Il paradosso del prezzo dell’energia: le ragioni per cui il calo dei costi delle fonti rinnovabili non è così positivo come appare
In un contesto storico caratterizzato dall’aumento dei costi della vita, dall’incremento delle spese energetiche e dall’incertezza geopolitica nelle regioni fondamentali per il rifornimento delle risorse energetiche, l’idea che i costi dell’elettricità possano diventare negativi potrebbe apparire come una notizia positiva per i consumatori e per l’ambiente. Quando l’offerta supera di gran lunga la domanda, infatti, il prezzo dell’energia nel mercato all’ingrosso può scendere sotto zero. Tuttavia, dietro a questo apparente paradosso si cela una sfida complessa che potrebbe ostacolare la transizione ecologica in europa.
Espansione delle energie rinnovabili
Questo fenomeno sta colpendo il continente con una frequenza senza precedenti. Nel primo trimestre del 2026, la penisola iberica ha raggiunto nuovi record storici: la spagna ha registrato ben 397 ore di prezzi negativi, mentre il Portogallo ha raggiunto 222 ore. Anche in francia e germania, il numero di ore con prezzi sotto zero è aumentato notevolmente rispetto al 2025. In Germania, il 5 aprile, è stato segnato un minimo storico di -16,34 €/MWh.
Questa energia a basso costo deriva dall’eccezionale produzione di energia solare ed eolica durante la primavera, quando le giornate si allungano e il vento soffia con maggiore intensità, spesso coincidente con periodi festivi in cui i consumi diminuiscono.
Perché le bollette non diminuiscono
Purtroppo, questo surplus non si traduce automaticamente in bollette più basse per le famiglie. Al contrario, i prezzi negativi possono fungere da deterrente per gli investimenti nelle energie rinnovabili. Se i produttori non riescono a vendere l’energia a un prezzo sostenibile, o addirittura devono pagare per immetterla nella rete, il rischio è che i nuovi progetti diventino economicamente insostenibili.
Spesso i produttori preferiscono continuare a generare energia anche in perdita, per evitare i costi elevati di spegnimento e riavvio degli impianti, oppure perché protetti da meccanismi di sostegno pubblico. È significativo che lo scorso anno il Regno Unito abbia speso circa 1,67 miliardi di euro per fermare le turbine eoliche e mantenere operative le centrali a gas necessarie a compensare le fluttuazioni della rete. In sostanza, una parte dell’energia prodotta viene sprecata.
Una rete elettrica datata
Il problema principale è che la rete elettrica europea è obsoleta. Progettata per grandi impianti centralizzati, fatica a gestire l’energia generata da impianti solari ed eolici distribuiti sul territorio e spesso situati in aree remote. Secondo il think tank Ember, oltre 120 GW di nuovi progetti rinnovabili sono a rischio a causa della limitata capacità della rete, compresi impianti fotovoltaici sui tetti che potrebbero servire circa 1,5 milioni di abitazioni. Nonostante gli investimenti nelle infrastrutture elettriche siano aumentati a 70 miliardi di euro all’anno, gli esperti avvertono che non sono ancora sufficienti.
Batterie e gestione intelligente dei consumi
Per affrontare questo paradosso, l’Europa deve intervenire su due fronti: lo sviluppo dei sistemi di accumulo e una gestione più intelligente dei consumi.
L’energia prodotta in eccesso deve poter essere immagazzinata. Sebbene la capacità di accumulo dell’Unione Europea sia aumentata dieci volte dal 2021, raggiungendo i 77 GWh, il livello attuale è ancora lontano dall’obiettivo di 750 GWh previsto entro il 2030. In questo ambito, italia e Germania sono attualmente tra i mercati più avanzati.
Gli esperti suggeriscono inoltre di rendere permanenti le offerte di energia gratuita o fortemente scontata nei momenti di eccesso produttivo, così da incentivare cittadini e imprese a elettrificare i consumi e utilizzare energia quando è più abbondante, economica e pulita.
Se da un lato i prezzi negativi dimostrano l’eccezionale capacità produttiva delle energie rinnovabili, dall’altro rappresentano un campanello d’allarme sulla necessità di modernizzare le infrastrutture energetiche europee. Senza reti più flessibili e sistemi di accumulo adeguati, il sole e il vento d’Europa rischiano paradossalmente di produrre più energia di quanto il sistema possa gestire.
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