In Cina è stata realizzata una torre in grado di immagazzinare energia sollevando blocchi di 25 tonnellate realizzati con materiali di recupero.

La transizione energetica diventa particolarmente affascinante quando smette di apparire pulita, lineare e rassicurante. Il sole splende a mezzogiorno, il vento soffia quando lo desidera, mentre la rete richiede disciplina, equilibrio e puntualità. È proprio in questo punto di attrito, dove l’energia arriva tutta insieme e rischia di disperdersi, che a Rudong, nella provincia cinese dello Jiangsu, si concretizza una delle immagini più tangibili di questo cambiamento storico: una torre industriale imponente, sviluppata da Energy Vault, che sfrutta la gravità per immagazzinare elettricità e restituirla quando è realmente necessaria.

Esternamente, appare quasi come un edificio sospeso in una fase intermedia, un luogo che evoca un cantiere senza fine. All’interno, però, opera una macchina estremamente precisa: grandi blocchi di circa 24-25 tonnellate vengono sollevati quando l’energia rinnovabile è in eccesso e abbassati in modo controllato quando la rete richiede energia. Il risultato è un sistema di accumulo gravitazionale su scala industriale, un impianto da 25 MW e 100 MWh progettato per dare supporto alla rete e rendere più gestibile l’intermittenza di eolico e solare. Senza effetti speciali, senza slogan da fiera tecnologica: solo peso, altezza, motori e tempo trasformati in riserva energetica.

Il principio tecnico ha un sapore antico e al contempo futuristico, quasi come un ascensore gigante con ambizioni da infrastruttura energetica. L’elettricità disponibile alimenta i motori che sollevano grandi masse. Quando è necessaria energia, quelle stesse masse vengono abbassate in modo controllato e il movimento si riconverte in elettricità. Energy Vault definisce questa gamma di prodotti come sistemi di accumulo gravitazionale in grado di garantire una lunga vita tecnica e di limitare il degrado del mezzo di accumulo che caratterizza altre tecnologie.

I materiali e la funzione meritano un nome preciso

Il dettaglio dei blocchi enormi rimane veritiero ed è il cuore visivo della narrazione. Diverse fonti menzionano elementi mobili da 24 tonnellate, altre riportano 25 tonnellate; la variazione, insomma, ruota attorno a quel peso. Il punto realmente significativo riguarda il materiale. La definizione “blocchi di cemento” semplifica eccessivamente la realtà. Le comunicazioni dell’azienda parlano infatti di blocchi compositi, realizzati con suolo locale e, a seconda del progetto, anche con materiali di scarto come detriti di calcestruzzo, ceneri di carbone, tailings minerari e altri residui industriali destinati allo smaltimento.

Anche l’etichetta “stoccaggio a lunga durata” merita una maggiore precisione, poiché il linguaggio dell’energia pesa quanto i blocchi. Rudong, con le sue 4 ore di durata nominale, è perfetto per trasferire l’energia rinnovabile da un momento di surplus a uno di maggiore richiesta. Nel dibattito internazionale, però, la definizione di long-duration energy storage è spesso riservata a sistemi capaci di fornire elettricità per 8, 10 ore o più; il Dipartimento dell’Energia degli Stati uniti utilizza come riferimento le 10 ore. La definizione più chiara, quindi, parla di un impianto di accumulo gravitazionale su scala di rete, utile a rendere più flessibile l’integrazione di eolico e solare.

La cronologia dell’impianto dice molto sul valore reale di questo progetto

Qui è opportuno rallentare un attimo, poiché la storia di Rudong è autentica e ha viaggiato attraverso comunicazioni diverse. Le fonti ufficiali di Energy Vault indicano che il sistema ha raggiunto l’interconnessione con la rete alla fine del 2023 e che nel maggio 2024 ha superato test e commissioning con China Tianying. Altre ricostruzioni successive, comprese testate specializzate e articoli del 2026, collocano il progetto in una fase molto avanzata ma ancora legata agli ultimi passaggi autorizzativi per il pieno esercizio commerciale. La definizione più solida, oggi, descrive Rudong come un impianto reale, collegato alla rete, collaudato e vicino alla piena operatività commerciale.

Ed è proprio questo a renderlo interessante. Rudong cerca di fornire una risposta concreta a una domanda che accompagna tutta la crescita delle rinnovabili: come si conserva l’energia quando arriva nel momento sbagliato. In cina, il tema è di grande rilevanza, poiché il Paese ha investito notevolmente nell’accumulo e nel 2024 ha innalzato l’obiettivo nazionale ad almeno 40 GW di storage entro la fine del 2025. In questo contesto, una torre che muove blocchi verso l’alto e verso il basso sembra uscita da un romanzo industriale, e invece parla il linguaggio molto pratico della rete: stabilità, flessibilità, disponibilità di energia quando è realmente necessaria.

Per questo la storia va raccontata con precisione. A Rudong esiste realmente una gigantesca batteria gravitazionale. All’interno si muovono masse da circa 24-25 tonnellate. L’impianto è progettato per immagazzinare energia rinnovabile e restituirla alla rete in un secondo momento. Il contesto, però, va descritto accuratamente: si tratta di un’infrastruttura energetica, utilizza materiali compositi e opera su una durata di quattro ore pensata per il bilanciamento quotidiano della rete. Già così, senza esagerare, rimane una delle immagini più concrete della transizione energetica contemporanea.

fonte: Energy Vault

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