Le turbine eoliche non rappresentano una minaccia mortale per gli uccelli: la ricerca con dati concreti che smentisce il mito dell’eolico letale.

Da molti anni si ripete una scena che si presenta puntualmente ogni volta che si discute di energia eolica: enormi pale che si muovono nel cielo e gruppi di uccelli che rischiano di colpirle. È un’immagine forte, facile da ricordare e altrettanto semplice da utilizzare quando si desidera criticare le fonti rinnovabili. Tuttavia, quando si abbandona il ragionamento visivo e si analizzano i dati, la questione si complica notevolmente.

Le turbine eoliche possono effettivamente causare la morte di alcuni uccelli. Questo è un dato di fatto e nessuna ricerca seria lo mette in discussione. La questione è comprendere quale sia l’effettivo impatto di questo fenomeno rispetto ad altre fonti di mortalità e, soprattutto, se esistano soluzioni pratiche per mitigarne gli effetti. La risposta proviene dai dati scientifici raccolti negli ultimi decenni e presenta una realtà differente da quella che spesso prevale nel dibattito pubblico.

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Il mito delle turbine eoliche letali ha origine negli anni Ottanta

Per comprendere l’origine di questa percezione è necessario tornare alla fine degli anni Ottanta, quando in California fu realizzato uno dei primi grandi parchi eolici moderni, quello di Altamont Pass. In quell’area furono installate migliaia di turbine relativamente piccole, molto vicine tra loro e con pale che ruotavano a velocità elevate. Il problema era che il sito si trovava proprio lungo importanti rotte di volo di rapaci, tra cui le aquile reali.

Il risultato fu devastante per la fauna locale e divenne rapidamente un caso mediatico. Altamont Pass trasformò l’energia eolica in un simbolo controverso e contribuì a fissare nell’immaginario collettivo l’idea delle turbine come una sorta di ghigliottina per gli uccelli. Oggi, però, la situazione è cambiata, e in particolare sono mutati i dati che consentono di analizzare il fenomeno con maggiore accuratezza.

Negli stati uniti, le stime indicano che le turbine eoliche causano tra 140.000 e 681.000 morti di uccelli ogni anno. Si tratta di un numero significativo e rappresenta un problema da affrontare con serietà. Tuttavia, diventa realmente comprensibile solo se confrontato con altre cause di mortalità che fanno ormai parte del nostro quotidiano.

Le linee elettriche causano ogni anno tra 12 e 64 milioni di morti di uccelli. L’elettrocuzione, che si verifica quando un animale si posa su un palo e tocca parti sotto tensione, provoca da sola oltre 900.000 decessi annuali. Le collisioni con le automobili sono responsabili di un numero compreso tra 89 e 340 milioni di uccelli uccisi ogni anno. Ancora più impressionante è il dato relativo agli edifici con facciate in vetro. Le superfici riflettenti delle città portano a quasi un miliardo di collisioni mortali ogni anno.

Tuttavia, la causa principale è un’altra, molto più vicina alla nostra vita quotidiana: i gatti domestici lasciati liberi all’esterno. Negli Stati Uniti si stima che uccidano tra 1,3 e 4 miliardi di uccelli all’anno. Se si mettono queste cifre a confronto, il risultato diventa immediatamente chiaro: per ogni uccello che muore colpito da una pala eolica, i gatti ne uccidono circa quattromila.

Esiste anche un modo alternativo per osservare il problema, che mette in relazione la mortalità degli uccelli con l’energia prodotta. Le turbine eoliche causano mediamente tra 0,27 e 0,4 uccelli morti per gigawattora di elettricità generata, mentre le fonti fossili raggiungono una media di 5,2 uccelli per gigawattora, considerando gli effetti indiretti come la distruzione degli habitat, la contaminazione da mercurio e le piogge acide. In questa comparazione c’è poi un fattore ancora più rilevante, che riguarda il clima.

Perché gli uccelli si scontrano con le turbine

Molte collisioni non sono dovute a una mancanza di capacità visiva degli uccelli, che spesso possiedono una vista straordinariamente sviluppata. Il problema è legato a un fenomeno ottico chiamato motion smear, ovvero una sorta di sfocatura del movimento. Quando una pala ruota rapidamente, sia l’occhio umano sia quello degli uccelli smettono di percepirla come un oggetto solido. La pala diventa una traccia quasi trasparente, una scia difficile da distinguere. Lo spazio tra le pale può apparire come aria libera e l’animale si accorge dell’ostacolo solo quando è già entrato nella zona di rotazione.

