anche quella parte d’America che la politica afferma sempre di voler proteggere. A forza di chiamarla sicurezza, questa storia rischia di trasformarsi nel suo opposto. Una rete più fragile, investimenti più cauti, energia più costosa, comunità più vulnerabili. Il vento è ancora presente. Sono le pratiche a essere bloccate.

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