Il futuro dell’energia nucleare in Italia attraverso le parole di nove uomini e una donna (tra commenti su estetica e gambe)

Nove uomini, una donna e una decisione da prendere sul futuro energetico dell’. Il tutto accompagnato da una battuta sulla bellezza, una sulle cosce di Alba Parietti e diverse certezze riguardo al nucleare che, per fortuna, era già definito “sostenibile” nel titolo. Il nuovo reattore italiano non è ancora presente: il sospetto di greenwashing, invece, è già in atto. Questo è avvenuto il 13 luglio a durante Da Fermi al futuro. Dialoghi sull’energia nucleare sostenibile, secondo incontro del ciclo di eventi organizzati dal Ministero dell’ e della Sicurezza energetica in collaborazione con Unioncamere.

Si doveva discutere di decarbonizzazione, sicurezza energetica e ritorno dell’energia nucleare. Il futuro delineato dal Governo sembra ancora distante; quello dei convegni istituzionali appare invece saldamente legato al passato, in una stratificazione di storia dentro la storia che farebbe impallidire Inception.

La donna dell’organizzazione? Prima di tutto “bellissima”

La prima scena è visibile nel video integrale del convegno. Intorno al minuto 34, una donna dell’organizzazione avvisa il ministro Gilberto Pichetto Fratin che è giunto il momento di chiudere. Il ministro richiama l’attenzione sulla “signora bionda” che gli sta chiedendo di concludere e commenta:

Essendo bellissima non poteva avere un’espressione brutta.

La sala scoppia a ridere. D’altronde, persino richiedere a un ministro di rispettare i tempi sembra necessitare di una valutazione estetica preliminare. Più tardi, intorno al minuto 76, Alessandro Cecchi Paone fa notare a Vincenzo Pepe, presidente nazionale di FareAmbiente, una superficie piuttosto elevata in assenza di sedie e gli chiede:

Mica ti vuoi mettere lì come Alba Parietti? Ma per favore, non hai le cosce!

La battuta è rivolta a un uomo, ma per funzionare coinvolge comunque il corpo di una donna. Seguono altre risate. Dal futuro di Fermi al varietà degli anni Novanta, il passaggio sembra più breve di quanto sia necessario per costruire un reattore.

Nove uomini e una sola donna

Le dieci persone con un ruolo nel programma effettivo erano otto relatori e due moderatori. L’unica donna era Gabriella De Maio, docente di Diritto dell’energia all’Università Federico II di Napoli. Gli altri partecipanti includevano Gilberto Pichetto Fratin, Alessandro Cecchi Paone, Giovanni Guzzetta, Andrea Maria Felici, Giuseppe Calabrò, Massimo Debenedetti e Vincenzo Pepe. A moderare erano Vincenzo Di Vincenzo e Nando Santonastaso.

L’elenco è presente anche nella comunicazione diffusa dal Ministero dopo l’incontro. Il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi era stato annunciato, ma non compare tra gli intervenuti nella nota finale. Non conosciamo i criteri utilizzati per selezionare ospiti e moderatori. Tuttavia, sappiamo che negli atenei napoletani operano Mariagabriella Pugliese, referente del gruppo di Fisica nucleare della Federico II, Annamaria Buonomano, docente ed esperta di sistemi energetici e decarbonizzazione, e Laura Vanoli, professoressa ordinaria di Fisica tecnica alla Parthenope. Non sappiamo se siano state contattate o se fossero disponibili.

A mancare sul territorio, dunque, non erano i curriculum femminili. Il risultato rimane un futuro energetico narrato da nove uomini e una donna. La parità, evidentemente, arriverà insieme ai piccoli reattori modulari. La sproporzione riflette quella dell’intero settore. Secondo l’Agenzia per l’energia nucleare dell’OCSE, le donne costituiscono il 24,9% della forza lavoro nucleare e solo il 18,3% dei ruoli dirigenziali.