Questo rischio è particolarmente elevato per alcuni rapaci. Le aquile, ad esempio, possiedono una vista incredibilmente precisa ma molto direzionata. Durante la caccia inclinano la testa verso il terreno per seguire i movimenti della preda e in quel momento l’attenzione visiva si concentra soprattutto verso il basso.

Anche la tecnologia delle turbine ha subito notevoli cambiamenti rispetto agli impianti del passato. Le turbine degli anni Ottanta erano piccole e ravvicinate. Oggi invece le strutture sono molto più grandi, più distanziate tra loro e con una rotazione decisamente più lenta, caratteristiche che le rendono più facili da individuare per gli uccelli in volo.

Accanto a questa evoluzione stanno emergendo soluzioni sorprendentemente semplici. Uno degli esperimenti più interessanti è stato realizzato nel parco eolico di Smøla, in Norvegia. I ricercatori hanno deciso di dipingere di nero una delle tre pale di alcune turbine per aumentare il contrasto visivo del rotore.

Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Ecology and Evolution ha monitorato i risultati di questa modifica nel corso degli anni e ha registrato un dato molto significativo: la mortalità complessiva degli uccelli è diminuita di circa il 70% e le collisioni di aquile sono scese a zero nelle turbine trattate.

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Accanto a soluzioni così semplici stanno emergendo anche strumenti tecnologici molto più avanzati. Un sistema chiamato IdentiFlight utilizza torri dotate di telecamere ad alta risoluzione e algoritmi di riconoscimento visivo per individuare gli uccelli che si avvicinano alle turbine. Quando il software rileva una specie a rischio, la turbina rallenta o si ferma temporaneamente.

Test condotti nel parco eolico Top of the World, nello stato del Wyoming, hanno dimostrato che questa tecnologia può ridurre fino all’85% la mortalità delle aquile, con una perdita di produzione energetica di circa l’1%.

Un altro cambiamento significativo riguarda la fase di progettazione degli impianti. Oggi i ricercatori utilizzano dati GPS e monitoraggi delle rotte migratorie per comprendere dove passano gli uccelli, dove si fermano e quali aree utilizzano per nutrirsi o nidificare. Questo consente di scegliere siti più sicuri prima ancora di iniziare la costruzione.

La Royal Society for the Protection of Birds evidenzia che quando i parchi eolici vengono collocati lontano dalle principali rotte migratorie e dalle aree cruciali per alimentazione e riproduzione, gli impatti sulle popolazioni di uccelli possono risultare molto limitati.

La minaccia più grande per gli uccelli proviene dal cambiamento climatico

Esiste poi un elemento che spesso rimane ai margini del dibattito pubblico ma che ha un peso enorme sul futuro degli uccelli. Il cambiamento climatico sta rapidamente trasformando gli ecosistemi di cui essi dipendono.

Temperature in aumento, incendi sempre più estesi, cambiamenti nelle stagioni e nella disponibilità di cibo stanno modificando gli habitat in cui molte specie vivono da millenni. Secondo la National Audubon Society, circa due terzi delle specie di uccelli del Nord America sono a rischio di estinzione a causa del riscaldamento globale.

Questo scenario invita a una riflessione più ampia. Fermare lo sviluppo delle energie rinnovabili per evitare alcune migliaia di collisioni oggi potrebbe contribuire a intensificare una crisi climatica che mette a rischio milioni di uccelli nel lungo termine.

Le turbine eoliche non rappresentano un impatto nullo per la fauna, e ogni progetto deve essere realizzato con attenzione. Allo stesso tempo, i dati scientifici dimostrano che si tratta di un problema circoscrivibile e sempre più gestibile, soprattutto grazie a tecnologie e strategie di progettazione in continua evoluzione. Dipendere ancora a lungo dai combustibili fossili, invece, significa alimentare processi ambientali molto più difficili da controllare.

fonte: Ecology and Evolution

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