La transizione energetica in europa non si limita esclusivamente a turbine eoliche e pannelli fotovoltaici. Talvolta, essa si sviluppa in contesti che associamo a concetti complessi e interazioni subatomiche. Questo avviene al CERN, dove il calore generato dal Large Hadron Collider non viene più disperso nell’atmosfera, ma recuperato per alimentare una rete di teleriscaldamento urbano nella vicina Ferney-Voltaire.
Modalità di recupero del calore
Il Large Hadron Collider è un anello sotterraneo lungo 27 chilometri con otto punti di accesso in superficie. Il cosiddetto Point 8, che ospita l’esperimento LHCb, è situato vicino al confine francese.
Gli impianti criogenici e i sistemi tecnici dell’acceleratore necessitano di un raffreddamento costante. L’acqua che circola nelle strutture assorbe il calore prodotto dalle apparecchiature e si riscalda. Fino a poco tempo fa, quell’energia termica veniva dispersa tramite torri di raffreddamento.
Oggi, la procedura è cambiata. L’acqua calda passa attraverso due scambiatori di calore da 5 megawatt ciascuno, che trasferiscono l’energia alla rete di riscaldamento della nuova area residenziale e commerciale della città. Il collegamento tra il CERN e la rete urbana è stato inaugurato il 12 dicembre 2025.
Attualmente, Ferney-Voltaire utilizza fino a 5 MW di potenza termica proveniente dal CERN, con la possibilità di raggiungere 10 MW quando l’acceleratore sarà completamente operativo.
Quante abitazioni vengono riscaldate
Nel comunicato ufficiale si fa riferimento all’“equivalente di diverse migliaia di abitazioni”. Questa formulazione tecnica considera anche edifici commerciali e servizi pubblici connessi alla rete. In termini pratici, 5 MW termici corrispondono indicativamente al fabbisogno di circa 3.000–4.000 abitazioni equivalenti. Con 10 MW si può arrivare a 7.000–8.000 abitazioni equivalenti.
Questo dato deve essere interpretato in un’ottica ambientale. Recuperare calore implica ridurre l’uso di gas e prevenire l’emissione di migliaia di tonnellate di CO₂, con un impatto diretto sul bilancio energetico locale. Nell’estate del 2026 avrà inizio il Long Shutdown 3, una fase pluriennale di manutenzione e aggiornamento che preparerà il terreno per l’High-Luminosity LHC.
Durante questo periodo, alcune installazioni continueranno a essere raffreddate, consentendo al CERN di fornire tra 1 e 5 MW alla rete di teleriscaldamento, con circa cinque mesi complessivi di interruzione distribuiti nel corso degli anni di fermo. Il sistema, quindi, non è legato a una fase temporanea di sperimentazione, ma rientra in una strategia strutturale.
Una strategia energetica più ampia
Il recupero del calore è parte integrante della politica ambientale del CERN, conforme agli standard ISO 50001. Oltre al progetto di Ferney-Voltaire, il data center di Prévessin, inaugurato nel 2024, è dotato di un sistema di recupero che dal 2026/2027 riscalderà gran parte degli edifici del sito. È prevista anche la futura valorizzazione del calore del Point 1 per alimentare il sito di Meyrin. Complessivamente, queste iniziative permetteranno un risparmio stimato tra 25 e 30 GWh all’anno entro il 2027.
Ciò che risulta interessante non è tanto il fatto che il CERN scaldi delle abitazioni, quanto il fatto che un’infrastruttura progettata per spingere la potenza al massimo abbia iniziato a riflettere su ciò che disperde. E soprattutto, solleva una questione che riguarda tutti: quanta energia continuiamo a far evaporare ogni giorno nei nostri impianti industriali, nei data center e nelle città?
fonte: CERN