Nel deserto, i pannelli fotovoltaici fissi contribuiscono alla rigenerazione del suolo, incrementando in modo significativo il contenuto d’acqua.
L’espansione dell’energia solare rappresenta un elemento cruciale della transizione energetica globale che, secondo le proiezioni, triplicherà entro il 2030. In questo contesto, la cina guida il settore con circa 890 GW di capacità fotovoltaica prevista per la fine del 2024, concentrando gli impianti su larga scala principalmente nelle ampie regioni desertiche del nord-ovest. Tuttavia, l’installazione di vaste aree di pannelli solari non genera solo energia pulita, ma può anche modificare il microclima e le caratteristiche chimico-fisiche del suolo sottostante.
Un gigante energetico nel deserto del Qinghai
Una ricerca pubblicata su Frontiers in Environmental Science, focalizzata sul parco solare di Longyangxia, situato a Talatan, nella provincia del Qinghai, nel nord-ovest della Cina, ha evidenziato che, se monitorata adeguatamente, l’integrazione tra tecnologie fotovoltaiche avanzate e agricoltura rappresenta una strategia promettente “win-win” per la salvaguardia ambientale e la produzione di energia sostenibile.
Caratteristiche del parco
L’impianto, completato nel 2015, ha una capacità di 850 MW e si trova a un’altitudine compresa tra 2.900 e 2.950 metri. L’area può essere definita “desertica” nel senso classico del termine, ma presenta un clima continentale d’altopiano, con scarse precipitazioni annuali (circa 246 mm) e una temperatura media di 4 °C.
La ricerca condotta dalla Qinghai University ha confrontato due diverse tecnologie di installazione per valutare il loro impatto sul terreno: pannelli ad asse fisso e sistemi a inseguimento solare, capaci di seguire il movimento del sole durante il giorno.
I risultati: maggiore umidità o maggiori nutrienti?
Per esaminare l’influenza dei pannelli, i ricercatori hanno prelevato 225 campioni di suolo sei anni dopo la costruzione dell’impianto. Sono stati analizzati 14 indicatori, tra cui il contenuto d’acqua, il carbonio organico, il pH e i principali nutrienti come azoto, fosforo e potassio.
Il cambiamento più evidente nei sistemi ad asse fisso è stato un notevole incremento dell’umidità del suolo: sotto questi pannelli, il contenuto d’acqua è aumentato del 74,74% rispetto alle aree non coperte. Questo avviene perché l’ombra costante riduce drasticamente l’evaporazione, permettendo al terreno di trattenere una maggiore quantità di risorsa idrica, un aspetto cruciale negli ambienti desertici.
Al contrario, i sistemi a inseguimento solare hanno mostrato effetti più negativi sulla “nutrizione” del suolo, con una diminuzione dei nutrienti essenziali.
Gli effetti sulla rigenerazione del deserto
L’impatto dei parchi solari sulle caratteristiche del suolo rimane un tema di discussione, poiché dipende fortemente dal clima locale e dalle modalità di gestione.
Nonostante le variazioni nei singoli indicatori, gli indici complessivi di qualità del suolo e di multifunzionalità (la capacità di svolgere più funzioni contemporaneamente) non hanno mostrato differenze significative rispetto alle aree naturali. Questo suggerisce che, nel lungo periodo, se gestiti in modo appropriato, i parchi solari possono coesistere con l’ambiente desertico. In particolare, i pannelli fissi si dimostrano efficaci nel promuovere il ritorno della vegetazione grazie all’aumento dell’umidità del suolo.
fonte: Frontiers in Environmental Science
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