“Solo con il nucleare”, afferma Pichetto

Il fulcro del convegno, tuttavia, non erano le battute. Era il ritorno del nucleare in Italia. Secondo Pichetto, per far fronte all’aumento della domanda energetica e raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione è necessario integrare il sistema italiano con l’energia nucleare. Il titolo della nota ministeriale è ancora più categorico: “Solo con il nucleare risposta ad aumento domanda e decarbonizzazione”.

Il nucleare genera elettricità con basse emissioni di gas serra durante il ciclo di vita e può produrla in modo continuo e programmabile. Anche l’Agenzia internazionale dell’energia riconosce un possibile ruolo per esso nei sistemi energetici decarbonizzati. La parola “solo”, però, appartiene più alla comunicazione che all’analisi energetica. La stessa Agenzia sottolinea i problemi che accompagnano i nuovi impianti: costi iniziali molto elevati, difficoltà di finanziamento, ritardi e cantieri che superano i preventivi. Criticità particolarmente evidenti negli Stati Uniti e in .

Nel sistema elettrico del futuro ci sono anche fonti rinnovabili, reti, accumuli, efficienza energetica e riduzione dei consumi evitabili. Proprio nei giorni scorsi uno studio del Politecnico di ha messo in evidenza come un’Italia 100% rinnovabile non sia un’utopia, ma un’ipotesi già realizzabile entro il 2050. Presentare, quindi, il nucleare come unica risposta obbligata mette tutte queste opzioni dietro una parola: “solo”. Comoda, rapida e perfetta come paraocchi.

Il piano italiano si concentra principalmente sui piccoli reattori modulari, gli SMR. Il disegno di legge, approvato dalla Camera nel giugno 2026 e ora in fase di esame al Senato, non autorizza nuove centrali: affida al Governo la costruzione del quadro normativo. Gli SMR promettono tempi e costi inferiori grazie alla produzione in serie, ma devono ancora dimostrare questi vantaggi su larga scala. Definirli già una risposta all’aumento della domanda significa presentare come pronta una tecnologia che ancora non lo è. Il reattore deve ancora arrivare; la campagna promozionale è già in corso.

Le scorie italiane aspettano ancora un deposito

Esiste poi il problema dei rifiuti radioattivi. Quelli nuovi sono ancora teorici; quelli vecchi, invece, sono già esistenti e attendono ancora una sistemazione definitiva. L’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare ricorda che i rifiuti generati dalle precedenti attività nucleari italiane sono conservati nei rispettivi siti di produzione. A questi si aggiungono quelli prodotti ogni anno dalla ricerca, dalla medicina e dall’industria.

Il Deposito nazionale, atteso da anni, dovrebbe accogliere definitivamente i materiali a molto bassa e bassa attività. I rifiuti a media e alta attività vi rimarrebbero solo temporaneamente, in attesa di un futuro deposito geologico. Un futuro nel futuro, insomma. Le scorie del vecchio nucleare attendono ancora un deposito. Quelle del vecchio cabaret, invece, trovano sempre un palco.

Il futuro è già sostenibile (almeno nel titolo)

Napoli ha rappresentato la seconda tappa di un tour nazionale concepito per accompagnare il ritorno dell’energia nucleare nel dibattito pubblico. Anche nella prima tappa di Torino la presenza maschile era nettamente predominante: nel programma risultavano quattro donne su 22 persone. Il prossimo incontro è previsto a il 22 luglio, secondo l’agenda di Unioncamere.

Il problema del convegno di Napoli va quindi oltre le due battute. Abbiamo un futuro energetico narrato da nove uomini e una donna, una tecnologia ancora da sviluppare in Italia presentata come una via quasi obbligata e un deposito per le scorie che il Paese cerca da anni. La nuova centrale italiana non esiste, gli SMR italiani neppure e il Deposito nazionale è ancora un miraggio. La parola “sostenibile”, invece, è già pronta: è bastato stamparla sulla locandina.

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