Pannelli fotovoltaici, una vasta ricerca tedesca rivede le stime: il degrado è significativamente inferiore alle attese.

Un’analisi su 1,25 milioni di impianti in rivede la durata, i costi e l’efficienza dei pannelli solari nel corso dei decenni.

Nei dati presentati, il calo è evidente, ma risulta meno significativo di quanto sia stato affermato nel corso degli anni. I pannelli solari installati in Germania stanno perdendo efficienza a un ritmo più lento di quanto si fosse previsto, e questa nuova informazione proviene da uno studio di grande portata, basato su dati che realmente modificano il dibattito: 1,25 milioni di impianti, 34 gigawatt di capacità totale, 16 anni di dati concreti. È una dimensione che finora era mancante, insieme alla possibilità di analizzare anche le generazioni più recenti di moduli fotovoltaici.

I pannelli solari invecchiano con molta più gradualità di quanto suggerissero i modelli precedenti

La ricerca, pubblicata su Energy Economics dai ricercatori della Brandenburg University of Technology Cottbus-Senftenberg in collaborazione con un collega dell’University College London, ha rilevato un tasso di degradazione annuo compreso tra 0,52% e 0,61%. In sostanza, circa la metà rispetto a molte valutazioni precedenti. I vecchi studi, infatti, si basavano spesso su campioni molto più ridotti e su periodi di osservazione più brevi, in media tra due e sette anni. Qui, invece, il fotovoltaico viene esaminato mentre attraversa realmente il tempo.

Il dato ha un impatto significativo anche al di fuori dei laboratori. Meno degrado implica una maggiore produzione di elettricità nel corso della vita utile dell’impianto, con conseguenti maggiori ricavi e una pianificazione meno preoccupata delle sostituzioni. Secondo i ricercatori, questa dei tassi di perdita comporta una diminuzione di circa 4,8% del costo livellato dell’elettricità da fotovoltaico. E, considerando la capacità installata che la Germania dovrà mantenere fino al 2040, il costo associato al degrado scenderebbe di circa 638 milioni di euro l’anno rispetto alle stime precedenti.

All’interno di questa analisi c’è anche un altro aspetto che merita attenzione: l’invecchiamento rallenta con il passare degli anni. I moduli più giovani perdono qualcosa in più, mentre quelli più anziani tendono a stabilizzarsi. Tradotto in termini semplici: il crollo previsto da molte narrazioni sul solare qui non si osserva. Dopo vent’anni, secondo la sintesi fornita dall’università tedesca, gli impianti mantengono circa il 90% della resa del primo anno.

Caldo estremo, gelo e inquinamento atmosferico lasciano il segno

Lo studio chiarisce anche un altro aspetto, quello dei fattori ambientali. Caldo estremo, gelo e inquinamento dell’aria influenzano realmente le prestazioni, mentre la pioggia ha effetti molto più limitati. Il calore tende a incidere maggiormente sugli impianti più vecchi; gelo e inquinamento atmosferico hanno effetti più marcati nelle fasi iniziali della vita dei moduli. C’è persino un dato interessante riguardo al miglioramento della qualità dell’aria in Germania: una minore presenza di particolato significa anche rese energetiche migliori, poiché sui pannelli si accumula meno sporco.

La ricerca introduce poi una distinzione che spesso viene trascurata sotto la stessa etichetta. Un grande parco solare e l’impianto sul tetto di una casa appartengono alla stessa categoria, ma vivono esperienze tecniche diverse. Nell’analisi tedesca, gli impianti più piccoli mostrano una degradazione più lenta, mentre quelli grandi e più complessi soffrono di più, anche a causa della presenza di configurazioni centrali e strategie di manutenzione che variano notevolmente. Questo è il motivo per cui il fotovoltaico utility scale richiede regole di affidabilità e gestione specifiche, senza considerarlo semplicemente come una versione ingrandita del tetto domestico.

Il dato emerge in un Paese che ha costruito una parte sempre più significativa della propria transizione energetica sul solare. A fine febbraio 2026, la capacità fotovoltaica cumulativa tedesca aveva raggiunto circa 119,5 GW, dopo una crescita molto rapida anche negli ultimi anni. In questo contesto, sapere che i pannelli solari durano meglio del previsto modifica la percezione riguardo agli investimenti, ai ritorni economici e ai fabbisogni futuri di sostituzione.

La conseguenza finale è molto concreta. Per mantenere la produzione nominale dell’intero parco tedesco, con questi nuovi tassi di degrado sarebbero necessari circa 2,3 GW di nuovi pannelli all’anno; con le stime precedenti si arrivava fino a 4,5 GW. È una differenza che modifica i calcoli industriali, i piani pubblici e anche una parte del dibattito che da anni accompagna il fotovoltaico con il solito riflesso condizionato: bello, ma dura poco. Questa volta i numeri raccontano un’altra . E lo fanno senza alzare il tono.

: BTU